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	<title>La Saga di Nodhes di Thraal &#187; la maledizione degli dei informi</title>
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		<title>prologo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 21:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eradan</dc:creator>
				<category><![CDATA[la maledizione degli dei informi]]></category>

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		<description><![CDATA[ Siedi, viaggiatore, siedi qui vicino a me, se non ti fa specie condividere questa roccia con un povero vecchio cieco. Scaldati le membra al fuoco che il mio buon Jano ha acceso. Condividi con me un piatto di buon ghus, o forse gradisci del sidro? Ah, saggio da parte tua: quel che i vecchi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em> Siedi, viaggiatore, siedi qui vicino a me, se non ti fa specie condividere questa roccia con un povero vecchio cieco. Scaldati le membra al fuoco che il mio buon Jano ha acceso. Condividi con me un piatto di buon ghus, o forse gradisci del sidro? Ah, saggio da parte tua: quel che i vecchi hanno da offrire di meglio non sono né il cibo né il bere, ma le storie del passato, le gesta degli eroi. </em></p>
<p align="justify"><em>Ti potrei raccontare dell’assedio del serpente bifronte alle bianche mura di Thanos, o del viaggio negli abissi di Torquis il Folle. Invece voglio condividere con te una storia che ho vissuto in prima persona, accanto all’eroe che ha sconfitto il drago Rothoghor e conquistato il regno di Ghovalis… ti racconterò la Storia di <strong>Nodhes di Thraal</strong>!</em></p>
<p align="justify"><em>Ti parlerò di eroi epici in un mondo ostile e pericoloso che da una parte decade, tentato dalle magie senza limiti delle civiltà del passato, e dall’altra ambisce a risorgere in una nuova civiltà: la civiltà dell’uomo&#8230; </em></p>
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		<title>l&#8217;antica maledizione</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jan 2008 16:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eradan</dc:creator>
				<category><![CDATA[la maledizione degli dei informi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il maestro si scalda le ruvide mani alle braci morenti del fuoco. Il vento ulula fuori dalla capanna mentre la sua apprendista si dà da fare dietro di lui. I due vivono discosti dal villaggio e l&#8217;isolamento, tanto caro al veggente, snerva invece la sua vitale apprendista.
Tutto intorno a loro si stende la foresta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://nodhes.dyndns.org/wp-content/uploads/2008/01/hut.jpg" title="Capanna dell’Eremita"><img src="http://nodhes.dyndns.org/wp-content/uploads/2008/01/hut.jpg" style="border: 1px solid #888888; margin-right: 0.5em" alt="Capanna dell’Eremita" align="left" height="246" width="198" /></a>Il maestro si scalda le ruvide mani alle braci morenti del fuoco. Il vento ulula fuori dalla capanna mentre la sua apprendista si dà da fare dietro di lui. I due vivono discosti dal villaggio e l&#8217;isolamento, tanto caro al veggente, snerva invece la sua vitale apprendista.<br />
Tutto intorno a loro si stende la foresta di rocce: uno scenario secco e pietroso, fatto di crepacci e dirupi; un posto pericoloso per piedi inesperti, un posto che si direbbe maledetto dagli dei.<br />
L&#8217;eremita vive dei doni che i paesani gli portano in cambio dei suoi servizi: predirre le nascite, conoscere quando verrà la prossima pioggia, togliere i malocchi, indicare il favore o lo sfavore degli dei. Il veggente non chiede mai pagamenti in cambio di queste cose ma nessuno osa venire a mani vuote; una sorta di rapporto di amore/odio lega il villaggio al veggente: i paesani sanno bene che non potrebbero fare a meno di lui, ma sono felici che non abiti in mezzo a loro.<br />
L&#8217;apprendista è una giovane ragazza dalla pelle morbida e luminosa, una figura che contrasta accanto all&#8217;uomo non così in là con gli anni ma ormai raggrinzito dal vento del deserto. La ragazza canticchia per esorcizzare il silenzio che sopporta a malapena mentre intanto si occupa di spennare l&#8217;ultima gallina che i paesani hanno portato loro.<br />
<span id="more-3"></span> &#8220;Sta per avvenire&#8221; dice infine il veggente osservando le braci &#8220;stanno arrivando&#8221; sospira ancora l&#8217;uomo, ed è un sospiro che rivela una certa tensione in lui. La maledizione, scesa nei villaggi della valle da ormai diversi lustri, sta per avere termine. Gli dei infine hanno avuto pietà e stanno mandando un eroe ad interrompere il ciclo di sventura.<br />
La ragazza emozionata abbandona la gallina e si avvicina svelta al suo maestro che ha ancora lo sguardo assorto nelle braci del fuoco.<br />
&#8220;Maestro cosa vedete?&#8221;<br />
&#8220;Un eroe sta arrivando e con il suo ingresso nella valle romperà la maledizione che affligge queste terre&#8221;.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://nodhes.dyndns.org/wp-content/uploads/2008/01/oldtree.jpg" title="La Terra Maledetta"><img src="http://nodhes.dyndns.org/wp-content/uploads/2008/01/oldtree.jpg" style="border: 1px solid #888888" alt="La Terra Maledetta" height="279" width="424" /></a></p>
<p align="justify">Due figure si stagliano in lontananza. Camminano spedite contro la luce del tramonto. Un corvo, che prima stava accovacciato sulla spalla del più alto e imponente dei due, si alza in volo per descrivere ampi cerchi sopra le loro teste. L&#8217;uomo non ha nessuna reazione al volo dell&#8217;uccello, cammina fiero e indisturbato come se nulla gli interessasse davvero. Il suo compagno invece ha un&#8217;andatura più nervosa: volge lo sguardo dietro di loro per scrutare l&#8217;orizzonte e poi cerca con la vista il corvo nel cielo. L&#8217;uomo ha un aspetto frusto e due occhi chiari e tristi, la barba incolta, i vestiti da viaggio consumati.<br />
&#8220;Li affronteremo là&#8221; dice infine il primo della coppia, un mercenario, indicando una collina scoscesa che costeggia il sentiero. Un occhio esperto giudicherebbe subito quello come l&#8217;unico luogo dove i due abbiano speranza di sopravvivere ad un assalto: il confine con una terra maledetta.<br />
&#8220;Credi che le guardie della città avranno paura a seguirci?&#8221; chiede il furfante &#8220;forse che noi non dovremmo averne?&#8221; chiosa l&#8217;uomo mentre si sfila dalle spalle il suo arco ricurvo.<br />
I due fuggitivi si separano, preparandosi ad affrontare gli avversari. Il mercenario scala la collina ed attende dietro la curva del sentiero. Dopo pochi minuti di silenzio le guardie giungono a pochi passi dalle loro prede.<br />
Il furfante sbuca improvvisamente dal fianco e con un colpo rapido e preciso infila una freccia nella gola di una delle guardie, che cade a terra morente. Di fronte al truce spettacolo le guardie si bloccano un attimo.<br />
&#8220;La vita del vostro vescovo era tutto quello che volevamo da voi. Tornate indietro e non vi sarà fatto altro male&#8221; esorta il mercenario stentoreo.<br />
&#8220;Tornate indietro &#8211; Cra! &#8211; non entrate nel luogo maledetto&#8221; dice il corvo posandosi sulla spalla del mercenario.<br />
Le guardie prendono tempo, intimorite, ma il capitano è uomo coraggioso, o forse un pazzo, o forse gli è stato detto che la sua vita non sarebbe stata tenuta di nessun conto se non fosse tornato con gli assassini: sfodera la sua spada e si lancia contro il mercenario con un urlo di incitamento: &#8220;Se non uccidiamo questi empi, lo spirito del vescovo tornerà a darci la caccia!&#8221;.<br />
Il mercenario estrae dal fodero la sua nera arma dalle molte lame ricurve. La terribile spada è legata con una catenella al bracciale che l&#8217;uomo porta. Una maledizione accompagna quell&#8217;arma: il luogo che la ospita non conoscerà mai la pace. Ed è per questo motivo che il mercenario l&#8217;ha portata via dal suo villaggio, per dare pace alla sua gente.</p>
<p align="justify">La lama taglia la gola al primo degli assalitori e ferisce con facilità la gamba del secondo. Ma le guardie sono tante e molto determinate; i due avventurieri sono costretti a disingaggiare per non avere la peggio: abbandonano il sentiero e scendendo giù per il pendio si inoltrano verso il deserto di roccia.<br />
&#8220;Forza, diamocela a gambe&#8221; dice il furfante guardando dietro di sé il capitano delle guardie ferito ad una gamba dal mercenario &#8220;Non possiamo affrontarli ma forse non avranno davvero il coraggio di seguirci&#8230;&#8221;.</p>
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		<title>le tuniche porpora</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 18:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
I due uomini si scaldano le membra intorpidite
dinanzi ad un fuoco scoppiettante
la cui luce penetra le tenebre inaudite
rischiarando la zona circostante.
La sicurezza che il falò infonde nei cuori degli uomini non è però sufficiente a far loro dimenticare dei pericoli che si nascondono nell&#8217;oscurità della foresta di rocce.
“Non dovevamo venire qui Nodhes, avremmo potuto uccidere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p align="justify"><em>I due uomini si scaldano le membra intorpidite<br />
dinanzi ad un fuoco scoppiettante<br />
la cui luce penetra le tenebre inaudite<br />
rischiarando la zona circostante.</em></p></blockquote>
<p align="justify">La sicurezza che il falò infonde nei cuori degli uomini non è però sufficiente a far loro dimenticare dei pericoli che si nascondono nell&#8217;oscurità della foresta di rocce.<br />
“Non dovevamo venire qui Nodhes, avremmo potuto uccidere quelle guardie anziché fuggire” protesta il furfante.<br />
“Forse hai ragione Ineran” È la laconica risposta del mercenario “Ma non meritavano di morire.”<br />
“Manda almeno il corvo a dare un’occhiata, che a me non dà retta” dice il furfante lanciando un’occhiataccia all’animale.<br />
Il mercenario si rivolge al corvo: “Che ne dici Druhnkno?”<br />
La bestia, tutta intenta ad affondare il suo becco sotto le piume di un’ala in cerca di parassiti da sgranocchiare, esita un attimo in segno di protesta, per poi spiccare il volo, scomparendo nel buio cielo senza stelle.<br />
<span id="more-9"></span><br />
<em>Il lavoro che il Butterato aveva proposto, aveva subito catturato l&#8217;attenzione dei due uomini. Seduto al tavolo di una squallida taverna, li squadrava con il suo unico occhio.<br />
&#8220;Tre scudi d&#8217;oro per la vita di un uomo è il vostro prezzo&#8230;&#8221; disse il butterato lasciando cadere rumorosamente sul tavolaccio una borsa piena di monete.<br />
Senza dire nulla, il furfante infilò la sua mano nella borsa, accarezzando le monete e soppesandone la reale quantità. Rimase sorpreso da ciò che il suo tatto gli stava suggerendo: se quella borsa conteneva veramente tre scudi d&#8217;oro allora le monete dovevano essere per forza fiorini d&#8217;argento eppure, dalla dimensione, non sembravano fiorini, ma scudi! Senza indugiare oltre, trasse dalla borsa una manciata di monete, il cui giallo splendore brillò alla luce delle candele. Dopo uno scambio di sorrisi compiaciuti, gli scudi d&#8217;oro tornarono nella borsa onde evitare di attrarre troppo l&#8217;attenzione degli altri commensali.<br />
Il Butterato riprese la parola: &#8220;Non vi nego che l&#8217;uomo in questione sia ben protetto&#8221; ammiccando con lo sguardo in direzione della borsa piena d&#8217;oro. &#8220;Ma potrebbero esserci persino degli extra, se li vorrete prendere&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Possiamo parlarne&#8230;&#8221; disse il furfante, infilandosi la borsa sotto il mantello senza tanti complimenti.<br />
Il Butterato scambiò un cenno d&#8217;intesa con un uomo tutto intabarrato, accompagnato da un energumeno; sotto il suo cappuccio si celava un volto dai lineamenti sottili e delicati, impreziosito da due occhi carichi di astuzia.<br />
Si allontanò subito, forse anche infastidito dalle attenzioni del Corvo, che si era messo a svolazzargli intorno e a dargli beccate.<br />
Il Butterato proseguì: &#8220;L&#8217;uomo in questione è il Vescovo di Hebeth e l&#8217;extra di cui vi parlavo è il talismano che porta al collo, regalatogli dal Re di Tabin. È di grande valore, ma a me non interessa.&#8221;<br />
Il Furfante non riuscì a trattenere un sorriso. Era da tempo che cercava un gioiello, la Luna di Sangue: un pendente intriso di magia, in grado di donare grandi poteri a chi lo rechi con sé, ma di cui ignorava del tutto l&#8217;aspetto. Aveva sentito dire che per riconoscerlo deve essere immerso in una ciotola piena di sangue in una notte di luna piena. Solo in tale frangente avrebbe rivelato i suoi veri poteri.<br />
Nodhes era perpelesso: &#8220;Non mi piace mettermi contro il Signore di un Tempio. La gente come lui ha il brutto vizio di avere gli Dei dalla propria parte&#8221;<br />
Il Butterato sgranò l&#8217;occhio e si sporse sul tavolo avvicinando il suo volto a quello del mercenario; il suo fiato puzzava di vino. Quindi, abbassando la voce ad un sussurro, disse: &#8220;Non dovete lasciarvi ingannare dalle apparenze. Non è un sant&#8217;uomo ben visto dagli Dei ma un uomo corrotto, che ha preso il controllo del Tempio grazie agli uomini della </em>Mano scheletrica<em>. Si dice che abbia profanato l&#8217;altare del suo stesso Dio!&#8221;<br />
I due assassini si guardarono, scambiandosi un segno di consenso.<br />
&#8220;Dovete ucciderlo prima che siano passati due giorni. Potete arrivare a lui del tutto inosservati, spacciandovi per pellegrini. Ma mi raccomando, non provate a tradirmi! Nemmeno se qualcosa va storto&#8230;</em></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">&#8220;È la maledizione che l&#8217;ha colpita?&#8221; chiede un pastore preoccupato al Veggente.<br />
Quello che tutti chiamano <em>Eron il saggio</em> è un uomo di bassa statura di età molto avanzata, ma non abbastanza da meritare l&#8217;appellativo di &#8220;vecchio&#8221;. Indossa abiti poveri dai colori che solo molto tempo fa erano accesi; il cranio pelato ricoperto da tatuaggi è lambito dalla testa di un lupo, la cui pelliccia sdrucita gli ricopre le spalle. <span> </span>Sul mento spicca una lunghissima barbetta caprina, ingrigita dal tempo, avvolta in numerose trecce disordinate e ricca di piccoli pendenti, denti di animali ed anelli.<br />
&#8220;Purtroppo si, Derbeth&#8221; risponde sconsolato Eron.<br />
Ormai tutte le pecore del pastore sono morte, a causa del <em>morbo</em>. Sua moglie è sdraiata sul letto, febbricitante, il volto coperto da bubboni scuri, e respira a fatica. I sintomi sono chiari e inequivocabili ma il marito nutre ancora l&#8217;ingenua speranza che non sia la stessa malattia che affligge i villaggi della zona da ormai tre anni e che ha già mietuto innumerevoli vittime.<br />
Nemmeno gli spiriti reclamano i corpi delle vittime di questo morbo e nessuno sa se le loro anime riescano a giungere al regno dei morti o siano destinate a vagare per l&#8217;eternità nel mondo degli spiriti.<br />
Recentemente Lord Darskel, il Signore di queste terre, ha imposto ai suoi cittadini che le vittime del morbo venissero portate al castello, in modo da occuparsi delle loro anime e al tempo stesso limitare l&#8217;espansione della malattia.</p>
<p align="justify"><em>La carovana funebre si inerpicava per il ripido sentiero che conduce al castello di Lord Durskel, in cima alla collina. Ad accompagnarli, stavolta c&#8217;erano anche Eron il Saggio ed Emys, la sua giovane apprendista, intenzionati a conferire con il Signore del castello.<br />
Nessuno sapeva quale fosse il trattamento riservato alle salme dei defunti, si sapeva solamente che alla fine venivano inumati, dato che ai familiari venivano restituiti dei vasi canopi contenenti le ceneri dei loro cari. Talvolta è però capitato che fossero restituite meno urne di quanti corpi venivano consegnati, senza però che fosse fornita alcuna spiegazione.<br />
Giunti al grande cancello, vennero accolti da due guardie dall&#8217;aspetto bizzarro: erano molto alte, nonostante la loro schiena fosse profondamente incurvata e indossavano un ampia tunica color porpora che li copriva dalla testa ai piedi, lasciando intravedere solo le mani, incredibilmente lunghe e sottili, che sorreggevano due lunghe lance; anche se forse sarebbe stato più appropriato dire che erano le lance a sorreggere le guardie.<br />
I popolani adagiarono le brandine con le salme ai piedi del cancello e si rimisero in cammino senza dire una parola, così come si usava ormai da molti mesi.<br />
Le due guardie indugiarono sul da farsi, non aspettandosi che il veggente e la sua apprendista sarebbero rimasti lì anziché seguire la carovana.<br />
</em><em>Emys</em><em> prese la parola: &#8220;Il mio Maestro, Eron il Saggio, desidera conferire con il vostro padrone.&#8221;<br />
Una delle guardie rispose con tono scostante, senza dare troppa attenzione alla ragazza: &#8220;Porteremo il vostro messaggio&#8221;. La sua voce stridula faceva accapponare la pelle.<br />
