La Saga di Nodhes di Thraal

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la maledizione degli dei informi

prologo

7 January, 2008 (22:52) | la maledizione degli dei informi | 2 comments

Siedi, viaggiatore, siedi qui vicino a me, se non ti fa specie condividere questa roccia con un povero vecchio cieco. Scaldati le membra al fuoco che il mio buon Jano ha acceso. Condividi con me un piatto di buon ghus, o forse gradisci del sidro? Ah, saggio da parte tua: quel che i vecchi hanno da offrire di meglio non sono né il cibo né il bere, ma le storie del passato, le gesta degli eroi.

Ti potrei raccontare dell’assedio del serpente bifronte alle bianche mura di Thanos, o del viaggio negli abissi di Torquis il Folle. Invece voglio condividere con te una storia che ho vissuto in prima persona, accanto all’eroe che ha sconfitto il drago Rothoghor e conquistato il regno di Ghovalis… ti racconterò la Storia di Nodhes di Thraal!

Ti parlerò di eroi epici in un mondo ostile e pericoloso che da una parte decade, tentato dalle magie senza limiti delle civiltà del passato, e dall’altra ambisce a risorgere in una nuova civiltà: la civiltà dell’uomo…

l’antica maledizione

12 January, 2008 (17:22) | la maledizione degli dei informi | 9 comments

Capanna dell’EremitaIl maestro si scalda le ruvide mani alle braci morenti del fuoco. Il vento ulula fuori dalla capanna mentre la sua apprendista si dà da fare dietro di lui. I due vivono discosti dal villaggio e l’isolamento, tanto caro al veggente, snerva invece la sua vitale apprendista.
Tutto intorno a loro si stende la foresta di rocce: uno scenario secco e pietroso, fatto di crepacci e dirupi; un posto pericoloso per piedi inesperti, un posto che si direbbe maledetto dagli dei.
L’eremita vive dei doni che i paesani gli portano in cambio dei suoi servizi: predirre le nascite, conoscere quando verrà la prossima pioggia, togliere i malocchi, indicare il favore o lo sfavore degli dei. Il veggente non chiede mai pagamenti in cambio di queste cose ma nessuno osa venire a mani vuote; una sorta di rapporto di amore/odio lega il villaggio al veggente: i paesani sanno bene che non potrebbero fare a meno di lui, ma sono felici che non abiti in mezzo a loro.
L’apprendista è una giovane ragazza dalla pelle morbida e luminosa, una figura che contrasta accanto all’uomo non così in là con gli anni ma ormai raggrinzito dal vento del deserto. La ragazza canticchia per esorcizzare il silenzio che sopporta a malapena mentre intanto si occupa di spennare l’ultima gallina che i paesani hanno portato loro.
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le tuniche porpora

18 January, 2008 (19:05) | la maledizione degli dei informi | 2 comments

I due uomini si scaldano le membra intorpidite
dinanzi ad un fuoco scoppiettante
la cui luce penetra le tenebre inaudite
rischiarando la zona circostante.

La sicurezza che il falò infonde nei cuori degli uomini non è però sufficiente a far loro dimenticare dei pericoli che si nascondono nell’oscurità della foresta di rocce.
“Non dovevamo venire qui Nodhes, avremmo potuto uccidere quelle guardie anziché fuggire” protesta il furfante.
“Forse hai ragione Ineran” È la laconica risposta del mercenario “Ma non meritavano di morire.”
“Manda almeno il corvo a dare un’occhiata, che a me non dà retta” dice il furfante lanciando un’occhiataccia all’animale.
Il mercenario si rivolge al corvo: “Che ne dici Druhnkno?”
La bestia, tutta intenta ad affondare il suo becco sotto le piume di un’ala in cerca di parassiti da sgranocchiare, esita un attimo in segno di protesta, per poi spiccare il volo, scomparendo nel buio cielo senza stelle.
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un passato da funambolo, un futuro da furfante

21 January, 2008 (21:34) | la maledizione degli dei informi | No comments

IneranQuando Kyra morì tra le mie braccia mi dissi che sarebbe stata l’ultima volta che avrei legato il mio cuore ad una donna. Non avrei potuto sopportare di nuovo quel dolore. Ma non sapevo che dietro alla disperazione di quel momento mi attendeva un’orrore sconfinato. Worach il Necromante mi guardò con il suo sguardo freddo e apatico. Dannazione al momento che stringemmo con lui quel patto scellerato: io e Kyra non avevamo bisogno del suo denaro e la nostra vita circense bastava a renderci felici. Perché fui così avido? Senza il mio orgoglio Kyra non sarebbe morta.