Detto questo estrasse all&#8217;improvviso un pugnale da sotto la tunica. Eron fece quasi istintivamente un passo avanti mettendosi davanti all&#8217;allieva e facendole da scudo con il suo gracile corpo. Ma la guardia non notò neanche il gesto del veggente e proseguì con il suo lavoro, chinandosi su una delle salme e annusandola come un animale. L&#8217;altra lo strattonò violentemente per una spalla, esortandolo ad attendere che i contadini se ne fossero andati.<br />
Eron era sorpreso e intimorito dal comportamento delle guardie e cercava di scrutare al di sotto dei loro cappucci cercando di intravederne il volto. Così fu di nuovo la sua allieva a parlare per lui:<br />
&#8220;Andate ad avvisare il vostro Signore dunque. Noi attenderemo qui.&#8221;<br />
I due servitori erano irrequieti, non sapevano come comportarsi con gli sgraditi visitatori.<br />
&#8220;Forse il nostro padrone non può ricevervi subito.&#8221; borbottò uno dei due.<br />
&#8220;Non vorrete farci attendere fuori dalla porta mentre cala la notte?&#8221; replicò furioso il veggente.<br />
Nel frattempo la guardia che aveva estratto il pugnale si chinò di nuovo sulla salma che aveva annusato poco prima, strappandone il sudario. Passò quindi alla altre due salme annusandole dalla testa ai piedi, ma stavolta il loro odore sembrò disgustarlo. In seguito ad uno sfuggevole gesto della sua lunga mano, le due salme persero improvvisamente fuoco, sollevando fiamme altissime.<br />
&#8220;Una stregoneria!&#8221; intuì Eron, fortemente preoccupato per la piega che stava assumendo la situazione.<br />
&#8220;Così sarebbe questo il trattamento segreto riservato alle vittime del morbo?&#8221;<span>  </span>chiese Eron indignato.<br />
&#8220;Il nostro padrone sa cosa stiamo facendo, stolto.&#8221; Fu la fredda risposta di una delle guardie.<br />
Eron avvertì un forte risentimento negli occhi di Emys, adirata dalla mancanza di rispetto che le guardie avevano portato al suo maestro, ma le fece cenno di non intervenire. Osservò sgomento il macabro falò insieme all&#8217;allieva, preparandosi ad intervenire quando, all&#8217;improvviso, la salma rimasta intatta ebbe un sussulto. Eron e la sua allieva si sentirono gelare il sangue, venendo infine travolti dallo sconforto osservando la scena che seguì subito dopo: una piaga nera sulla spalla sinistra della salma si gonfiò come una la gola di un rospo fino ad esplodere. Dalla carne in putrefazione rivelata dall&#8217;eruzione emerse un ovulo bianco, al cui centro si materializzò un disco nero.<br />
&#8220;Per tutti gli Dei!&#8221; sussurrò incredulo Eron, mentre la sua allieva </em><em>si portò una mano alla bocca e </em><em>distolse lo sguardo, cercando di scacciare dalla mente quell&#8217;orribile immagine.<br />
Il sacrilego occhio cominciò a guizzare a destra e a manca senza posa, finché la prima delle guardie non coprì il cadavere con una tunica color porpora, identica a quella che lei stessa indossava. Sotto la tunica il corpo cominciò a muoversi fino a che questo non si alzò: le guardie erano ora diventate tre! Eron sollevò con la mano tremante il suo amuleto scaccia-spiriti che portava sempre al collo e si rivolse alle guardie cercando di assumere un tono minaccioso:<br />
“Rivelatevi mostri! Chi siete in realtà?”<br />
Ma i tre esseri non badarono alle parole del veggente e si avviarono all’ingresso del castello, trascinandosi dietro i resti carbonizzati delle salme, le cui fiamme si erano spente all&#8217;improvviso, così come si erano sollevate. Prima di varcare la soglia, uno di loro si voltò dicendo:<br />
“Potete venire adesso, se è ancora ciò che desiderate.”</em></p>
<p align="justify"><em>“Emys, andrò io, da solo” dichiarò Eron con tono grave. “Tu dovrai raccontare alla gente del villaggio quello che è successo, in caso non tornassi più”.<br />
“Ma… Maestro! Non potete chiedermi questo… non vi lascerò andare da solo!” protestò la giovane apprendista.<br />
Il veggente sbuffò pensieroso, prendendosi una lunga pausa di riflessione, quindi riprese:<br />
“E sia allora. Ma cercheremo di trattenerci il meno possibile, per scoprire solo lo stretto indispensabile.”</em></p>
<p align="justify">La notte non ha portato alcun ristoro a Nodhes ed Ineran. Gli spiriti hanno tentato a più riprese di attaccarli, bramosi dei loro corpi, costringendo i due a ricacciarli brandendo i loro amuleti e colpendoli con il fuoco delle torce. Con le prime luci del mattino i graffi sulle rocce intorno a loro rivelano chiaramente i segni della silenziosa e tormentata battaglia.<br />
“Dovremmo tornare indietro Nodhes. Non so se sarò in grado di sopportare un’altra notte come questa. Ormai le guardie del tempio avranno abbandonato l’ingresso della foresta di rocce”.</p>
<p align="justify">Non appena il furfante finisce di formulare la frase, uno sbattere d’ali preannuncia l’arrivo del corvo Druhnkno, che si posa pesantemente su una spalla del mercenario.<br />
“Si sono accampati e hanno mandato a chiamare dei rinforzi. <em>Cra</em>. Non hanno alcuna intenzione di entrare nella valle.”</p>
<p align="justify">Sospirando, i due avventurieri si rimettono quindi in marcia, proseguendo la loro difficile traversata per altri due giorni e due notti insonni. Quando vedono il sole tramontare per la terza volta nella valle, esausti ed affamati, intravedono sul fianco di una collina rocciosa, una piccola capanna in un punto in cui la foresta di rocce si fa più rada.</p>
<p align="justify">“Stanno arrivando Emys…” annuncia il veggente, mentre osserva il fuoco ardere sotto un pentolone pieno di stufato.<br />
“Si maestro.” Le risponde l’allieva, uscendo per andare a prendere altra legna.</p>
<p align="justify">I due assassini iniziano a sentire i tetri sussurri degli spiriti che si stanno avvicinando e decidono quindi di affrettare il passo. Risalire lo stretto sentiero che si arrampica sulla collina è però meno semplice del previsto e, in un attimo di distrazione, Ineran mette un piede in fallo, scivolando. Ma Nodhes lo afferra prontamente per un braccio evitandogli una rovinosa caduta. Nella confusione che si è generata, uno spirito riesce ad afferrare una zampa del corvo, irretendolo con la sua mano spettrale, ma perdendo la presa un attimo dopo.<br />
Finalmente giungono alla capanna, di cui Nodhes apre violentemente la porta.</p>
<p align="justify">Il veggente si gira di scatto vedendo entrare nella sua abitazione un uomo molto alto, non giovane, dal fisico asciutto e muscoloso, il volto solcato da svariate cicatrici. Alle sue spalle si muove guardingo un altro uomo, un po’ più giovane, dall’aspetto consumato. Come una freccia, fa infine il suo ingresso anche un grosso corvo che va a posarsi su una trave, scrutando gli uomini dall’alto in basso. Appesi ovunque vi sono innumerevoli amuleti fatti di penne di uccelli, ossa, piccole pietre, cordicelle e ogni più povero materiale che sia venuto in mente al vecchio. Nei pressi del caminetto vi è un rozzo tavolo circondato da quattro tra sedie e sgabelli, tutti diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro. Una parete della stanza è interamente dedicata alla costruzione degli amuleti e alla preparazione di intrugli e pozioni. Infine in una piccola libreria vi sono alcuni antichi volumi, ricoperti dalla povere.<br />
“Vi stavamo aspettando” dice il veggente con un tono che vorrebbe essere rassicurante, ma che sembra avere l&#8217;effetto contrario sui nuovi arrivati, dato che Ineran, ancora scosso dalla rocambolesca fuga, estrae il suo lungo coltello puntandolo verso il veggente.<br />
&#8220;Gli stregoni non portano mai nulla di buono.&#8221; sibila al compagno.<br />
Il veggente sorride sdegnato e risponde: &#8220;Non avete niente da temere, se non gli spiriti che sono fuori quella porta.&#8221; quindi si dirige cautamente verso di loro, lasciando che la punta del coltello di Ineran gli sfiori la gola. Chiude la porta alle loro spalle e fa cenno ai due forestieri di accomodarsi abbozzando persino un leggero inchino.<br />
Nodhes si limita ad emettere un grugnito, quindi si siede stancamente su una sedia facendo cenno al suo compagno di seguirlo. Ineran è restio ad obbedire, ma alla fine si decide, convinto sopratutto dal profumo proveniente dal pentolone.<br />
&#8220;Molto bene!&#8221; esclama soddisfatto il vecchio &#8220;Io mi chiamo Eron e lei è la mia giovane apprendista Emys&#8221; aggiunge indicando in direzione della ragazza, tutta intenta ad apparecchiare la tavola con delle rozze stoviglie di terracotta.<br />
&#8220;Dato che avete affrontato un lungo viaggio per arrivare fino a qui, vi abbiamo preparato dello stufato&#8221; dice osservando Emys mentre riempie le scodelle con della brodaglia, evidentemente priva di pezzi di carne. I due forestieri cenano in silenzio addormentandosi riversi sul tavolo poco dopo, completamente esausti. Il veggente e l&#8217;allieva si scambiano alcuni pareri sui nuovi arrivati e pianificano le loro future azioni, non sapendo di essere ascoltati da Ineran che, come un gatto, dorme sempre con un solo occhio e un solo orecchio.<br />
Emys ritorna con la memoria all&#8217;ultima volta che ha visitato il castello, quando era ancora una bambina. Suo padre l&#8217;aveva portata a visitare il vanto della valle, l&#8217;imponente roccaforte che rappresentava lo splendore e la prosperità di quella terra.<span style="color: #ff0000"></span><br />
Seppure il castello sia ancoro integro, il suo forte degrado appare evidente al primo sguardo. I fieri stendardi che un tempo garrivano al vento fresco del nord ostentando i blasoni di Lord Durskel, adesso ricadono flosci e scoloriti. Al lato dell&#8217;unica torre che sovrasta la struttura, ben in vista dalla valle sottostante, due gabbie contengono i resti in putrefazione di coloro che un tempo furono giudicati come gli untori del morbo. Le stesse pietre del castello hanno perso la loro lucentezza e solidità, come se esse stesse si stessero decomponendo.</p>
<p align="justify"><em>Eron e la sua apprendista erano ancora scossi da ciò che avevano appena visto, ma sapevano che non avrebbero avuto altre occasioni per conferire con Lord Durskel, il signore del castello. Quindi decisero di entrare, seguendo le tre figure ammantate di porpora che già si stavano allontanando a rapidi passi.<br />
Una volta entrati nel lugubre cortile, molto più angusto di quanto non sembrasse dall&#8217;esterno, si ritrovarono completamente soli. Solo la stridula musica di alcuni flauti stonati teneva loro compagnia.<br />
I due affrettarono il passo, cercando di raggiungere i servitori, che avevano da poco varcato un grande portale di pietra. Non appena entrarono vennero però fermati dalla voce di un uomo, proveniente dalla sommità di una lunga gradinata. Emys lo riconobbe, seppur con un certo sforzo di memoria: si trattava di Lord Durskel. Indossava un abito molto ricco, anche se vistosamente rovinato, che metteva in risalto la sua figura alta e fiera. Il suo volto ceruleo appariva però terribilmente invecchiato dall&#8217;ultima volta che Emys l&#8217;aveva visto, molto più di quanto i suoi anni avrebbero dovuto mostrare. Solo la tiara d&#8217;argento che portava sulla testa ricordava l&#8217;antico splendore che un tempo rappresentava.<br />
&#8220;Chi siete? Cosa volete?&#8221;  tuonò con una voce profonda mentre scendeva lentamente le scale, accompagnato da una mezza dozzina di piccoli servitori deformi vestiti da giullari e armati di flauti di Pan. I nanetti raggiunsero rapidamente Emys e il suo maestro e li accerchiarono, saltellavano intorno a loro mentre bisbigliavano parole incomprensibili e li scritavano con sguardi maligni.</em></p>
<p align="justify"><em>Chiamando a raccolta tutto il coraggio di cui disponeva, Amys si rivolse al signore del castello prodigandosi in un profondo inchino:<br />
&#8220;Lord Durskel! Il mio Maestro, Eron il Saggio, chiede di conferire con Voi.&#8221;<br />
Il volto dell&#8217;uomo si accese improvvisamente, incuriosito dal nome appena sentito. Una goccia di saliva fuoriuscì </em><em>da un angolo della bocca</em><em> ma fu prontamente asciugata con un rapido colpo di lingua.<br />
&#8220;Eron il Saggio&#8230; Qualcuno dice </em>Eron l&#8217;untore<em>.&#8221;replicò divertito Lord Durskel.<br />
&#8220;Non posso biasimare chi lo pensa, dato che il mio arrivo in questa valle è coinciso con quello della maledizione. Ma penso che l&#8217;aiuto che fornisco agli abitanti di queste terre parli al posto mio, a differenza di ciò che fate voi&#8230;&#8221;<br />
I nanetti intensificarono le loro confabulazioni, zittendosi all&#8217;improvviso quando il loro padrone riprese la parola, furioso:<br />
&#8220;Siete venuti solo ad offendermi? O forse mi avete portato una profezia&#8230; Magari una soluzione per il male che affligge questa valle!&#8221;<br />
La sua voce severa si propagò in tutto l&#8217;ambiente tingendo la sua eco di tetre tonalità. Emys notò i servitori ammantati di porpora muoversi tra le ombre alle spalle del loro padrone.<br />
Eron, già in imbarazzo per l&#8217;atteggiamento risentito di Lord Durskel, non riusciva a concentrarsi sulla conversazione come avrebbe voluto anche a causa della presenza dei piccoli giullari saltellanti.<br />
&#8220;Non ho alcuna soluzione da proporvi purtroppo. Desidero però sapere da voi perché non </em><em>restituite </em><em>tutte </em><em>le ceneri delle salme che i contadini vi portano&#8221; fingendo di non conoscerne il reale motivo.<br />
Il nobile rispose con sdegno: &#8220;Altri si occupano di queste cose. Chi siete voi per questionare?&#8221;<br />
Le parole investirono Eron come una doccia fredda, costringendolo  ad abbandonare l&#8217;argomento. In vita sua aveva affrontato decine di persone ben più potenti di Lord Durskel, ma mai come questa volta si era sentito così impotente. Tentò un ultimo attacco:<br />
&#8220;Presto il marciume che affligge questa terra verrà spazzato via. E fino ad allora farò quello che posso per aiutare queste persone, costi quel che costi.&#8221;<br />
Lord Durskel si stava preparando a rispondere all&#8217;affronto quando un urlo agghiacciante lo interruppe. Sembrava il grido di dolore di una voce femminile, proveniente dalla torre.<br />
Il nobile voltò le spalle ai due visitatori senza dire una parola, tirandosi dietro </em><em>con una mano</em><em> il lungo mantello sdrucito e addentrandosi nelle viscere della torre. I nanetti lo seguirono, arrancando però nel risalire gli alti scalini e intralciandosi l&#8217;un l&#8217;altro. Solo due servitori dalle tuniche color porpora rimasero a vegliare la sommità della scala, osservando minacciosi il veggente e l&#8217;apprendista.<br />
Eron capì che era il momento di andarsene e riprese la strada da cui era venuto. Prima di uscire però, Emys notò qualcosa che luccicava in un angolo di uno dei balconcini che si affacciavano sul cortile: era una piccola lira, abbandonata per terra, probabilmente appartenuta alla Signora del castello.<br />
&#8220;Andiamo Emys&#8230;&#8221; la esortò severo il maestro.</em></p>
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		<title>un passato da funambolo, un futuro da furfante</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 20:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eradan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando Kyra morì tra le mie braccia mi dissi che sarebbe stata l&#8217;ultima volta che avrei legato il mio cuore ad una donna. Non avrei potuto sopportare di nuovo quel dolore. Ma non sapevo che dietro alla disperazione di quel momento mi attendeva un&#8217;orrore sconfinato. Worach il Necromante mi guardò con il suo sguardo freddo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nodhes.dyndns.org/wp-content/uploads/2008/02/ineran.jpg" title="Ineran"><img src="http://nodhes.dyndns.org/wp-content/uploads/2008/02/ineran.jpg" style="padding-right: 0.8em; padding-bottom: 0.3em" alt="Ineran" align="left" height="281" width="202" /></a>Quando Kyra morì tra le mie braccia mi dissi che sarebbe stata l&#8217;ultima volta che avrei legato il mio cuore ad una donna. Non avrei potuto sopportare di nuovo quel dolore. Ma non sapevo che dietro alla disperazione di quel momento mi attendeva un&#8217;orrore sconfinato. Worach il Necromante mi guardò con il suo sguardo freddo e apatico. Dannazione al momento che stringemmo con lui quel patto scellerato: io e Kyra non avevamo bisogno del suo denaro e la nostra vita circense bastava a renderci felici. Perché fui così avido? Senza il mio orgoglio Kyra non sarebbe morta.</p>
<p>Gli spiriti ulularono intorno a noi e il corpo di Kyra sussultò tra le mie braccia. Il terrore mi afferrò il cuore: un demone stava tentando di impadronirsi del corpo della mia amata ed io non potevo nulla per impedirlo. Quando il corpo di Kyra si rialzò mi guardò con i suoi vuoti occhi vitrei. Il demone che l&#8217;aveva ghermita snudò il suo sorriso maligno rivelando i denti della mia amata, ancora coperti di sangue. Perversamente il demone si leccò via il sangue, gustando il calore di un corpo umano. Ero devastato, non avrei mai osato alzare una mano contro quello che restava di Kyra e nella mia ignoranza non sapevo, e tuttora non so, se avrei potuto far del male anche al suo spirito.</p>
<p>Il demone mi voltò le spalle e corse vie, nonostante le mie urla di orrore e disperazione. Urlai a Worach di fare qualcosa e lo afferrai per il bavero della sua tunica nera. Lui mi guardò con disprezzo e poi mi allontano da lui con un gesto secco e privo di pietà.<br />