Gli spiriti ulularono intorno a noi e il corpo di Kyra sussultò tra le mie braccia. Il terrore mi afferrò il cuore: un demone stava tentando di impadronirsi del corpo della mia amata ed io non potevo nulla per impedirlo. Quando il corpo di Kyra si rialzò mi guardò con i suoi vuoti occhi vitrei. Il demone che l’aveva ghermita snudò il suo sorriso maligno rivelando i denti della mia amata, ancora coperti di sangue. Perversamente il demone si leccò via il sangue, gustando il calore di un corpo umano. Ero devastato, non avrei mai osato alzare una mano contro quello che restava di Kyra e nella mia ignoranza non sapevo, e tuttora non so, se avrei potuto far del male anche al suo spirito.

Il demone mi voltò le spalle e corse vie, nonostante le mie urla di orrore e disperazione. Urlai a Worach di fare qualcosa e lo afferrai per il bavero della sua tunica nera. Lui mi guardò con disprezzo e poi mi allontano da lui con un gesto secco e privo di pietà.
“Il rischio di questa impresa era nei patti e se ora vuoi i miei servizi perché liberi quel corpo dovrai pagare” disse scandendo ogni parola, lentamente, con quella sua voce profonda e roca, priva di ogni sentimento di compassione.
Restai allibito ma non avevo alternative.
“Trovami la Luna di Sangue. Portamela. Ed allora utilizzerò per te le mie arti necromantiche”
Protestai, lo calunniai, minacciai di ucciderlo. Ma mi aveva in pugno: sapevo bene che non avrei mai saputo a chi altri rivolgermi in quel frangente; più che un patto era un ricatto.

Ed io mi lasciai ricattare. In fin dei conti già sapevo che la vità è così: tutto ha un prezzo, ed io quel giorno stavo pagando caro.

visita al villaggio

25 January, 2008 (19:21) | la maledizione degli dei informi | No comments

Il mattino seguente Eron mette in tavola il poco cibo che ha da offrire ai suoi ospiti; i due, piuttosto affamati e facendo assai pochi complimenti, si gettano voracemente sul cibo lanciando di tanto in tanto qualcosa al loro corvo. Eron ed Emys li osservano senza dire una parola: mentre l’uno appare più a suo agio, come se in fin dei conti non si aspettasse molto di più dai due viaggiatori, l’altra ha un’espressione più dubbiosa ed accigliata.
A fine pasto Eron ed Emys si preparano per uscire: devono dirigersi al villaggio dove la moglie di Nanden, un contadino che è già stato portato via dal morbo, li sta attendendo. Il suo giovane figlio è venuto a chiedere l’aiuto del veggente al mattino presto, quando ancora i forestieri stavano dormendo e se ne è subito andato via.
“Abbiamo una faccenda da sbrigare al villaggio, ma torneremo prima del tramonto. Potete rimanere nella mia capanna finché vorrete.” dice Eron uscendo.
Nodhes ed Ineran osservano uscire il vecchio e la ragazza mentre masticano rumorosamente il duro pane, quindi afferrano ciò che rimane della loro colazione ed escono dalla capanna a loro volta.
Durante la marcia Ineran si avvicina ad Emys. La ragazza lo guarda in tralice; forse non prova particolare simpatia per l’uomo.
“Ragazza, raccontami della maledizione” esordisce Ineran.