&#8220;Il rischio di questa impresa era nei patti e se ora vuoi i miei servizi perché liberi quel corpo dovrai pagare&#8221; disse scandendo ogni parola, lentamente, con quella sua voce profonda e roca, priva di ogni sentimento di compassione.<br />
Restai allibito ma non avevo alternative.<br />
&#8220;Trovami la Luna di Sangue. Portamela. Ed allora utilizzerò per te le mie arti necromantiche&#8221;<br />
Protestai, lo calunniai, minacciai di ucciderlo. Ma mi aveva in pugno: sapevo bene che non avrei mai saputo a chi altri rivolgermi in quel frangente; più che un patto era un ricatto.</p>
<p>Ed io mi lasciai ricattare. In fin dei conti già sapevo che la vità è così: tutto ha un prezzo, ed io quel giorno stavo pagando caro.</p>
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		<title>visita al villaggio</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2008 18:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eradan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mattino seguente Eron mette in tavola il poco cibo che ha da offrire ai suoi ospiti; i due, piuttosto affamati e facendo assai pochi complimenti, si gettano voracemente sul cibo lanciando di tanto in tanto qualcosa al loro corvo. Eron ed Emys li osservano senza dire una parola: mentre l&#8217;uno appare più a suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il mattino seguente Eron mette in tavola il poco cibo che ha da offrire ai suoi ospiti; i due, piuttosto affamati e facendo assai pochi complimenti, si gettano voracemente sul cibo lanciando di tanto in tanto qualcosa al loro corvo. Eron ed Emys li osservano senza dire una parola: mentre l&#8217;uno appare più a suo agio, come se in fin dei conti non si aspettasse molto di più dai due viaggiatori, l&#8217;altra ha un&#8217;espressione più dubbiosa ed accigliata.<br />
A fine pasto Eron ed Emys si preparano per uscire: devono dirigersi al villaggio dove la moglie di Nanden, un contadino che è già stato portato via dal morbo, li sta attendendo. Il suo giovane figlio è venuto a chiedere l&#8217;aiuto del veggente al mattino presto, quando ancora i forestieri stavano dormendo e se ne è subito andato via.<br />
&#8220;Abbiamo una faccenda da sbrigare al villaggio, ma torneremo prima del tramonto. Potete rimanere nella mia capanna finché vorrete.&#8221; dice Eron uscendo.<br />
Nodhes ed Ineran osservano uscire il vecchio e la ragazza mentre masticano rumorosamente il duro pane, quindi afferrano ciò che rimane della loro colazione ed escono dalla capanna a loro volta.<br />
Durante la marcia Ineran si avvicina ad Emys. La ragazza lo guarda in tralice; forse non prova particolare simpatia per l&#8217;uomo.<br />
&#8220;Ragazza, raccontami della maledizione&#8221; esordisce Ineran.</p>
<p align="justify"><span id="more-8"></span><br />
&#8220;&#8230; ha avuto inizio quando ero piccola, prendeva solo le bestie a quei tempi e ci portò ben presto alla carestia, ma non avevamo ancora raggiunto il peggio. Dopo qualche mese anche la gente, forse fiaccata dalla fame, cominciò ad ammalarsi. Fuori dalla valle si iniziò a temere che la malattia potesse diffondersi e di conseguenza fummo isolati, ora non ci è concesso uscire dalla valle. I passi sono tutti quanti sorvegliati ad eccezione dell&#8217;alto passo montano &#8211; molto difficile da percorrere &#8211; e del deserto di roccia, da cui siete venuti voi: è un territorio troppo vasto per essere controllato ma talmente aspro da rendere impossibile la traversata a noi valligiani, stremati dalla fame e dagli stenti&#8221;.<br />
&#8220;Chi ha portato lo sdegno degli Dei nella Valle?&#8221; chiede ancora Ineran.<br />
&#8220;C&#8217;è chi dice sia stato io&#8230;&#8221; si intromette Eron, poco più avanti. L&#8217;uomo ritorna con la memoria a quando aveva rischiato di essere bruciato vivo, a causa della coincidenza del suo arrivo nella Valle con l&#8217;inizio della maledizione. Un cospicuo gruppo di villici si era scagliato contro di lui, additandolo come untore; i forestieri d&#8217;altronde non sono mai ben visti nei piccoli villaggi. Ma Eron sa che la vera causa del morbo è un affronto agli Dei di cui ignora l&#8217;origine&#8230; e sospetta che Lord Durskel sappia ben di più di quanto non voglia rivelare.<br />
&#8220;Pare però che anche tu sia stato bravo a salvarti la buccia&#8221; commenta Ineran, all&#8217;oscuro delle riflessioni dell&#8217;uomo, abbassando i chiari occhi azzurri. Già, perché Ineran è uno che del salvarsi la buccia ne ha fatto quasi un&#8217;arte. La sua carriera di ladro e tagliagole al soldo del prossimo offerente lo espone spesso a molti rischi. L&#8217;ultima volta, presso la chiesa-fortezza del Vescovo Yaleus, lui e Nodhes se la sono vista più brutta del solito&#8230;</p>
<p><em>Nodhes attraversò di corsa il cortile della fortezza, mentre alcune guardie lo rincorrevano per assalirlo. Ineran, ancora in alto sulle mura perimetrali copriva la corsa del compagno con il suo arco e la sua micidiale mira. Nodhes però si fermò ed estrasse la sua inquietante spada, pronto a vendere cara la pelle.<br />
&#8220;Speriamo che almeno stavolta non si metta a ridere&#8230;&#8221; pensò inquietato Ineran alla visione di Nodhes che cominciava a tagliare arti all&#8217;impazzata. Il furfante cominciò a correre sul camminatoio, in direzione dell&#8217;uscita, presto però si accorse che due guardie stavano azionando il meccanismo che abbassava il cancello, chiudendo così la loro fuga.<br />
&#8220;Dannazione!&#8221; imprecò Ineran e, fermatosi, imbracciò nuovamente il suo arco. Con grande abilità riuscì ad uccidere una guardia mentre l&#8217;altra, terrorizzata, si riparò nella guardina. Ineran poté così riprendere la sua corsa verso l&#8217;uscita. Druhnkno volò in picchiata dall&#8217;alto e, schivata qualche lancia, si avventò sugli occhi degli uomini armati di balestra che presidiavano la torre che si ergeva sopra l&#8217;uscita e che stavano prendendo di mira Ineran. Nodhes intanto continuava a fendere colpi calpestando i cadaveri che gli si accumulavano sotto ai piedi.<br />
&#8220;Nodhes! NODHES!!!&#8221; urlò Ineran cercando di sottrarre il compagno alla sua furia omicida. Il furfante sapeva bene quanto il mercenario fosse pericoloso quando si trovava in quello stato, come testimoniava una cicatrice sul suo fianco sinistro: fortunamente quella volta il compagno si fermò prima di affondare la lama fino in fondo, ma da allora Ineran cerca di evitare di trovarsi troppo vicino a Nodhes quando la furia della battaglia lo rapisce.<br />
&#8220;Nodhes! Scappiamo!&#8221; continuò ad urlare Ineran mentre finalmente raggiungeva delle scale che scendevano sul cortile, sulle quali stavano però salendo delle guardie. Ineran procedette nella sua corsa sulle mura lasciandosi le scale</em><em> alle spalle</em><em>. Quando le due guardie arrivarono finalmente sul camminatoio, Ineran, coraggiosamente o per disperazione, si gettò di sotto, sperando di attutire la caduta rotolando nelle scale sotto di lui. Il furfante riuscì alla meno peggio e senza farsi troppo male ad attuare la sua manovra, arrancando subito dopo fino alla grata che Nodhes nel frattempo aveva raggiunto. Il mercenario si trovava già al di là del cancello e stava tenendo la grata sufficientemente sollevata per permettere all&#8217;amico di passare. Ineran scavalcò il corpo esanime dell&#8217;altra guardia che stava cercando di far scendere il cancello, ferita mortalmente al torace da Nodhes.<br />
&#8220;Forza, passa sotto&#8221; lo esortò Nodhes con la voce rotta dallo sforzo. Ineran fece appena in tempo a passare sotto prima che Nodhes lasciasse la presa. Le guardie si gettarono contro di loro, con le lance in pugno, ma i due riuscirono a scansarsi prima di essere colpiti dalle armi nemiche.<br />
&#8220;Tirate su questa dannata grata&#8221; urlò il capitano delle guardie, ma i due assassini erano già monanti in sella ai loro cavalli e stavano fuggendo lontano&#8230;</em></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">&#8220;Eron il saggio: né uomini né Dei gradiscono la tua presenza in questo villaggio, o quel che ne resta&#8230;&#8221; è il secco saluto di Burgen, il capovillaggio, rivolto verso Eron e la sua compagnia. Burgen, un uomo schietto e triste, ha accanto a sé il giovanissimo figlio. Attorno a loro alcune persone osservano la scena senza avere il coraggio di intervenire: molti hanno i volti segnati dagli stenti.<br />
&#8220;Me ne andrei subito se non ci fosse bisogno di me qui&#8221; risponde Eron.<br />
&#8220;Hai già fatto abbastanza portandoci la maledizione&#8230; e in più prendendoti mia figlia come apprendista&#8221;.<br />
&#8220;Ecco un altro uomo che vede in me la causa di questa maledizione&#8221; dice Eron alla volta di Nodhes ed Ineran, poi girandosi verso il suo interlocutore ed apprestandosi ad oltrepassarlo: &#8220;Scusa, ma la vedova di Nanden mi aspetta&#8221;.<br />
&#8220;Non aspetta te, aspetta solo mia figlia Emys&#8221; si intestardisce il capovillaggio sbarrandogli la strada.<br />
&#8220;Il figlio del pastore è venuto a chiamarmi personalmente!&#8221; continua Eron, ma l&#8217;autorità dell&#8217;uomo è difficile da contrastare: sebbene questi in verità sia oramai l&#8217;ex-capovillaggio &#8211; lord Durskel ha preso su di sé tutte le autorità da che è iniziata la carestia &#8211; ha ancora il cipiglio di chi è abituato ad imporre il proprio volere.<br />
&#8220;Padre&#8230;&#8221; interviene sottovoce Emys alla volta dell&#8217;uomo &#8220;Perché mi umili così in pubblico? Perché accusi il mio maestro?&#8221;<br />
&#8220;Ne abbiamo già discusso Emys, quest&#8217;uomo è saggio solo di nome&#8230;&#8221; poi però Burgen nota gli uomini che accompagnano Eron e a lungo il suo sguardo indugia su Nodhes e la spada che porta al suo fianco.<br />
&#8220;Ma tu sei&#8230;&#8221; inizia Burgen rivolto al mercenario.<br />
Nodhes si ferma a quelle parole, ma non si fa impressionare:<br />
&#8220;Sì, mi chiamo Nodhes e questo è il mio compagno Ineran&#8221;.<br />
&#8220;Che sia davvero quel Nodhes di Thraal?&#8221; pensa Burgen che, senza aggiungere altro, si fa da parte lasciando la strada libera. Il capovillaggio però non ha ancora terminato e, quando la figlia gli passa accanto, le afferra il polso e la prende da parte. &#8220;Emys, perché non riesci a perdonarmi?&#8221;<br />
&#8220;Lasciami&#8221; risponde lei mentre cerca di divincolarsi, abbassando lo sguardo per non incrociare quello del padre.<br />
&#8220;Domani dovrò andare da Lord Druskel, ti prego di venire con me&#8221; chiede infine inaspettatamente l&#8217;uomo.<br />
La ragazza, sapendo cosa c&#8217;è alla torre, prova a dissuaderlo ma sa che non riuscirà mai a contrastare la volontà del padre e non volendo mandarlo da solo si fa sfuggire la promessa di accompagnarlo.</p>
<p align="justify">Nodhes ed Ineran restano fuori dalla capanna della vedova Nanden mentre Emys ed Eron al loro interno visitano la donna, colpita duramente dalla maledizione ed oramai cieca e paralizzata a letto. Chi passa di fronte alla stamberga di Nanden non può fare a meno di guardare con curiosità e diffidenza i due stranieri: sono anni che nessuno mette piede nella Valle.</p>
<p align="justify">Intanto, all&#8217;interno, il giovane figlio della vedova osserva preoccupato Eron mentre visita la madre. Emys non può fare a meno di provare simpatia per quel ragazzo, all&#8217;incirca dell&#8217;età del fratello che, dopo aver sopportato la morte del padre si è dovuto prendere carico di accudire la madre, ormai morente. Avora, avverita la presenza di Eron accanto al suo letto, allunga la mano in cerca di quelle dell&#8217;eremeta. Lui le stringe le mani, volendo farle sentire che le è vicino, ma poi il suo sguardo indugia sulla nere piaghe della malata che gli richiamano alla memoria la brutta esperienza vissuta pochi giorni prima al castello di Lord Durskel, facendogli ritrarre istintivamente le mani.<br />
&#8220;E&#8217; il pozzo&#8221; dice la donna con un filo di voce all&#8217;eremita. &#8220;Io li ho visti, vengono la notte al pozzo&#8221;.<br />
&#8220;Ma di chi parli Avora?&#8221;<br />
&#8220;Gli uomini vestiti di porpora, scendono al villaggio ed avvelenano il pozzo&#8221;.<br />
&#8220;Non è mai scesa dal letto&#8230;&#8221; commenta imbarazzato e spaventato il ragazzo.<br />
La donna ha degli improvvisi e violentissimi colpi di tosse.<br />
&#8220;Stai tranquilla&#8221; cerca di consolarla Eron. &#8220;Non devi affaticarti&#8221; quindi la aiuta a bere dell&#8217;acqua.<br />
&#8220;Non voglio essere portata al castello quando sarà la mia ora&#8221; riprende Avora con una certa veemenza, afferrando il polso di Eron. &#8220;Bruciatemi, ma non portatemi lassù, non voglio!&#8221;.<br />
I suoi occhi incapaci di vedere sono rossi e gonfi, ma in qualche modo riescono ad incrociare lo sguardo del veggente, palesando una grande lucidità che scuote l&#8217;animo di Eron dal profondo.<br />
&#8220;Faremo come vuoi Avora&#8221; la rassicura Eron &#8220;ora però devi riposare&#8221;.<br />
Emys è sconvolta da quello che sta accadendo intorno a lei ma cerca di riprendesi e, rendendosi conto del dolore del ragazzo, lo porta fuori cercando di prepararlo alla dura realtà che lo attende. Ineran li affianca e, sebbene in modo rude, arriva quasi ad offrire al ragazzo di seguirlo: quando si allontaneranno dal villaggio avranno bisogno di qualcuno che conosca le strade ed i sentieri. Emys non gradisce quell&#8217;interferenza ed interpreta le parole di Ineran come puro opportunismo, il suo sguardo duro e gelido lo trafigge ed il furfante, compresa l&#8217;ostilità, si fa da parte.<br />
Anche Burgen si ferma a parlare con Ineran, ma in realtà ha il solo scopo di capire meglio chi sia Nodhes, e se sia effettivamente l&#8217;uomo che i suoi sogni gli hanno preannunciato. Ma le risposte ironiche e un po&#8217; sarcastiche di Ineran nei confronti del compagno scoraggiano Burgen che si fa ancora più cupo e pensoso.</p>
<p align="justify">La sera, tornati alla propria capanna fuori dal villaggio, Eron appare pensieroso ed assorto ma infine si riscuote dal proprio silenzio per fare una richiesta ai propri ospiti: tenere d&#8217;occhio il pozzo durante la notte. I due ascoltano la richiesta e i motivi della stessa e, dopo essersi consultati per un attimo, Nodhes risponde all&#8217;eremita:<br />
&#8220;Se volete li posso fermare.&#8221;<br />
&#8220;Non è quello che voglio&#8230; ma è quello che è necessario&#8221;.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">La notte la luna è alta su Nodhes ed Ineran, appostati sul tetto di un edificio nelle vicinanze del pozzo. Il luogo si trova leggermente discosto dal villaggio, al centro di una piccola radura attraversata. Un tempo la zona era coperta da un prato fiorito in cui i bambini amavano rincorrersi, fino ad arrampicarsi negli alberi, le cui chiome proiettavano fresche ombre. Ora però la maledizione ha guastato anche il paesaggio e gli alberi sono ormai ridotti a stecchi rinsecchiti. Anche il pozzo ne ha risentito ed è sempre meno generoso con gli abitanti. L&#8217;attesa è lunga nella fredda notte ed è il corvo il primo ad accorgersi delle due figure incappucciate che si stanno avvicinando: sono due uomini avvolti in una tunica porpora. Uno di loro porta sulle spalle un bastone alla cui sommità pende una catena che termina in una specie di turibolo.<br />
Ineran si muove dal proprio nascondiglio ed aggira i due incappucciati fino ad arrivare alle loro spalle. Nodhes e il suo corvo invece escono allo scoperto ed il mercenario si pianta a gambe larghe di fronte al pozzo. L&#8217;odore che proviene dai due è nauseante ed ora che gli è così vicino può vedere che il turibolo esala dei vapori maleodoranti.<br />
&#8220;Chiedo perdono&#8221; &#8211; esordisce flemmatico il mercenario &#8211; &#8220;ma vorremmo dare un&#8217;occhiata all&#8217;oggetto che portate con voi&#8221;.<br />
I due fanno un gesto di stizza ed un rumore sinistro, come di gatti che soffiano, si leva da sotto i loro cappucci. Nodhes, inizialmente perplesso, è costretto a fare un passo indietro quando la sua vista si annebbia. Le due figure sembrano avvicinarsi mentre tutto ciò che li circonda scompare. I suoi capelli si sollevano in direzione delle due figure come mossi da un vento innaturale. Avverte un forte senso di pesantezza che lo trascina irressistibilmente verso  il suolo. In modo quasi automatico sguaina la sua spada nera, liberando la sua mente dall&#8217;oscuro sortilegio ma cadendo subito preda alla furia omicida indotta dalla lama ogni volta che la brandisce. Ineran sente sghignazzare l&#8217;amico, riconoscendo subito la natura di quella risata&#8230; una risata da cui è bene stare alla larga. Nel frattempo il corvo si alza in volo e si getta contro gli occhi di uno dei servitori, facendogli perdere il cappuccio e rivelando così un volto inumano: la carne è piena di tagli dalla quale si aprono e si chiuduno occhi vitrei; la bocca, completamente sdentata, si contorce in un&#8217;orrida smorfia emettendo un urlo agghiacciante. Nodhes intanto stacca di netto il braccio al suo avversario per poi finirlo affondando la lama nel petto. Ineran invece imbraccia il suo arco e fa per avvicinarsi, prudente, più per paura che Nodhes sia fuori di sé quanto piuttosto per i due malcapitati; la sua prudenza però è destinata a tramutarsi in orrore quando vede il servitore dalla testa scoperta allungare le braccia, innaturalmente lunghe, verso il volto di Nodhes. Questi avvicina la sua orribile bocca fino a quasi toccare quella di Nodhes in un sacrilego bacio. Il mercenario vorrebbe divincolarsi dal gelido tocco delle mani avversarie ma una forza superiore alla sua volontà lo costringe a rimanere immobile. All&#8217;improvviso il mostro inizia ad ispirare profondamente dal suo orrido ghigno, nutrendosi di un denso vapore bianco che fuoriesce dalla bocca di Nodhes, che presto cade in ginocchio sentendosi mancare la forze. Ineran, scosso dalla visione, scatta di corsa mentre estrae il suo lungo coltellaccio. Lo infila violentemente tra le scapole dell&#8217;incappucciato, facendolo cadere a terra con un sibilo.<br />