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intrigo a hebet

1 February, 2008 (02:37) | la maledizione degli dei informi | No comments

Nodhes ed Ineran sgattaiolarono nel sotterraneo del castello-fortezza di Hebet, sede del Vescovo. Udirono sotto di loro il levarsi di una salmodia in una lingua estranea agli uomini, una lingua che proveniva dagli Dei ma adattata all’uomo, forse una “lingua morta” di quando il caos regnava sulla Terra, prima che gli Dei la forgiassero nella sua forma attuale. Le oscure parole incutevano un senso di inquietudine e pochi erano coloro che le profferivano alla luce del sole.
“Quante volte ti ho già detto che odio gli stregoni Nodhes?” chiese Ineran al compagno, ma il mercenario non gli rispose, troppo concentrato nei suoi pensieri per dargli retta. In fondo alle scale, attraversato un arco, c’erano delle figure male illuminate dalla fioca luce delle candele.
In mezzo alla stanza c’era il Vescovo, un uomo più anziano di quanto i due assassini non si aspettassero. Aveva la pelle cadente e i tendini evidenti sotto i muscoli rinsecchiti del collo. I capelli, di cui non rimanevano che poche ciocche, erano bianchi e rasati; ma la sua voce potente rivelava un’inaspettata vitalità. Nella sala c’erano anche alcune figure inginocchiate di fronte al vescovo ed una di esse procedeva verso di lui, facendo oscillare un turibolo che spargeva fumi dall’odore dolciastro.
“Non possiamo farlo davanti a tutte queste persone e sperare di cavarcela” sussurrò Ineran.
“Nascondiamoci dietro le nicchie lungo il corridoio e aspettiamo che finisca tutto quanto” rispose Nodhes. Si resero però conto che il loro piano era destinato a fallire quando udirono uno sferragliare di catene provenire da poco sopra.
“Forza!” incitò una roca voce maschile.
“No, vi prego!” fu la supplichevole risposta di una voce femminile.
Due grosse guardie stavano conducendo una giovane ragazza, bella e florida, il cui volto era rigato dalle lacrime e contratto dalla paura.
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della divinazione e delle arti arcane

5 February, 2008 (21:33) | la maledizione degli dei informi | No comments

Il veggente era ancora scosso dallo scontro con le tuniche porpora. Era raro in quell’epoca vedere qualcuno in grado di manipolare la magia, per non parlare del fatto che a farlo era stato una creatura demoniaca.
Rispolverò con cura dalla sua vecchia libreria alcuni cilindri di cuoio rigido e ne trasse delle antiche pergamene ingiallite, che svolse con cura sul tavolo affinché non si rovinassero. Si accomodò su un rozzo sgabello e si mise a leggere le pergamene illuminate dalla fioca luce di una lampada ad olio.
Una di esse attrasse in particolar modo l’attenzione del veggente.

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orrore a palazzo

8 February, 2008 (20:44) | la maledizione degli dei informi | 6 comments

Burgen era già stato al castello molti anni fa, quando Lord Durskell aveva conquistato da poco la valle e lui era ancora a capo del villaggio di Usten.
Il signore del castello drenava le terre che controllava privando i suoi abitanti di ogni risorsa che erano in grado di dargli. I contadini lavoravano senza sosta ai campi e le bestie venivano uccise non appena erano abbastanza grandi da essere macellate. Burgen decise di condurre un coraggioso mercenario alla corte del Conte, sperando che, come ricompensa, concedesse al suo villaggio una riduzione dei tributi dovuti. Quell’uomo era proprio Nodhes di Thrall, mercenario in erba con meno cicatrici, esperienza ed amarezza di oggi.
“Cerca di darti una rassettata” disse Burgen rivolto al mercenario dall’aspetto un po’ trasandato.
“Posso sapere almeno qualcosa su questo lavoro?” rispose Nodhes cercando di aggiustarsi i lacci del corpetto di cuoio.
“Verrai pagato bene” replicò Burgen occhieggiando alla spada nera incatenata al polso di Nodhes “Lord Durskell mantiene sempre le sue promesse…” questa volta rivolto più a se stesso che al mercenario. Nodhes non era l’unico motivo che spingeva Burgen a recarsi al castello: egli aveva un altro conto da saldare, ben più importante.