&#8220;Sveglia! Riprenditi&#8221; urla Ineran a Nodhes cercando di scuoterlo. Dopo poco Nodhes si riprende, in tempo per vedere come i suoi avversari, che giaciono a terra riversi, si stanno dissolvendo sotto gli abiti che li avvolgono. I loro corpi si trasformano in una melma putrida ed insana ed Ineran, orripilato, dà fuoco ai resti e calcia il turibolo dentro un sacco.<br />
&#8220;Andiamo, portiamo questo orrore ad Eron&#8221; conclude Nodhes.</p>
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		<title>intrigo a hebet</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2008 01:37:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eradan</dc:creator>
				<category><![CDATA[la maledizione degli dei informi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nodhes ed Ineran sgattaiolarono nel sotterraneo del castello-fortezza di Hebet, sede del Vescovo. Udirono sotto di loro il levarsi di una salmodia in una lingua estranea agli uomini, una lingua che proveniva dagli Dei ma adattata all&#8217;uomo, forse una &#8220;lingua morta&#8221; di quando il caos regnava sulla Terra, prima che gli Dei la forgiassero nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em>Nodhes ed Ineran sgattaiolarono nel sotterraneo del castello-fortezza di Hebet, sede del Vescovo. Udirono sotto di loro il levarsi di una salmodia in una lingua estranea agli uomini, una lingua che proveniva dagli Dei ma adattata all&#8217;uomo, forse una &#8220;lingua morta&#8221; di quando il caos regnava sulla Terra, prima che gli Dei la forgiassero nella sua forma attuale. Le oscure parole incutevano un senso di inquietudine e pochi erano coloro che le profferivano alla luce del sole.<br />
&#8220;Quante volte ti ho già detto che odio gli stregoni Nodhes?&#8221; chiese Ineran al compagno, ma il mercenario non gli rispose, troppo concentrato nei suoi pensieri per dargli retta. In fondo alle scale, attraversato un arco, c&#8217;erano delle figure male illuminate dalla fioca luce delle candele.<br />
In mezzo alla stanza c&#8217;era il Vescovo, un uomo più anziano di quanto i due assassini non si aspettassero. Aveva la pelle cadente e i tendini evidenti sotto i muscoli rinsecchiti del collo. I capelli, di cui non rimanevano che poche ciocche, erano bianchi e rasati; ma la sua voce potente rivelava un&#8217;inaspettata vitalità. Nella sala c&#8217;erano anche alcune figure inginocchiate di fronte al vescovo ed una di esse procedeva verso di lui, facendo oscillare un turibolo che spargeva fumi dall&#8217;odore dolciastro.<br />
&#8220;Non possiamo farlo davanti a tutte queste persone e sperare di cavarcela&#8221; sussurrò Ineran.<br />
&#8220;Nascondiamoci dietro le nicchie lungo il corridoio e aspettiamo che finisca tutto quanto&#8221; rispose Nodhes. Si resero però conto che il loro piano era destinato a fallire quando udirono uno sferragliare di catene provenire da poco sopra.<br />
&#8220;Forza!&#8221; incitò una roca voce maschile.<br />
&#8220;No, vi prego!&#8221; fu la supplichevole risposta di una voce femminile.<br />
Due grosse guardie stavano conducendo una giovane ragazza, bella e florida, il cui volto era rigato dalle lacrime e contratto dalla paura.<br />
<span id="more-10"></span><br />
&#8220;Vedrai che il peggio deve ancora venire&#8221; la schernì una delle guardie &#8220;devi ancora provare un bel po&#8217; di sofferenza prima di morire&#8221;.<br />
Ineran, compreso che lui e Nodhes non potevano più nascondersi nel corridoio, si apprestò ad entrare nella sala del rituale, sperando di passare inosservato tra le ombre ed arrivare alle spalle del Vescovo.<br />
&#8220;Aspetta!&#8221; lo bloccò Nodhes. &#8220;Sostituiamoci alle guardie&#8221;.<br />
I due si nascosero quindi nelle nicchie che decoravano le scale e, quando le guardie passarono sotto di loro, gli piombarono addosso. Nodhes girò la catena della sua spada intorno al collo di una guardia, strangolandola. Ineran invece tagliò la gola col suo coltello all&#8217;altra guardia.<br />
&#8220;Chi siete?&#8221; domandò la ragazza impaurita.<br />
Ma Ineran le fece cenno con un dito di stare zitta mentre Nodhes raccoglieva i mantelli delle due guardie, passandone uno al compagno e indossando l&#8217;altro direttamente sulle sue vesti.<br />
&#8220;Fidati di noi e prega il tuo Dio&#8221; le consigliò Nodhes mentre i tre facevano il loro ingresso nella sala del Vescovo.<br />
Il vescovo vide arrivare la sua vittima sacrificale e con un battito delle mani fece spostare gli uomini inchinati al suo cospetto per far passare il terzetto. L&#8217;area dove si stava svolgendo il rituale era ribassata rispetto al resto del pavimento, di fronte al Vescovo c&#8217;era una zona circolare, come una colonna che sprofonda nel pavimento e dalle fessure che la circondavano si alzavano dei sinistri vapori. Il Vescovo fece segno alle guardie di andare e lasciargli la ragazza.<br />
&#8220;Tenta di scappare&#8221; sussurrò Ineran all&#8217;orecchio di lei. All&#8217;inizio la giovane non seppe se fidarsi di Ineran, ma poi decise di seguire il suo consiglio e tentò finalmente di divincolarsi tirando le sue catene.<br />
&#8220;Non voglio morire&#8221; urlò la ragazza, dando così alle &#8220;guardie&#8221; la scusa per trattenerla ed avvicinarsi ancora di più al Vescovo, piuttosto che lasciarsi congedare.<br />
&#8220;Voltati&#8221; esordì improvvisamente il Vescovo.<br />
La ragazza si ammansì all&#8217;istante, come rapita dalla voce del Vescovo e si gettò ai suoi piedi, ghermita ormai dal suo incantesimo.<br />
&#8220;Liberatela!&#8221; ordinò l&#8217;uomo. Solo in quel momento Ineran e Nodhes si resero conto di non aver preso le chiavi dalla cintura delle vere guardie. Il corvo intanto, osservava i due dall&#8217;alto, appollaiato sul capitello di una colonna. Nel becco teneva strette le chiavi di cui i suoi compagni avevano bisogno. L&#8217;uccello si alzò in volo lasciando cadere le chiavi direttamente nella salda presa di Nodhes. Fortunatamente gli accoliti avevano i volti fissi sul pavimento e neanche il Vescovo si accorse dell&#8217;inganno, troppo preso nel suo rituale.<br />
Nodhes aprì le catene della ragazza che, finalmente libera ma soggiogata dalla stregoneria del Vescovo, gettò le sue braccia al collo dell&#8217;uomo. Questi, con un rapido gesto, le slacciò il vestito rivelandone la nudità. Il Vescovo, ormai preso dal suo rituale, non fece più caso alle due guardie che, invece di ritirarsi, si appostarono alle sue spalle, senza che nessuno badasse a loro. La ragazza sospirava e pendeva letteralmente dalle labbra del suo aguzzino che la sosteneva col suo abbraccio. Dalle falde delle sue maniche il Vescovo estrasse una grossa gemma rossa attaccata ad una catenella ed un pugnale sacrificale dalla lama ondulata, pronto a colpire la ragazza.<br />
Ineran però afferrò il polso destro del vescovo e lo torse alle sue spalle, puntandogli il coltello alla gola. La lama sacrificale cadde a terra in un clangore metallico.<br />
&#8220;Pazzi&#8230;&#8221; sibilò il Vescovo.<br />
&#8220;Lasciateci uscire con la ragazza e vi restituiremo il vostro Vescovo&#8221; bluffò Nodhes.<br />
Gli accoliti alzarono il volto verso la scena, ma la loro reazione lasciò perplessi i due avventurieri: tutti quanti si alzarono e fuggirono abbandonando il Vescovo al suo destino. Anche la ragazza, che riemerse dal suo torpore, osservò esterrefatta la scena.<br />
&#8220;Mi spiace, sembra che tu non valga niente come ostaggio&#8221; disse cinico Nodhes al Vescovo per poi estrarre la sua lama colpendo a morte l&#8217;uomo. L&#8217;amuleto che stringeva nella mano sinistra cadde a terra ed Ineran si gettò a recuperarlo prima che questo scomparisse nella fessura del pavimento che lo stava inghiottendo: riuscì ad afferrare la catenella poco prima che questa scomparisse del tutto ma le sue dita non erano abbastanza sottili da penetrare la fessura e riuscì solo a tenerlo fermo, evitando che l&#8217;oggetto andasse perduto definitivamente.<br />
Nel frattempo qualcosa nell&#8217;aria intorno a loro era cambiato, come se il confine tra due mondi si fosse assottigliato. La predella circolare dove Ineran, Nodhes e il cadavere del vescovo si trovavano iniziò a ruotare su sé stessa e ad abbassarsi.<br />
&#8220;Druhnkno! Prendi questo affare!&#8221; implorò Ineran. Il corvo con il suo becco riuscì ad afferrare un altro pezzo di catenella ed a tirare in salvo la gemma rossa tanto preziosa al ladro. Nel frattempo la predella aveva finito la sua discesa lasciando i due uomini in un silenzio tombale, che fu però presto interrotto dal levarsi di sinistri sospiri. In fondo al pozzo si aprivano attraverso degli archi a sesto acuto altrettante stanze avvolte nella penombra.<br />
&#8220;Tutto bene?&#8221; urlò la ragazza da sopra.<br />
La presenza degli spiriti però faceva gelare il sangue nelle vene di Nodhes ed Ineran. Le mani dei morti apparirono dal nulla e ghermirono il cadavere del Vescovo, privo di ogni protezione o talismano; un&#8217;ombra, dopo avergli afferrato il volto, gli si proiettò nella gola e il corpo privo di vita ebbe un sussulto.<br />
Ineran intanto intascò finalmente l&#8217;amuleto e poi affidò al corvo l&#8217;estremità di una corda.<br />
&#8220;Portala su e falla legare dalla ragazza: non ho intenzione di avventurarmi in quelle stanze da dove provengono i morti&#8221;.<br />
La ragazza legò saldamente la corda ad una colonna ed i due avventurieri, spinti dalla paura, riemersero in fretta dal pozzo dove il Vescovo aveva ripreso a muoversi.<br />
Il gruppo però non si fermò a vedere cosa stesse accadendo al loro defunto avversario e si lanciò nella fuga. Risalendo le scale che conducevano al sotterraneo, andarono </em><em>però</em><em> a sbattere contro un gruppo di guardie; una di queste era vestita in modo più ricco delle altre ed era evidentemente il loro capitano.<br />
&#8220;Sono loro! Acciuffateli!&#8221; ordinò ai suoi subalterni.<br />
&#8220;Sì magister!&#8221; risposero gli altri.<br />
Nodhes e Ineran riconobbero subito il volto di colui che aveva dato il comando: era l&#8217;uomo dai lineamenti sottili a cui il </em>butterato <em>aveva fatto cenno all&#8217;osteria pochi giorni fa, quando stava affidando loro questo lavoro&#8230;</em></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Nella capanna di Eron, Nodhes si applica gli unguenti che Emys gli ha preparato: l&#8217;incontro con gli incappucciati ha avuto pesanti ripercussioni sull&#8217;avventuriero e sul suo volto stanno comparendo i primi arrossamenti che Eron ha tristemente imparato a riconoscere come i primi segni della maledizione. Nodhes applica la cura senza proferire una parola; non sembra consapevole del pericolo che corre.<br />
&#8220;Qualcuno è sopravvissuto alla maledizione?&#8221; si informa Ineran parlando discosto a Eron.<br />
&#8220;Qualcuno sì&#8230; qualcuno è sopravvissuto&#8221; risponde laconicamente il saggio, anch&#8217;egli colpito dalla piega che hanno preso gli eventi. Pensava che Nodhes avrebbe ristabilito la normalità nella valle ed ora invece pare essere stato vittima lui stesso della maledizione.<br />
&#8220;Cosa c&#8217;era nel turibolo che vi abbiamo portato?&#8221; continua Ineran.<br />
&#8220;Non lo so, non abbiamo ancora guardato. Emys, andiamo a vedere&#8221;.</p>
<p align="justify">Il gruppo si dirige fuori ed apre il turibolo all&#8217;interno di un piccolo cerchio di pietre per il fuoco. L&#8217;aspersorio rivela al suo interno un sacchetto umido e maleodorante. Emys ne libera il contenuto con l&#8217;aiuto di un coltello, trattenendo i conati di vomito. L&#8217;interno del sacchetto è stracolmo di fetidi insetti, vivi e morti, tutti diversi tra loro, dall&#8217;aspetto malsano e putrido: molti si sono già decomposti, altri invece si divincolano e tentano ora di fuggire via. Emys afferra una pietra e li schiaccia prima che possano allontanarsi.<br />
&#8220;Diamogli fuoco&#8221; suggerisce Ineran.<br />
Quando la ragazza appicca il fuoco a quel lordume, subito dalle fiamme scaturiscono fumi nauesanti.<br />
Eron osserva le volute di fumo che si alzano dal rogo, agitando alcuni suoi amuleti e cantilenando melodie dal sapore antico. Si interrompe all&#8217;improvviso quando il fuoco si spegne, dopo aver consumato il sacrilego combustibile. Quindi estrae da una sacca dei semi lunghi e sottili, i semi della rara pianta del fuoco. Quando il veggente li sparge sulle braci morenti le fiamme riavvampano vivaci, sollevando nuove volute di fumo, in cui Eron sembra riconoscere oscure verità. Alla fine di questo processo rivela anche agli altri ciò che ha scoperto grazie ai suoi poteri divinatori:<br />
&#8220;Questo orrore proviene dagli <em>Dei Mai Nati</em>, rimasti nell&#8217;Ombra quando il mondo si è formato; forme divine messe al bando ed in esilio dagli Dei Maggiori, che si sono fatti strada nel Caos Primordiale. Qualche pazzo si è messo a venerarli dando loro nuova forza e il contatto con il nostro mondo. Non è possibile dire che cosa siano in grado di fare perché hanno ancora a disposizione la materia grezza dalla quale è stato plasmato il nostro mondo. Questo è un culto dell&#8217;abominio&#8221;.<br />
Eron si volta poi verso il castello, sicuro che da quel luogo provengano le risposte che gli mancano.<br />
&#8220;Potremmo mandare là il corvo&#8221; suggerisce Ineran a Nodhes.<br />
Emys si volta verso il furfante chiedendogli: &#8220;A cosa potrebbe mai servire mandare un uccello laggiù?&#8221;<br />
Ineran la guarda, per un attimo confuso a quella domanda.<br />
&#8220;Lei non sa che io parlo! <em>Cra</em>!&#8221; dice infine Druhnkno suscitando grande stupore nella ragazza.<br />
&#8220;Era ora che tu ti decidessi a parlare, Druhnkno!&#8221; replica compiaciuto Eron mentre Emys osserva il corvo intensamente, per poi esclamare: &#8220;Tu non sei un corvo parlante&#8230; ma un uomo che è stato maledetto!&#8221;<br />
<em>&#8220;L&#8217;arrivo di un uomo maledetto contribuirà a spezzare la maledizione&#8221;</em> pensa Eron ripercorrendo con la mente le sue visioni. &#8220;Tu sei un tassello del mosaico che gli Dei hanno disegnato per dissolvere questa maledizione&#8221; dice rivolto al corvo. Ma Druhnkno pare avere poca voglia di essere messo al centro dell&#8217;attenzione e decide quindi di alzarsi in volo, alla volta del castello.</p>
<p align="justify">Druhnkno atterra su di una finestra del castello: questo è l&#8217;ennesimo tentativo che fa di trovare qualcuno da spiare, ma il luogo pare essere completamente deserto ed abbandonato. La stanza che sta osservando ora sembra essere quella del Signore del luogo, ma nonostante ciò è sfatta e sporca, tenuta senza alcuna cura. Se Lord Durskell ha davvero una consorte in questo luogo, Drunkhno non è stato capace di trovarla! In compenso il castello è abitato da una presenza malsana che mette in agitazione ogni senso del corvo.<br />
Druhnkno non si lascia scoraggiare e continua la sua esplorazione. Dopo qualche minuto finalmente nota un po&#8217; di movimento, ma si tratta di una piccola processione che si avvicina al castello. Alcune figure ammantate di porpora provengono dal sentiero che scende ripido dalla montagna e tra di loro cammina anche Lord Druskel, come inebetito e soggiogato da un peso più grande di lui. Un gruppo di nanetti dallo sguardo malvaglio lo incalza in direzione del castello.<br />
Mentre osserva quella scena il sesto senso di Druhnkno gli urla qualcosa: c&#8217;è qualcuno che lo sta osservando. Il corvo abbassa gli occhi a terra e non può fare a meno di notare due figure ammantate che, al di sotto dei loro cappucci, sembrano dirigere il loro sguardo al suo indirizzo. Ma Druhnkno non ha intenzione di indugiare ulteriormente e, con un battito d&#8217;ali, abbandona il castello.</p>
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		<title>della divinazione e delle arti arcane</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2008 20:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il veggente era ancora scosso dallo scontro con le tuniche porpora. Era raro in quell&#8217;epoca vedere qualcuno in grado di manipolare la magia, per non parlare del fatto che a farlo era stato una creatura demoniaca.
Rispolverò con cura dalla sua vecchia libreria alcuni cilindri di cuoio rigido e ne trasse delle antiche pergamene ingiallite, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il veggente era ancora scosso dallo scontro con le tuniche porpora. Era raro in quell&#8217;epoca vedere qualcuno in grado di manipolare la magia, per non parlare del fatto che a farlo era stato una creatura demoniaca.<br />
Rispolverò con cura dalla sua vecchia libreria alcuni cilindri di cuoio rigido e ne trasse delle antiche pergamene ingiallite, che svolse con cura sul tavolo affinché non si rovinassero. Si accomodò su un rozzo sgabello e si mise a leggere le pergamene illuminate dalla fioca luce di una lampada ad olio.<br />
Una di esse attrasse in particolar modo l&#8217;attenzione del veggente.</p></blockquote>
<p align="justify"><span id="more-21"></span></p>
<p align="justify">La gente comune non conosce la differenza tra un veggente e un mago, ma si limita a parlare indifferentemente di entrambi con l&#8217;appellativo di stregone.In effetti c&#8217;è una radice comune tra le due professioni: entrambe hanno a che fare con la stessa materia prima, il substrato che permea ogni oggetto del nostro mondo, e la cui sola esistenza risulta incomprensibile ai più.I <em>veggenti </em>sono le persone che hanno ricevuto il dono naturale di poter  vedere questa sostanza. È difficile descriverne la visione, proprio in virtù del suo essere impercettibile alle persone comuni. Inoltre essa si manifesta in più modi e può variare a seconda del veggente che la osserva. Di solito si avverte attraverso la presenza di particolari sfumature, variazioni di intensità o di tonalità  dei colori degli oggetti che ci circondano.<br />
In alcune circostanze, e tramite opportuni procedimenti, è possibile vivacizzare tale fenomeno rendendolo di più semplice lettura e permettendo a certi particolari, altrimenti impercettibili, di emergere.<br />
Osservare l&#8217;influenza che tale substrato esercita sul mondo consente di capire cose che una persona comune non sarebbe mai in grado di cogliere. Ad esempio è possibile capire quello che succederà nell&#8217;immediato futuro, da cui il nome di veggente, o indovino.<br />
Le braci di un fuoco che si sta spegnendo o i granelli di sabbia che si inseguono in mulinelli sospinti dal vento sono esempi di eventi che possono sembrare insignificanti, ma che in realtà nascondono segreti straordinari, che solo i veggenti sanno interpretare.  Talvolta è possibile solo rispondere ad un quesito precedentemente formulato come &#8220;il nascituro sarà un maschio?&#8221; o &#8220;Anche quest&#8217;anno ci sarà siccità?&#8221;; altre volte invece, interi frammenti di scene che stanno per avvenire balenano nella mente dell&#8217;indovino, dandogli l&#8217;illusione di proiettare i suoi occhi direttamente nel futuro.</p>
<p>Talvolta un veggente può manifestare una diversa sensibilità, chiamata &#8220;visione dell&#8217;aura&#8221;. Vi sarà probabilmente capitato di essere passati per luoghi infestati dai fantasmi, ovvero dagli spiriti delle persone morte che sono rimaste intrappolate, per qualche motivo, nel mondo dei vivi. Essi sono evanescenti, simili a nebbia, ma sono ben visibili a chiunque abbia l&#8217;ardore di avvicinarglisi.<br />
Quando invece lo spirito è ancora congiunto al corpo vivente del suo portatore, esso è indissolubilmente legato alle fibre del corpo e non è possibile vederlo, a meno che non si sia in grado di percepirne l&#8217;aura. I veggenti che dispongono di un tale straordinario dono riescono a percepire le appendici che lo spirito protende fuori dal corpo che lo ospita e il cui colore varia in base al suo umore: ad esempio lo spirito di una persona infuriata sarà di un colore rosso acceso.Se le due capacità che vi ho appena descritto sono in grado di osservare le forze che muovono il mondo, ce n&#8217;è una terza che permette invece di manipolarle. Tale disciplina prende il nome di arte arcana, o magia. È così raro trovare qualcuno che la padroneggi, che molti studiosi sostengono perfino che si tratti solo di una leggenda. In realtà essa esiste ed più diffusa di quanto si creda, seppure le persone che la pratichino siano spesso individui poco raccomandabili, che vivono al di fuori della società.</p>
<p>Gli <em>arcanisti</em>, più comunemente detti maghi o stregoni, non hanno la sensibilità che permette ai veggenti di cogliere le sfumature del mondo, ma sono comunque in grado di canalizzare l&#8217;energia che scaturisce dal suo substrato e di manipolarlo a proprio piacimento. Essi si sostituiscono agli Dei, plasmando i residui di <em>materia informe</em>, così come fecero gli Dei all&#8217;alba dei tempi,quando crearono il mondo dalla stessa sostanza. Solo la fantasia può porre un limite a ciò che sono in grado di fare e alle conseguenze indotte dai loro atti sconsiderati.</p>
<p>Una scintilla di tale sostanza, detta anche il <em>divenire </em>o la <em>creta degli Dei</em>, si trova anche all&#8217;interno di ciascuno di noi. Essa è il dono che gli Dei hanno fatto agli uomini per permettere di contrastare e decidere il proprio destino piuttosto che viverlo passivamente in base a quanto scritto dagli Dei. Gli uomini più coraggiosi ed audaci sfruttano  costantemente tale scintilla, seppur senza che se ne rendano conto. L&#8217;uomo infatti non è stato creato per utilizzarla consapevolmente:  la sua mente viene consumata dal caos del Divenire, anche solo osservandolo, per questo i veggenti tendono ad essere alquanto eccentrici. Tale corruzione è ancor più evidente per quelli che invece osano perfino manipolare il Divenire.</p>
<p>C&#8217;è stato un tempo in cui noi Seriant ci lasciammo sedurre dal fascino della magia e dalle comodità che essa introduceva nelle nostre vite. Le magnificenti rovine sparse ovunque nel nostro mondo testimoniano in parte il livello tecnico che raggiungemmo, di gran lunga superiore dia quello a cui siamo adesso. Quando capimmo che l&#8217;uso sconsiderato della magia ci avrebbe portato alla rovina era ormai troppo tardi&#8230;</p>
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		<title>orrore a palazzo</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 19:44:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Burgen era già stato al castello molti anni fa, quando Lord Durskell aveva conquistato da poco la valle e lui era ancora a capo del villaggio di Usten.
Il signore del castello drenava le terre che controllava privando i suoi abitanti di ogni risorsa che erano in grado di dargli. I contadini lavoravano senza sosta ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em>Burgen era già stato al castello molti anni fa, quando Lord Durskell aveva conquistato da poco la valle e lui era ancora a capo del villaggio di Usten.<br />
Il signore del castello drenava le terre che controllava privando i suoi abitanti di ogni risorsa che erano in grado di dargli. I contadini lavoravano senza sosta ai campi e le bestie venivano uccise non appena erano abbastanza grandi da essere macellate. Burgen decise di condurre un coraggioso mercenario alla corte del Conte, sperando che, come ricompensa, concedesse al suo villaggio una riduzione dei tributi dovuti. Quell&#8217;uomo era proprio Nodhes di Thrall, mercenario in erba con meno cicatrici, esperienza ed amarezza di oggi.<br />
&#8220;Cerca di darti una rassettata&#8221; disse Burgen rivolto al mercenario dall&#8217;aspetto un po&#8217; trasandato.<br />
&#8220;Posso sapere almeno qualcosa su questo lavoro?&#8221; rispose Nodhes cercando di aggiustarsi i lacci del corpetto di cuoio.<br />
&#8220;Verrai pagato bene&#8221; replicò Burgen occhieggiando alla spada nera incatenata al polso di Nodhes &#8220;Lord Durskell mantiene sempre le sue promesse&#8230;&#8221; questa volta rivolto più a se stesso che al mercenario. Nodhes non era l&#8217;unico motivo che spingeva Burgen a recarsi al castello: egli aveva un altro conto da saldare, ben più importante.</em></p>
<p align="justify"><span id="more-12"></span><em> Le doti di veggente di sua figlia, seppur ancora giovanissima, non erano passate inosservate e Lord Durskell gli aveva imposto che ella venisse condotta a corte affinché divenisse sua vestale. Burgen acconsentì, onorato dell&#8217;opportunità che veniva concessa a sua figlia, così per un anno Emys visse a corte, apprendendo le regole dell&#8217;etichetta e ricevendo un&#8217;istruzione. Alla fine di tale periodo, sorprendentemente, Lord Durskell decise che Emys, nonostante le sue umili origini, sarebbe andata in moglie a suo figlio, unione che a sua detta era fortemente voluta dagli Dei.</em></p>
<p align="justify"><em>All&#8217;ingresso del castello il balivo andò incontro ai due uomini, felice di vedere che il borgomastro di Usten gli aveva portato una spada al soldo.<br />
&#8220;Questi è Nodhes di Thrall, il tributo che Usten porta al Conte Durskell&#8221;<br />
&#8220;Molto bene&#8221; rispose eccitato il balivo, senza degnare neanche di uno sguardo l&#8217;uomo che gli aveva rivolto la parola e dirigendo invece tutta la sua attenzione sul mercenario: &#8220;Vieni con me soldato, ti istruirò io su quello che devi fare prima di incontrare il Conte&#8221; cercando così di trascinarlo per un braccio.<br />
Ma Nodhes non si mosse di un passo, aspettando che il suo mandante lo istruisse sul da farsi.<br />
&#8220;Desidero condurre personalmente questo mercenario dal Conte&#8221; protestò Burgen.<br />
Il balivo sembrò scocciato delle sue parole, quasi come si fosse accorto solo ora della sua presenza:<br />
&#8220;Lord Durskell è molto indaffarato a preparare la prossima battaglia, mi occupo io, in sua vece, di reclutare nuovi uomini&#8221; e poi, rivolgendosi di nuovo a Nodhes con tono affabile: &#8220;Ho una proposta da farti che ti interesserà di sicuro&#8230;&#8221;<br />
Nodhes, notò con la coda dell&#8217;occhio, un uomo che li spiava di nascosto.<br />
&#8220;Non sono interessato alle tue proposte!&#8221; gli rispose bruscamente il mercenario, riprendendo il cammino verso la sala del trono insieme a Burgen.<br />
Il balivo li raggiunse con rapidi passi avvicinando le sue labbra ad un orecchio di Nodhes ed abbassando la sua voce ad un sussurro:<br />
&#8220;Se desideri conferire con Lord Dunskell allora vai. Ma non accettare subito il suo lavoro, tergiversa fino a stasera, quando ti farò la mia contro-proposta.&#8221;<br />
Subito dopo i due videro uscire dalla torre Lord Durskell, accompagnato dal figlio. Il giovane uomo forse non era ancora dotato del fisico di un condottiero ma ne aveva tutto l&#8217;arrogante temperamento. Vestito di una fastosa armatura di cuoio, arricchita da anelli di acciaio lucente e preziosi ricami di borchie di ferro che rappresentavano le effigi della sua casata, rifiutò l&#8217;aiuto del suo scudiero e montò con grande agilità sul suo magnifico destriero. Dopo aver indossato l&#8217;elmetto alzò la sua spada al cielo, sollevando un boato fra gli uomini che lo stavano attendendo in sella ai loro cavalli per poi partire al galoppo alla volta di una nuova battaglia.<br />
Quando giunsero Burgen e Nodhes, seguiti a breve distanza dal balivo, Lord Durskell stava ancora osservando con fierezza il figlio che si allontanava.<br />
Vedendo il mercenario che gli si avvicinava, non seppe se rivolgersi a Burgen o al suo balivo, quindi decise di parlare a tutto il gruppo:<br />
&#8220;Dunque da dove viene questo spadaccino?&#8221;<br />
&#8220;Potreste chiederlo all&#8217;uomo che ci stava spiando!&#8221; rispose Nodhes con tono provocatorio, indicando la persona che aveva notato poco prima.<br />
&#8220;Sbaglio o è un tuo uomo?&#8221; tuonò Lord Durskell rivolto al suo balivo, che sgattaiolò via imbarazzato.<br />
&#8220;Questo è il tributo di Usten alla vostra guerra.&#8221; Disse Burgen indicando il mercenario. &#8220;Sono disposto a cedere un mercenario, ma non mia figlia!&#8221;<br />
Il Conte apparve quasi divertito dalla sfrontatezza del capo del piccolo villaggio:<br />
&#8220;Il destino di tuo figlia non appartiene più né a te, né a me. Sai cosa dicono gli auspici: ella un giorno diverrà la Signora di questo castello.&#8221;<br />
&#8220;Non finché io sarò il capo di questo villaggio!&#8221; si impose Burgen, questa volta facendo adirare il Conte.<br />
&#8220;Tu non puoi opporti a me! Prostrati al tuo Signore e sottomettiti!&#8221;<br />
Burgen sostenne con testardaggine il suo sguardo carico d&#8217;odio su quello del Conte:<br />
&#8220;No!&#8221; fu la sua secca risposta.<br />
Il volto di Lord Durskell si infiammò. Avanzò minaccioso verso Burgen, che però non arretrò di un solo passo. Afferrando con una mano la collana che rappresentava il suo status di capo villaggio, urlò mentre ancora lo guardava in faccia:<br />
&#8220;Capitano! Portate via quest&#8217;uomo e fate in modo che non ritorni più al castello.&#8221;<br />
Detto questo strappò con violenza la collana, i cui bastoncini di legno, che  Burgen aveva aggiunto ad ogni nuovo anno del suo governo, si sparpagliarono a terra.</em></p>
<p align="justify"><em>Quando l&#8217;ex capo villaggio fu portato via, Lord Durskell tornò in se rivolgendosi a Nodhes:<br />
&#8220;Ho un compito da affidarti spadaccino: temo che mia moglie corra un grave pericolo, quindi voglio che tu vada a prenderla e la scorti qui. Partirai domattina furtivamente e senza insegne.&#8221;<br />
Quindi gli prese una mano e gliela aprì. Si sfilò un anello e lo impugnò appoggiando la sua mano chiusa sul palmo di quella di Nodhes. Quindi la aprì, rivelandone il prezioso contenuto.<br />
&#8220;Utilizzerai questo anello per far capire a mia moglie che ti mando io. Se riuscirai nell&#8217;impresa ti ricoprirò d&#8217;oro, altrimenti dovrai rispondere con la tua stessa vita&#8221;</em></p>
<p align="justify"><em>Nodhes si infilò l&#8217;anello nascondendolo sotto il suo guanto di cuoio, quindi si congedò dal Conte con un lieve inchino.<br />
Uscendo notò il balivo che lo scrutava con disprezzo e gli rivolse la parola:<br />
&#8220;Mi spiace per te, uomo, ma io seguo la via di Ighraugh, e un assassino può svolgere un solo compito alla volta.&#8221;</em></p>
<p align="justify">È ancora notte quando Emys si prepara ad uscire. Si veste in silenzio e infila alcune cose in una borsa. Un attimo prima di uscire si ferma di colpo sentendo la voce di Ineran:<br />
&#8220;Dove stai andando?&#8221;<br />
La ragazza, sorpresa ed anche un po&#8217; scocciata da quella intrusione, fa un profondo sospiro quindi, senza neanche voltarsi, risponde sottovoce:<br />
&#8220;Mio padre mi sta aspettando al villaggio&#8221;<br />
&#8220;Andrete al castello, vero? Non dovreste farlo, è un luogo molto pericoloso.&#8221;<br />
&#8220;Non sono affari che ti riguardano&#8221; replica bruscamente Emys, voltandosi verso il furfante che se ne sta seduto su un pagliericcio con le spalle appoggiate a una parete. Poi, schiarendosi in viso, aggiunge con tono canzonatorio: &#8220;Se sei preoccupato per me, allora accompagnami.&#8221;<br />
&#8220;Non è detto che non ci sarà qualcuno a guardarti le spalle&#8230;&#8221;<br />
Emys esce senza replicare e senza voltarsi di nuovo: le parole di Ineran le sono scivolate addosso come acqua sulla paglia bollita.</p>
<p align="justify">Il rumore della porta sbattuta fa svegliare Eron. Le prime luci dell&#8217;alba illuminano il volto dell&#8217;uomo che, dopo essersi stropicciato gli occhi, si rende conto che il giaciglio di Emys è vuoto.<br />
&#8220;Se ne è appena andata&#8221; gli conferma Ineran.<br />
Eron si volta di scatto: non si è ancora abituato ad avere qualcuno in casa che non sia Emys.<br />
&#8220;Non pensavo sarebbe uscita così presto&#8221; dice il veggente mettendosi seduto. &#8220;Ma forse è meglio così, altrimenti avrei cercato di fermarla.&#8221;<br />
&#8220;Siamo ancora in tempo.&#8221; replica prontamente Ineran, preoccupato dalle parole del veggente.<br />
&#8220;Se Emys ha deciso di andare incontro al suo destino, non abbiamo diritto di impedirglielo.&#8221;<br />
&#8220;Incontro al suo destino? Che cosa intendi?&#8221;<br />
Eron esita per un attimo, sorpreso dall&#8217;improvviso attaccamento dell&#8217;uomo per la sua giovane apprendista. Forse Ineran aveva ragione, forse non avrebbero dovuto permettere ad Emys di andare al castello.<br />