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silenzi e sussurri

15 February, 2008 (18:33) | la maledizione degli dei informi | 4 comments

“I Denti del Gigante” è il nome di una catena montuosa aspra e quasi totalmente priva di vegetazione, dove il vento ulula forte e gran parte dei sentieri è inaccessibile se non con l’ausilio di corde di sicurezza. La neve è presente per molti mesi all’anno e rende ancora più difficile, se non addirittura impossibile, percorrere i sentieri montani. Nodhes rabbrividì a causa di una gelida sferzata di vento, stava però calcando uno dei sentieri più battuti e solo pochi minuti di cammino lo separavano dalla sua meta: il tempio di Teberi.
Gli restava solo da attraversare un vecchio ponte di corda dalle assi di legno, sospeso su un profondo crepaccio. All’imboccatura del ponte si ergevano due pali, ornati, si fa per dire, di due collane di teschi. Se fosse per spaventare i visitatori o per altri motivi, Nodhes non lo sapeva, ma a lui poco importava di tutto questo. Il mercenario doveva solo arrivare al tempio, trovare la moglie di Lord Durskel e scortarla fino al suo castello. Il ponte di corda ed assi ondeggiò vistosamente a causa del vento ma Nodhes non si fece spaventare e cominciò ad attraversarlo con passo deciso e sicuro.
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spiriti inquieti

22 February, 2008 (21:54) | la maledizione degli dei informi | 1 comment

Il gruppo si inerpica per il ripido sentiero che conduce in cima alla montagna dove si dice sia ubicato l’antico tempio degli Erunt.
“Perché non chiedi al tuo Conte che cosa vogliono gli uomini porpora da lui?” chiede Ineran al veggente. Eron è sorpreso dalla domanda del furfante. Perché non glielo ha chiesto lui stesso? Decide comunque di assecondarlo: in questo momento così difficile ogni parola spesa per discutere tra loro sarebbe solo un inutile dispendio d’energia.
Eron rivolge la parola a Lord Durskell con lo stesso riguardo che avrebbe usato con un contadino della valle: ogni formalità ed etichetta nei confronti del nobile ha perso significato alla luce degli ultimi eventi. “Cosa volevano da te le tuniche porpora, Durskell?”
Il conte è ferito nell’orgoglio dalla mancanza di rispetto del veggente ma è troppo stanco per mettersi a discutere di questo.
“Fanno quello che viene loro ordinato da Chadad, la mia consorte. Gli Dei-Mai-Nati l’hanno attirata durante il suo soggiorno al tempio di Teberi… e l’hanno corrotta. Corrotta come poi lei ha fatto con mio figlio. E adesso lei mi vuole al suo fianco per estendere il suo potere al di fuori della valle, aumentando al tempo stesso il dominio degli Dei Informi sul nostro mondo”.
“Allora tu ci condurrai da lei, affinché si possa porre termine alla sua opera blasfema”.
Un sorriso amaro balena sul volto del vecchio nobile. “Non contate sul mio aiuto per le vostre sconsiderate azioni” dice fermandosi, come per tornare indietro.
“E dove andresti? Vuoi tornare al tuo castello a chiedere perdono per essere fuggito?” lo canzona Eron. “O forse chiederesti aiuto ai tuoi amati valligiani? Vai pure. Sei libero di andare. Vedrai come ti accoglieranno a braccia aperte ora che pensano che il tuo castello sia l’origine della maledizione.”
Durskell ammutolisce di fronte alla cruda realtà che il vecchio saggio gli ha appena esposto. Getta un ultimo sguardo al suo castello decadente per poi riprende a camminare, borbottando un riluttante “In fondo hai ragione, Eron.” (more…)

la fiamma che divora

29 February, 2008 (19:28) | la maledizione degli dei informi | 2 comments

Avvolto nella fredda oscurità, un gruppo di temerari eroi, o di incoscienti, prosegue la sua risalita dalle catacombe verso il tempio degli Erunt. Dopo l’ultimo scontro con le tuniche porpora, sterminate dalla spada maledetta di Nodhes, si è fatta una calma innaturale. La tensione è accresciuta da un sommesso cantilenare e da un ribollire di mugugni inarticolati che rimbombano nei corridoi: un rituale oscuro carico di potere occulto…
“Tocca le corde del mondo…” mormora fra sé e sé Eron, rabbrividendo.

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