&#8220;Non lo so di preciso e sospetto che non lo sappia neanche Emys. Se vuoi saperlo dovremmo chiederlo direttamente a suo padre.&#8221;<br />
&#8220;E allora preparati Eron, dobbiamo raggiungerla!&#8221;</p>
<p align="justify">Emys segue agilmente il tortuoso sentiero che serpeggia attraverso la foresta di rocce fino al villaggio di Ustel. Per la strada pensa a suo padre e ai momenti insieme che il destino ha loro negato. Forse dopo che questa faccenda del castello sarà risolta, suo padre potrà finalmente trovare la pace. Ma più ci pensa e più avverte un brutto presentimento, quindi decide di scacciare il pensiero concentrandosi sul sentiero.<br />
Il sole ha già superato il profilo delle montagne che circondano la valle quando Emys giunge al villaggio. Si dirige verso la capanna del padre, fuori dalla quale Bureng la sta già aspettando, quando decide di voltarsi per un ultima volta. Solo allora si accorge della presenza di Ineran, che la seguiva a breve distanza. Più in lontananza, la sagoma di Eron spunta da dietro uno sperone di roccia, anch&#8217;egli diretto verso il villaggio.</p>
<p align="justify">Quando sono tutti riuniti all&#8217;incrocio con il sentiero che conduce al castello, Bureng prende la parola:<br />
&#8220;È giunto il momento per Emys di incontrare il suo destino. Edrang la sconosciuta lo vuole.&#8221;<br />
&#8220;Quel castello non obbedisce alla regole del destino, Bureng. Al contrario, ci sono oscure volontà che ne intessono i fili, giocando con le vite della gente di questa valle.&#8221;<br />
&#8220;Eron il saggio, le tue belle parole avranno forse effetto sua mia figlia, ma a me fanno solo sorridere.&#8221;<br />
Emys stringe i pugni rabbiosa, ma Ineran prende la parola prima che lei possa intervenire:<br />
&#8220;Non dovresti portare tua figlia in quel posto maledetto. È molto pericoloso&#8221; Quindi, indicando con un braccio verso le montagne alla sua sinistra, aggiunge: &#8220;Il corvo ha visto molti uomini incappucciati scendere da quel passo montano in direzione del castello.&#8221;<br />
&#8220;Tu non puoi capire&#8230;&#8221; risponde Burgen scuotendo la testa. &#8220;Abbiamo delle tradizioni da seguire che tu non conosci.&#8221;<br />
Ineran si infervora improvvisamente, confermando l&#8217;inaspettato attaccamento alla giovane: &#8220;Tradizioni? Intendi forse sacrificare tua figlia agli Dei?&#8221;<br />
Emys si frappone fra i due uomini e posa una mano sulla spalla di Ineran, parlandogli con voce dolce e triste:<br />
&#8220;Ineran per favore, lasciaci andare. So quello che faccio. Non succederà niente di quello che hai immaginato.&#8221;<br />
&#8220;Allora andate&#8221; replica rassegnato mettendosi da parte per farli passare.<br />
Padre e figlia si rimettono in marcia senza aggiungere altre parole. Emys è confusa: il suo cuore le dice di seguire suo padre, ma un brutto presentimento si fa sempre più forte in lei man mano che passa il tempo. Prima di andarsene, si volta per un attimo in cerca dell&#8217;approvazione del Maestro. Eron cerca di trasmetterle sicurezza, ma i suoi occhi tradiscono la sua preoccupazione, rendendo ancor più inquieta la ragazza.</p>
<p align="justify">Quando Eron ed Emys sono ormai lontani, Ineran si rivolge al veggente:<br />
&#8220;Io li seguirò senza farmi vedere. Voi nel frattempo, cercate di capire da dove vengono i servitori dalle tuniche porpora.&#8221;<br />
&#8220;Ineran&#8230;&#8221; cerca di protestare Eron, ma ormai il furfante si sta già allontanando, muovendosi con rapidi passi silenziosi.</p>
<p align="justify">&#8220;Se non avrò bisogno di intervenire, non si accorgeranno neanche che li ho seguiti&#8221; si congeda.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">Bureng aveva sentito dire che il castello fosse in decadenza, ma non pensava fino a questo punto. Piante rampicanti dall&#8217;aspetto malsano ghermiscono le mura del castello, mentre i resti contorti di alberi morti da anni incombono minacciosi sul sentiero che conduce all&#8217;ingresso. Ancor più dell&#8217;aspetto è  la totale mancanza di vita del castello a scioccare Bureng. Un tempo centinaia di contadini battevano ogni giorno il sentiero, costantemente controllati da numerosi armigeri, che non mancavano mai di fare qualche battutaccia sulla fanciulla di passaggio. Dall&#8217;interno, si udiva l&#8217;incessante battere del martello del fabbro e il fiero nitrire dei destrieri dei soldati. Le mura erano popolate da innumerevoli guardie che dalla loro posizione dominavano la valle, pronti ad intervenire in caso di bisogno. Il cielo era sempre pieno di uccelli che si nutrivano dei parassiti degli animali che venivano allevati nel castello. Tutto questo adesso è scomparso, ma dire che il castello sia morto non sarebbe esatto. Anzi, si ha la costante impressione di essere osservati pur senza capire da chi. Il lugubre silenzio è rotto solamente dal soffiare di una leggera brezza che non riesce a smuovere l&#8217;aria pesante che aleggia sull&#8217;edificio e dal fischio stonato di alcuni flauti. Il castello è più che morto: è <em>spettrale</em>.</p>
<p align="justify">Prima di entrare Bureng si rivolge per un&#8217;ultima volta alla figlia:<br />
&#8220;Ora tu sei adulta. Lord Durskell pretenderà da te il consenso che gli ho negato anni fa. Edrang la Sconosciuta guida il nostro cammino&#8221;<br />
&#8220;Vorrai dire il tuo cammino&#8230;&#8221; replica ostinata Emys. &#8220;Io ho scelto da tempo di seguire la via di Radyss, la Grande Madre&#8221;.<br />
&#8220;Lo so, Emys. Ma oggi è necessario che tu segua me&#8221; è la secca conclusione del padre.<br />
Emys si sente a disagio fin dal momento in cui varca la soglia del cancello. Subito sono raggiunti da uno sciame di nanetti che indossano buffe vesti dai colori stridenti e cappelli con molte punte che terminano con dei campanellini arrugginiti.<br />
&#8220;Visitatori&#8221; dice uno salterellando intorno ai due.<br />
&#8220;Visitatori per il Conte&#8230;&#8221; gli fa eco subito un altro.<br />
&#8220;Cosa vorranno da lui??&#8221; aggiunge canzonatorio un terzo.<br />
I loro occhi sono grandi e sporgenti, i loro denti storti e ingialliti, i loro arti deformi.<br />
Emys si schiarisce la voce per poi dichiarare:<br />
&#8220;Chiediamo udienza al Conte e a suo figlio. Conduceteci subito da lui!&#8221;<br />
I nanetti smettono di salterellare all&#8217;improvviso e balzano all&#8217;indietro come scossi dalla forza d&#8217;animo della giovane donna, fuggendo goffamente per le scale e ruzzolando l&#8217;uno sull&#8217;altro.</p>
<p align="justify">Emys e Bureng li seguono a breve distanza senza grandi difficoltà, finché i nanetti non arrestano la loro folle corsa, rincuorati dalla vista di Lord Durskell, nella sala del trono.<br />
&#8220;Il Conte! Il Conte!&#8221; le loro vocette echeggiano dall&#8217;interno della sala come fossero centinaia.<br />
Emys è ancora più turbata di prima quando si rivolge al padre prima di entrare nel salone:<br />
&#8220;Quello che stiamo facendo non ha senso! Lo sto facendo solo per te, da domani non venirmi più a cercare.&#8221;<br />
Le parole vanno dritte al cuore del padre, lasciandolo quasi senza fiato. Cerca tuttavia di apparire distaccato:<br />
&#8220;Non temere Emys, Edrang ci guiderà verso la verità&#8230;&#8221; e dopo che Emys lo ha distanziato di qualche passo pronuncia con un sussurro tra se e se: &#8220;&#8230; e fra poco la scoprirai.&#8221;</p>
<p align="justify">Il portale si apre su un&#8217;enorme sala divisa in tre navate, come una chiesa. L&#8217;aria stagnante odora di chiuso, di depravazione e dissolutezza. Il suo aspetto non è cambiato molto negli ultimi anni: le imponenti colonne a tre fusti che dividono le navate sono ancora in piedi e sono ancora sormontate da ricchi capitelli finemente scolpiti con motivi grotteschi. Ci sono ancora le alcove buie che sovrastano le navate laterali e in cui tanti anni addietro Bureng incontrò il balivo per presentargli Nodhes. Ma non si vedono più i festoni colorati, le ghirlande profumate, le innumerevoli candele accese. Al loro posto sono rimasti solo i lampadari, utilizzati come macabri sostegni per appendere i corpi dei nemici del Conte.<br />
Decine di nanetti affollano la sala, arrampicati sulle colonne o aggrappati ai lampadari; si sentono persino i loro passetti sul soffitto.<br />
Il Conte giace stravaccato sul trono in fondo alla navata principale, risvegliandosi dal suo torpore solo quando gli ospiti non gli sono che a pochi metri di distanza. Scaccia stancamente con la mano un nanetto che gli stava biascicando qualcosa nell&#8217;orecchio e si alza in piedi, cercando di assumere un atteggiamento regale. Il suo volto è scavato, emaciato e pallido.<br />
&#8220;Che volete? Non è giorno d&#8217;udienza oggi!&#8221;<br />
&#8220;Oggi è il diciassettesimo compleanno di mia figlia Emys. Ora che è adulta, è venuta a negare di persona ciò che le è stato chiesto anni fa.&#8221; Risponde fiero Bureng.<br />
Ma il conte sembra assorto, come per capire chi sia l&#8217;uomo che gli sta parlando. Quindi Bureng cerca di spiegare:<br />
&#8220;Le nostre leggi impongono&#8230;&#8221; ma è subito interrotto dal conte, destatosi all&#8217;improvviso:<br />
&#8220;Tu sei Bureng! Il capo del villaggio di Usten. Con il tuo comportamento sconsiderato hai negato il solversi del volere degli Dei: tu hai portato la maledizione su questa valle!&#8221;<br />
Emys e Bureng sono perplessi dalle parole del Conte, evidentemente fuori di sé. Nel frattempo Bureng è costretto scacciare un nanetto che cerca di mordergli la gamba ed è Lord Durskell a riprendere la parola:<br />
&#8220;Se avessi le mie guardie ti farei portare nella torre e torturare, affinché gli Dei possano perdonarci.&#8221;<br />
&#8220;Gli Dei molleranno la loro morsa fatale su questa valle dopo che Emys avrà compiuto il suo destino&#8221; vaneggia testardo Bureng. &#8220;Mandate a chiamare vostro figlio e poniamo fine a questi giorni sciagurati.&#8221;<br />
Alle parole del capo villaggio, il Conte prorompe in una risata profonda, a cui subito fanno eco, innumerevoli, quelle dei nanetti che infestano la sala. La risata termina poco dopo, quando il Conte è colto da forti convulsioni di tosse. Non appena riesce a riprendersi, parla mostrando un forte risentimento:<br />
&#8220;Avrei dovuto farti tagliare la testa quando mi disubbidisti la prima volta.&#8221; Quindi si accascia nel suo scranno, assumendo una nota triste: &#8220;Adesso è troppo tardi&#8230; per tua figlia&#8230; per MIO figlio&#8230; ma soprattutto per te!&#8221; Una lunga mano afferra saldamente una spalla di Bureng, all&#8217;improvviso, il quale fa in tempo solo a notare con la coda dell&#8217;occhio la figura ammantata di viola che emette il suo tetro soffio da sotto il cappuccio.<br />
&#8220;Padre!&#8221; urla concitata Emys, quando anch&#8217;essa è afferrata da un altro servitore incappucciato.</p>
<p align="justify">Ineran è riuscito ad entrare nel castello senza che nessuno facesse qualcosa per fermarlo. Evidentemente le attenzioni dei servitori sono tutte rivolte verso gli altri due visitatori. Mentre percorre l&#8217;angusta gradinata che conduce al  matroneo che sovrasta le navate laterali della sala del trono, sente fortissime risate provenire da sopra. Quando termina la sua scalata, si ritrova in una stretta balconata completamente ricoperta di ossa. Sotto di lui, due figure ammantate di viola hanno già afferrato Emys e suo padre. Deve inventare un diversivo: afferra per un braccio un nanetto aggrappato ad un capitello e lo scaglia con tutta la sua forza contro gli incappucciati. La sua azione è talmente rapida da non dare al malcapitato il tempo di ribellarsi. Il nanetto, dopo una lunga parabola accompagnata dal suo stridulo grido, atterra con un macabro rumore di ossa rotte proprio ai piedi di una delle tuniche porpora, rotolandogli addosso e facendogli mollare la presa su Emys.<br />
Ineran scaglia a ripetizione una salva di frecce, con lo scopo di generare confusione nella sala e riuscendo perfettamente nel suo intento: i nanetti cominciano infatti a scappare in ogni direzione, mentre le guardie incappucciate sembrano irremovibili. Anche quando una freccia si conficca nel braccio di una loro, queste, eteree, si dirigono in direzione del furfante, emettendo il loro sinistro soffio.<br />
&#8220;Scappa Emys!&#8221; urla Ineran, quando ormai sta per esaurire le frecce e due uomini ammantati iniziano a risalire le colonne con movimenti plastici.<br />
&#8220;Padre!&#8221; urla di nuovo Emys mentre Bureng viene portato via.<br />
&#8220;Non pensare a me. Fuggi!&#8221; fa in tempo a risponderle prima di scomparire nell&#8217;oscurità.<br />
Emys cerca di trattenere le lacrime mentre urla un anatema verso Lord Durskell:<br />
&#8220;Tu sei la vera causa della maledizione! Un giorno pagherai per tutto il male che hai fatto!&#8221;<br />
Dopodiché si decide finalmente a fuggire dal salone in direzione dell&#8217;uscita.<br />
Nel frattempo Ineran estrae il suo pugnale e recide le lunghe dita della mano di un uomo incappucciato che stava raggiungendo la sommità della colonna, facendolo ricadere all&#8217;indietro e piombare proprio addosso ad un altro servitore. Quindi rimbocca le scale da cui era venuto cercando di raggiungere la ragazza. Mentre scende sente però un urlo di terrore di Emys che lo sprona ad andare ancora più veloce travolgendo letteralmente i nanetti che cercano di intralciarlo.<br />
Emys non è riuscita ad uscire dal salone perché un orribile creatura gli blocca la via di fuga. D&#8217;un tratto si rende conto di capire chi la sta fronteggiando: è il figlio di Lord Durskell, corrotto nel fisico come il castello che li ospita. Ad averle fatto pensare che fosse a cavallo erano state le sue enormi zampe caprine. Su di esse spicca la sua vecchia armatura di cuoio, coperta sulle spalle da un mantello logoro. Un braccio è completamente deforme, lungo fino a terra e disarticolato come il corpo di un serpente. L&#8217;altro invece, che sarebbe quasi normale se non fosse per la pelle cadente e avvizzita, stringe in mano la sua famosa spada Rayrris. Il volto è letteralmente butterato di occhi, molti dei quali infetti e catarattosi. Porta la tiara regale, ormai talmente incarnata nella testa protubescente da essere un tutt&#8217;uno con lui.<br />
La sua voce, forte e profonda, echeggia come un tuono nella grande sala:<br />
&#8220;Emys!&#8221;</p>
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		<title>silenzi e sussurri</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 17:33:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eradan</dc:creator>
				<category><![CDATA[la maledizione degli dei informi]]></category>

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		<description><![CDATA[﻿&#8220;I Denti del Gigante&#8221; è il nome di una catena montuosa aspra e quasi totalmente priva di vegetazione, dove il vento ulula forte e gran parte dei sentieri è inaccessibile se non con l&#8217;ausilio di corde di sicurezza. La neve è presente per molti mesi all&#8217;anno e rende ancora più difficile, se non addirittura impossibile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">﻿<em>&#8220;I Denti del Gigante&#8221; è il nome di una catena montuosa aspra e quasi totalmente priva di vegetazione, dove il vento ulula forte e gran parte dei sentieri è inaccessibile se non con l&#8217;ausilio di corde di sicurezza. La neve è presente per molti mesi all&#8217;anno e rende ancora più difficile, se non addirittura impossibile, percorrere i sentieri montani. Nodhes rabbrividì a causa di una gelida sferzata di vento, stava però calcando uno dei sentieri più battuti e solo pochi minuti di cammino lo separavano dalla sua meta: il tempio di Teberi.<br />
Gli restava solo da attraversare un vecchio ponte di corda dalle assi di legno, sospeso su un profondo crepaccio. All&#8217;imboccatura del ponte si ergevano due pali, ornati, si fa per dire, di due collane  di teschi. Se fosse per spaventare i visitatori o per altri motivi, Nodhes non lo sapeva, ma a lui poco importava di tutto questo. Il mercenario doveva solo arrivare al tempio, trovare la moglie di Lord Durskel e scortarla fino al suo castello. Il ponte di corda ed assi ondeggiò vistosamente a causa del vento ma Nodhes non si fece spaventare e cominciò ad attraversarlo con passo deciso e sicuro.<br />
<span id="more-15"></span><br />
Sopra di lui, sospeso nelle correnti aeree, un enorme rapace, grande due volte un uomo, lo teneva d&#8217;occhio, aspettando il momento propizio per attaccarlo: un rock dei monti. La bestia spalancò il becco per spaventare la preda con il suo grido e Nodhes alzò lo sguardo giusto in tempo per vedere l&#8217;uccello scendere a picco su di lui. Il ponte era ancora lungo e le corde consumate dalle intemperie imponevano accortezza. La bestia arrivò sulla preda ma Nodhes si accucciò prontamente, facendole chiudere a vuoto i potenti rostri; per niente scoraggiato, l&#8217;animale riprese quota preparandosi ad un nuovo attacco. Nodhes fece qualche altro veloce passo, consapevole di avere poco tempo per pensare e reagire; diede una rapida occhiata sopra di lui e, un attimo prima che il rock potesse afferrarlo, balzò giù dal ponte, afferrando la corda che fungeva da corrimano, e si lasciò penzolare nel vuoto, mentre con un colpo di reni e la spinta delle gambe sollevò le assi di legno. Colpito malamente al capo il mostro dovette rallentare la sua caccia. Tirandosi su con la forza delle braccia Nodhes abbandonò ogni prudenza e si lanciò in una corsa attraverso il ponte, riuscendo a guadagnare il sentiero dall&#8217;altra parte. Alzò lo sguardo pronto a dar battaglia e sfoderò la spada, piantandosi bene a terra; il rock però aveva già deciso di abbandonare quella difficile preda e si stava ormai allontanando. Il mercenario , voltandosi, si accorse d&#8217;essere giunto alla fine del suo cammino: era ormai in vista della sua destinazione. Il tempio aprì le sue porte ed un monaco, scalzo, procedette sulla neve in direzione del visitatore, incurante del freddo pungente.<br />
</em><br />
&#8220;Questo sentiero mi ricorda quello che percorsi dieci anni or sono&#8221; dice Nodhes scuotendo la testa per tornare a concentrarsi sul presente. Questa catena montuosa, così pericolosa ed infida, l&#8217;aveva già esplorata per portare a termina la missione che un ben più giovane ed arrogante Lord Durskell gli aveva affidato. Eron osserva in silenzio Nodhes pensando a quanta tristezza e quanto dolore avvolgono questo mercenario. Quindi torna a concentrarsi sul sentiero che serpeggia di fronte a lui, attraversando gallerie ed inerpicandosi tra le rocce per lo più prive di vegetazione. Il sentiero ha scavato, sulla parete di roccia alla loro sinistra, una serie di nicchie, quasi tutte vuote; solo alcune conservano dei cocci di terracotta.<br />
&#8220;Guarda, ci sono degli strani grani qui. Sembra pepe&#8230;&#8221; dice Nodhes.<br />
&#8220;Sono prodotti dalle pire funebri ed è una rarità trovarli&#8221; risponde Eron con un leggero sorriso sorpreso e compiaciuto<br />
&#8220;Alla loro morte&#8221; spiega il saggio &#8220;gli stregoni venivano bruciati utilizzando il Roas, una qualità di legname che assorbiva i loro poteri residui. Dalle braci si recuperavano alcuni carboni, che una volta ridotti a piccoli grani avevano proprio questo aspetto&#8221;.<br />
&#8220;Ineran ne andrebbe pazzo&#8221; commenta in tono ambiguo Nodhes.<br />
&#8220;Mhmm? Sono un bene antico, molto raro, prezioso ed inusuale ai nostri giorni&#8230; che sia opera delle tuniche porpora?&#8221;<br />
Eron è restio a toccare le ceneri di coloro che un tempo padroneggiavano le arti arcane, ma alla fine, facendosi coraggio, si decide a prenderne una manciata. Stende un panno a terra e vi si inginocchia di fronte sotto lo sguardo incuriosito di Nodhes. Quindi pone le mani a coppa, con i grani al suo interno e comincia ad agitarli facendoli passare poco alla volta attraverso le dita socchiuse. Mentre i grani saltellano sulle sue mani magre e sottili, una visione gli invade la mente, come una freccia che colpisca il bersaglio: quando riapre gli occhi le sue mani sono diventate tozze e callose, cosparse di tatuaggi, e stanno gettando alcuni carboni in un fuoco da un&#8217;innaturale bagliore verdastro; alza poi il suo sguardo verso i suoi due compagni, bassi e dalla pelle grigia come lui, dalla corporatura ben diversa da quella dei popoli che hanno invaso la valle recentemente; il tozzo popolo degli Erunt ora è costretto a rifugiarsi sui monti mentre i voraci Seriant, alti e dalla carnagione chiara, fanno man bassa, senza ritegno, di ogni risorsa che la valle offre. Questa sarà l&#8217;ultima generazione di Erunt che vivrà in queste terre, vedono chiaro i tre nel fuoco verdastro, l&#8217;ultima generazione che avrà il controllo dell&#8217;alto tempio sul monte&#8230;<br />
Gli occhi di Eron tornano a mettere a fuoco il presente mentre Nodhes lo osserva a disagio: non avrebbe mai osato interrompere la visione del veggente ma non si è mai certi di cosa ci si possa aspettare da coloro che fanno uso delle arti arcane. Prima che questo possa riferire cos&#8217;ha visto il mercenario lo precede:<br />
&#8220;Gli avvoltoi sorvolano in cerchio la rocca di Durskell, là in basso, qualcosa di terribile è all&#8217;opera: andiamo!&#8221;<br />
E mentre Eron volta lo sguardo, ancora confuso, l&#8217;urlo di una ragazza giunge alle loro orecchie trasportato dal vento e attutito dalla distanza.<br />
&#8220;E&#8217; la voce di Emys!&#8221; esclama allarmato Eron.</p>
<p align="justify">Ereld, il figlio sfigurato e deforme di Lord Durskell, occupa il cupo portale d&#8217;uscita attraverso le mura del castello, realizzando che degli intrusi si sono infiltrati nella fortezza. Balza in avanti e fa il gesto di ghermire con il suo braccio oblungo Emys e seppure l&#8217;intero piazzale del castello li separi fisicamente, Emys sente come se la mano di quel mostro sfiorasse la sua anima, facendola paralizzare per la paura.  L&#8217;erede di Durskell, batte gli zoccoli caprini a terra, pronto a buttarsi alla carica della ragazza ma Ineran, intuendone l&#8217;intenzione, si strappa di dosso il mantello e, prima che Ereld possa gettarsi nella corsa, glielo lancia sugli occhi.<br />
&#8220;Corri via! Scappa!&#8221; urla Ineran alla ragazza, mentre tenta con tutte le sue forze di trattanere la presa sul mantello avvolto sulla testa del mostro. Emys si riprende dall&#8217;orrore e si lancia in una corsa che costeggia tutto il cortile, passando di colonna in colonna del lungo porticato. Il furfante intanto afferra i lembi del suo mantello e tenta di trascinare a terra Ereld. Ineran riesce a far barcollare l&#8217;avversario per qualche passo fino a che questi non inciampa tra sulla pavimentazione dissestata, rovinando a terra.<br />
La bocca del mastio intanto vomita un&#8217;orda di nanetti infuriati, il cui volto digrignante sembra sconvolto dalla rabbia e dall&#8217;odio. Ereld tenta di rialzarsi facendo leva sul suo lungo braccio, ma Ineran, senza alcuna pietà, infierisce sull&#8217;avversario e gli pianta il proprio coltellaccio nella mano, inchiodandolo a terra. Ereld muggisce di dolore, un urlo quasi umano a cui seguono fremiti di rabbia e scalciate in ogni direzione. Emys prende al volo l&#8217;occasione per tentare di superare il mostro e fuggire all&#8217;esterno: dietro di lei i nanetti, dalle gambe corte ma veloci, la stanno raggiungendo. La ragazza passa di proposito più vicino ad Ereld e con un balzo evita uno dei suoi poderosi calci; i nanetti invece non sono altrettanto abili ed un paio di zoccolate sul volto mandano all&#8217;altro mondo altrettanti inseguitori.<br />
&#8220;Vai!&#8221; intima Ineran alla ragazza che si è voltata nella sua direzione notando che il furfante, invece che gettarsi con lei all&#8217;esterno, si infila di nuovo dentro al castello dando una spallata ad una porticina laterale.</p>
<p align="justify">All&#8217;interno del mastio Ineran si nasconde, cercando di evitare di essere trovato. I nanetti lo stanno cercando ma il furfante è abituato a scomparire in situazioni difficili ed anche stavolta riesce a far perdere le sue tracce. Ineran trova la strada verso la sala del trono, dove poco prima Emys e suo padre hanno osato sfidare una volta di troppo la sorte. Riesce quindi a fare  il suo ingresso nella sala buia, attraverso una nicchia laterale, avvolta nell&#8217;ombra. Quattro uomini incappucciati sembrano vegliare minacciosi su Lord Durskell, in cerchio intorno a lui. Il loro oscuro linguaggio fatto di sibili e sospiri riempe l&#8217;aria.<br />
&#8220;Vi prego! Non voglio&#8221; uggiola disperato Durskell fino a che l&#8217;assedio dei quattro non è interrotto dalle proteste di Burgen, l&#8217;ex-capovillaggio, che viene trascinato in catene da una piccola torma di nanetti dai denti snudati e appuntiti. Le tuniche porpora abbandonano Durskell e si avvicinano a Burgen che, terrorizzato ma fiero come sempre, attende di incontrare il suo destino.<br />
&#8220;Che la maledizione di ogni vera divinità possa cadere su di voi e relegarvi di nuovo al nulla da cui provenite&#8221; sibila con voce carica di sdegno Burgen, per poi venire avvolto dal bacio di morte delle tuniche porpora. L&#8217;uomo cade a terra, come incartapecorito, mentre Ineran si sente gelare il sangue nelle vene. Le tuniche si accingono a tornare da Lord Durskell quando sono attirate da una nuova ombra che fa il suo ingresso nel salone. Il profilo di un corvo si staglia sulla più alta delle nicchie e le tuniche gli riservano una lunga e significativa occhiata. Il corvo, sprezzante del pericolo, si getta volando in cerchi sopra di loro e si abbassa fino ad indurre le tuniche a provare ad afferrarlo.<br />
Durskell ne approfitta per abbandonare di soppiatto la sala del trono, ma la sua fuga è ben presto intercettata da Ineran che lo afferra e lo porta con sé nella nicchia, premendogli una mano alla bocca ed intimandogli di non urlare se vuole continuare a vivere.<br />
&#8220;Sei pazzo! Cosa fai ancora qua?&#8221; sibila Durskell, sorpreso dallo svolgersi degli eventi.<br />
&#8220;Sono venuto a prelevarti da questo tugurio&#8221; replica il furfante.<br />
&#8220;Folle! Come pensi di avere scampo da qui?&#8221;<br />
&#8220;Conducimi al passaggio segreto che usasti per far entrare tua moglie in questo luogo&#8221; replica Ineran.<br />
&#8220;Che ne sai tu di quel passaggio?&#8221;<br />
&#8220;Nodhes mi ha messo a conoscenza di qualche particolare riguardo i servigi che ti ha prestato anni or sono&#8221;<br />
&#8220;Quel passaggio è sorvegliato, e il suo occhio vede tutto, ci uccideranno&#8230; o faranno assai peggio&#8221;<br />
&#8220;Al lavoro sporco ci penserò io, ma se tu desideri tanto ritornare al tuo trono puoi accomodarti&#8230;&#8221;<br />
Durskell medita in silenzio sull&#8217;opportunità che gli è stata offerta, incerto se lanciarsi in quell&#8217;azzardo ma poi, evidentemente, decide di giocare quell&#8217;ultima disperata carta sebbene dalle sue labbra provenga solo un risentito: &#8220;Forse dovrei davvero farlo&#8230;&#8221;</p>
<p align="justify"><em>I monaci del tempio di Teberi si inchinarono a Nodhes nel momento in cui questi mostrò l&#8217;anello di Durskell. Senza proferire una sola parola dall&#8217;inizio del loro incontro, erano riusciti a comunicare con il mercenario semplicemente con i loro limpidi e insondabili occhi. Nodhes aveva subito avuto l&#8217;impressione che in quel luogo, avvolto nel silenzio, fosse altro a parlare. I monaci scortarono Nodhes all&#8217;interno di un dedalo di corridoi e cortili interni e lo lasciarono quindi presso una soglia dalla quale si proiettava una luce azzurrognola. Seduta su uno sgabello, in una compostezza regale, stava Chadad, la consorte di Durskell. Ancora una volta, senza che venisse proferita alcuna parola, tutto si compì nell&#8217;esatto modo in cui Nodhes si aspettava: la donna avvertì alle sue spalle l&#8217;arrivo di qualcuno e si voltò. Il suo sguardo si illuminò nel vedere il mercenario e con grazia e semplicità lasciò il proprio sgabello per condurre entrambi fuori da quel luogo.<br />
&#8220;Ti ha mandato il mio consorte&#8221; esordì sicura Chadad. &#8220;Uno spadaccino&#8230; per proteggermi&#8221; concluse vagamente divertita. Ma Nodhes non era tipo da questionare o risentirsi per le provocazioni di una donna: aveva solo un lavoro da fare ed era intenzionato a portarlo a termine.<br />
La donna riprese la parola solo molto più tardi, mentre i due abbandonavano il tempio e voltavano la curva che avrebbe celato alla loro vista Teberi: &#8220;Non di questo viaggio dovresti temere, mia spada, ma dell&#8217;ignoranza di coloro che hanno un potere sconfinato e non sanno che farne&#8230; quei monaci possono bisbigliare agli orecchi degli dei addormentati ma stanno chiusi nel loro sterile mutismo.&#8221; Nodhes fu sorpreso dalle sue aspre parole, non avrebbe detto che quella figura così sublime e leggiadra potesse essere tanto arrogante. &#8220;Ed è quello che ho intenzione di fare per il bene delle terre di mio marito!&#8221; concluse poi la donna con un lampo nei suoi gelidi occhi azzurri.</em></p>
<p align="justify">Emys cerca di disperatamente di fuggire via dai nanetti che ancora la inseguono. Hanno gli occhi iniettati di sangue e spalancano le loro bocche irte di denti aguzzi. La ragazza sta perdendo velocemente il suo precario margine di vantaggio e sembra destinata a soccombere di lì a poco. Giunta al crocevia che conduce da una parte alla valle e dall&#8217;altra ai monti, ha un attimo di esitazione e si volta verso i suoi inseguitori, giusto in tempo per vedere un grosso masso franare dal pendio sopra di lei ed investire tre o quattro nanetti, schiacciandoli e gettandoli nella scarpata. Con un urlo di guerra Nodhes salta sul sentiero, frapponendosi tra la ragazza e i suoi persecutori; quest&#8217;ultimi, spaventati dalla morte dei compagni e visto il mercenario snudare la sua spada nera si danno alla fuga e tornano verso il castello di Durskell. Eron arriva a prestare soccorso alla sua pupilla, che la ragazza accetta di buon grado, stremata ed ancora spaventata dai terribili eventi di quel pomeriggio.<br />
Quando Emys ha ormai ripreso fiato, Eron dice: &#8220;Non è prudente stare qui, altri di quegli esseri potrebbero arrivare. Andiamo in posto più sicuro.&#8221;<br />
Il gruppo si allontana quindi dal crocevia, riprendendo il cammino per qualche minuto in direzione dei monti, fino a fermarsi nei pressi di una nicchia. Durante il tragitto Eron si fa spiegare da Emys cosa sia successo al castello, mentre Nodhes veglia sul sentiero. Il saggio è sconvolto dal racconto della ragazza ed annuisce sempre più serio e preoccupato alla narrazione di Emys.<br />
&#8220;Dov&#8217;è ora Ineran? Perché non è fuggito con te?&#8221; domanda infine, ma la ragazza non sa rispondere a questa domanda.<br />
&#8220;Eccolo che arriva&#8221; avverte poco dopo Nodhes osservando il sentiero più in basso, nascosto da una bassa e quasi del tutto secca vegetazione. Il mercenario produce un suono, come di un uccello, ripetendolo qualche volta; evidentemente un segno concordato con l&#8217;amico e compagno di avventure che infatti, poco dopo, risale il sentiero per arrivare a ricongiungersi con Nodhes e compagnia.<br />
Nello stupore generale, accanto a lui, procede uno stremato Durskell, il cui sguardo però non ha perso la sua solita alterigia.<br />
&#8220;Dov&#8217;è mio padre?&#8221; chiede subito Emys.<br />
&#8220;Ha commesso una sciocchezza di troppo pensando di sfidare gli Dei&#8221; risponde senza mezzi termini Durskell. Il silenzio di Ineran, che non ha il coraggio di guardare negli occhi la ragazza, le fa comprendere il triste destino di suo padre.<br />
&#8220;Cosa ci fai fuori dal castello?&#8221; chiede Nodhes.<br />
&#8220;Sono stato costretto.. con le cattive&#8221; dice rivolgendo il suo sguardo verso Ineran.<br />
&#8220;Non stiamo a discutere qui!&#8221; taglia corto il furfante &#8220;Durskell ha qualcosa di interessante da raccontarci, ma intanto dirigiamoci verso il monte&#8230;&#8221;</p>
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		<title>spiriti inquieti</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 20:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
				<category><![CDATA[la maledizione degli dei informi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il gruppo si inerpica per il ripido sentiero che conduce in cima alla montagna dove si dice sia ubicato l&#8217;antico tempio degli Erunt.
&#8220;Perché non chiedi al tuo Conte che cosa vogliono gli uomini porpora da lui?&#8221; chiede Ineran al veggente. Eron è sorpreso dalla domanda del furfante. Perché non glielo ha chiesto lui stesso? Decide [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il gruppo si inerpica per il ripido sentiero che conduce in cima alla montagna dove si dice sia ubicato l&#8217;antico tempio degli Erunt.<br />
&#8220;Perché non chiedi al tuo Conte che cosa vogliono gli uomini porpora da lui?&#8221; chiede Ineran al veggente. Eron è sorpreso dalla domanda del furfante. Perché non glielo ha chiesto lui stesso? Decide comunque di assecondarlo: in questo momento così difficile ogni parola spesa per discutere tra loro sarebbe solo un inutile dispendio d&#8217;energia.<br />
Eron rivolge la parola a Lord Durskell con lo stesso riguardo che avrebbe usato con un contadino della valle: ogni formalità ed etichetta nei confronti del nobile ha perso significato alla luce degli ultimi eventi. &#8220;Cosa volevano da te le tuniche porpora, Durskell?&#8221;<br />
Il conte è ferito nell&#8217;orgoglio dalla mancanza di rispetto del veggente ma è troppo stanco per mettersi a discutere di questo.<br />
&#8220;Fanno quello che viene loro ordinato da Chadad, la mia consorte. Gli Dei-Mai-Nati l&#8217;hanno attirata durante il suo soggiorno al tempio di Teberi&#8230; e l&#8217;hanno corrotta. Corrotta come poi lei ha fatto con mio figlio. E adesso lei mi vuole al suo fianco per estendere il suo potere al di fuori della valle, aumentando al tempo stesso il dominio degli Dei Informi sul nostro mondo&#8221;.<br />
&#8220;Allora tu ci condurrai da lei, affinché si possa porre termine alla sua opera blasfema&#8221;.<br />
Un sorriso amaro balena sul volto del vecchio nobile. &#8220;Non contate sul mio aiuto per le vostre sconsiderate azioni&#8221; dice fermandosi, come per tornare indietro.<br />
&#8220;E dove andresti? Vuoi tornare al tuo castello a chiedere perdono per essere fuggito?&#8221; lo canzona Eron. &#8220;O forse chiederesti aiuto ai tuoi amati valligiani? Vai pure. Sei libero di andare. Vedrai come ti accoglieranno a braccia aperte ora che pensano che il tuo castello sia l&#8217;origine della maledizione.&#8221;<br />
Durskell ammutolisce di fronte alla cruda realtà che il vecchio saggio gli ha appena esposto. Getta un ultimo sguardo al suo castello decadente per poi riprende a camminare, borbottando un riluttante &#8220;In fondo hai ragione, Eron.&#8221;<span id="more-16"></span></p>
<p>Ignorando la discussione fra i due, Druhnkno si alza in volo per osservare dall&#8217;alto il sentiero da seguire. La sua ricognizione non dura molto, avendo subito avvistato un gruppo di tuniche porpora scendere rapidamente lungo il sentiero. La scena è resa ancor più raccapricciante dell&#8217;ultima volta, alla vista degli uomini del Conte che ora non si muovono eretti ma camminano a quattro zampe, aggrappandosi saldamente alle rocce con le loro mani adunche  e spostandosi con un&#8217;agilità tale da far invidia a una capra di montagna. Il corvo non commette di nuovo l&#8217;errore di farsi vedere e, con una rapida manovra, cambia direzione facendo ritorno verso il gruppo.</p>
<p>Druhnkno raggiunge Nodhes posandosi pesantemente sulla sua spalla e gracchiando agitato: &#8220;Via! Via! Stanno arrivando!&#8221;<br />
&#8220;Di qua!&#8221; replica prontamente Emys indicando uno stretto sentiero che esce da quello principale.<br />
&#8220;Quanti sono?&#8221; chiede Nodhes a Durskell, mentre risalgono il sentiero.<br />
&#8220;Innumerevoli!&#8221; gli risponde il nobile, visibilmente preoccupato. &#8220;Se mi trovassero, mi ucciderebbero stavolta.&#8221;<br />
Ineran, spazientito, afferra improvvisamente un bavero della ricca veste di Durskell, portandogli il volto vicino al suo:<br />
&#8220;Se ti ostini a non dire cosa vogliono da te ti getterò in mezzo a loro!&#8221;<br />
Lord Durskell si libera dalla presa del furfante e si riaggiusta il vestito, sbuffando.<br />
&#8220;Vogliono il mio sigillo nobiliare, il dominio che esercito su questa valle.&#8221;<br />
&#8220;Non essere ridicolo! Tu non eserciti più alcun potere.&#8221; lo sbeffeggia Eron.<br />
&#8220;Il valore di un sigillo nobiliare è pari a quello delle spade che lo proteggono&#8221; è il pragmatico parere del mercenario, che suggella così quello del veggente.<br />
&#8220;Vogliono che mi arrenda ai loro Dei. Non posso dire di non essere stato schiavo io stesso del potere, un tempo, ma adesso non sono disposto a pagare il prezzo che hanno pagato mia moglie e mio figlio.&#8221; replica rassegnato il nobile.<br />
&#8220;Hai fatto la scelta giusta Durskell. E adesso hai l&#8217;occasione per riparare alla tua ignavia e cambiare finalmente le sorti della tua valle.&#8221; prova a consolarlo Eron, ma il nobile prorompe in una grassa risata.<br />
&#8220;Se non fosse stato per quelli che, come te, non credono in me, la situazione sarebbe stata diversa.&#8221;<br />
Emys, rimasta in silenzio fino ad allora, si decide a dire la sua, puntando il dito sul nobile, ed alzando la voce contro di lui:<br />
&#8220;No! Non puoi scaricare le tue colpe sugli altri. <em>Tu</em> hai permesso a tua moglie di tramare con gli Dei Informi e quindi è <em>Tua</em> la responsabilità se tali orrori hanno preso piede nella valle, portando morte e disperazione ai tuoi cittadini!&#8221;<br />
Durskell, messo alle corde, è spezzato nell&#8217;orgoglio. Le sue spalle, finora dritte e fiere, si incurvano sotto il peso delle parole dei suoi interlocutori. Quindi aggiunge, senza alzare lo sguardo:<br />
&#8220;Vi mostrerò una via segreta, infestata dagli spiriti, che si fa strada nelle viscere della montagna, per poi riemergere nel tempio. Ma un patto: voglio che distruggiate quell&#8217;abominio che un tempo era la mia consorte, cosicché almeno mio figlio possa essere libero dal suo dominio.&#8221;<br />
&#8220;È nostro dovere salvare la valle. Faremo tutto ciò che è necessario&#8221; risponde Eron solennemente.<br />
&#8220;Non sembri avere la stessa pietà che lei ha mostrato verso di te finora.&#8221; aggiunge con tono allusorio Ineran.<br />
&#8220;Quella non è più mia la mia consorte&#8230;&#8221; conclude torvo il nobile.</p>
<p>Durskell fa strada agli avventurieri, fermandosi di tanto in tanto per fare mente locale sul sentiero da prendere. Le sue pause si fanno sempre più lunghe, e il suo incedere sempre più insicuro, finché ad un certo punto sembra aver perso definitivamente l&#8217;orientamento, seppure non voglia ammetterlo ai compagni. Il gruppo ne approfitta per fare una pausa e riposarsi, dopo la lunga e difficile scalata affrontata con la costante paura di essere raggiunti dalle tuniche porpora.<br />
Eron invece fruga nella sua bisaccia e ne estrae un amuleto composto da una lunga cordicella piena di piume di uccello multicolore che termina con un anello di legno. Si infila l&#8217;anello al dito medio e raggiunge il Conte, tutto intento a spremersi le meningi nel disperato tentativo di ricordarsi la strada.<br />
&#8220;Non riesci a trovare il sentiero da seguire, vero?&#8221; chiede Eron a Durskell.<br />
&#8220;Ero sicuro che fosse qui&#8230; ma non so&#8230; forse dovevamo prendere a destra all&#8217;ultimo incrocio&#8230;&#8221; farfuglia il nobile passeggiando avanti e indietro ansiosamente.<br />
&#8220;Dammi la mano Duskell&#8221;.<br />
&#8220;Cosa?!&#8221;.<br />
&#8220;Non temere, voglio solo aiutarti a ritrovare la strada.&#8221; dice Eron elargendo un sorriso rassicurante.<br />
Il Conte esita per un attimo, ma poi cede, porgendo la sua mano al veggente.<br />
&#8220;Chiudi gli occhi sul viso e riaprili sui tuoi ricordi&#8230; rievoca il sentiero che hai visto, concentrati sulla sua meta&#8221; gli sussurra Eron, mentre tende in avanti la mano in cui aveva indossato l&#8217;amuleto. Le piume colorate tremano e poi si muovono, facendo sollevare la cordicella, come agitate da un impercettibile brezza.<br />
&#8220;Ecco la tua strada Durskell.&#8221;</p>
<p>Il tenue sentiero ritrovato grazie al suggerimento del veggente, termina dopo poche decine di metri davanti ad un pertugio nel suolo, seminascosto da delle rocce franate. Nodhes ed Ineran accendono le torce che non mancano mai di portarsi dietro e si infilano senza indugio nel sottosuolo, seguiti da Durskell e infine da Eron ed Emys.</p>
<p>Il cunicolo penetra in profondità nella montagna. Le pareti rozzamente scavate diventano gradualmente sempre più lisce e levigate, delineando corridoi regolari che si incrociano e si allineano a decine. Numerose nicchie che ospitano ossa corte e tozze, appartenute molti generazioni fa ai membri del popolo degli Erunt, rivelano la vera entità del labirinto: antiche catacombe. Il sottile udito del Corvo viene allertato d&#8217;un tratto dal rumore di uno scalpiccio che gli altri non sembrano avvertire.<br />
&#8220;Ci siamo dimenticati di portare un canarino, ma per fortuna abbiamo Druhnkno!&#8221; scherza Ineran, vedendo l&#8217;animale agitarsi nervoso sulla spalla di Nodhes.<br />
&#8220;Ho sentito un rumore! <em>Cra!</em> Ma non capisco da dove provenga. Sembra tutto intorno a noi&#8230;&#8221;<br />
&#8220;È inutile fermarsi, ma stiamo all&#8217;erta.&#8221; suggerisce Nodhes.</p>
<p>Un gelido vento si solleva d&#8217;un tratto facendo sfrigolare e poi spegnere il fuoco delle torce. Gli uomini rimangono completamente al buio, incapaci di vedere alcunché. Ineran allunga istintivamente la mano in cerca del nobile fino a quel momento accanto a lui, ma non riesce a trovarlo.<br />
&#8220;Durskell!&#8221;<br />
&#8220;Che succede?&#8221; gli chiede Nodhes.<br />
&#8220;E&#8217; scomparso!&#8221; sibila furioso Ineran.<br />
Emys si stringe impaurita al suo maestro, mentre i due mercenari tentano di riaccendere le loro torce, accompagnati da fruscii, sussurri e  passi sempre più intensi attorno a loro. Quando finalmente le torce riprendono vita, si accorgono di essere accerchiati dagli Erunt, che si fanno lentamente avanti sulle loro gambe robuste. Sono bassi e tozzi e la loro pelle è grigia come la pietra che li circonda. I loro occhi completamente bianchi sono l&#8217;unica cosa che induca gli uomini a pensare che non siano vivi. In realtà, a ben guardare, la loro immagine appare come offuscata mentre si muovono, come se i loro arti si sdoppiassero e le due copie si inseguissero a breve distanza per poi ricongiungersi alla fine del movimento.<br />
&#8220;Ridateci Durskell!&#8221; intima Ineran, mostrando così più coraggio &#8211; e sfrontatezza &#8211; dei suoi compagni.<br />
&#8220;Non abbiamo preso noi il vostro amico, Seriant&#8221; interviene una voce che sembra giungere dall&#8217;oltretomba, ma che in realtà proviene da un Erunt che indossa una veste più elaborata di quelle degli altri e dal cranio pelato affollato di tatuaggi, vagamente simili a quelli di Eron.<br />
&#8220;Cosa volete da noi?&#8221; chiede Emys timidamente, facendo capolino da dietro le spalle dei due mercenari.<br />
&#8220;Siete stati voi ad entrare nella nostra dimora. Cosa cercate in queste catacombe?&#8221; li controinterroga lo spirito.<br />
&#8220;Stiamo cercando la fonte della maledizione che affligge la valle.&#8221; interviene il veggente.<br />
&#8220;Il nostro tempio, profanato da voi Seriant, è l&#8217;origine della maledizione.&#8221;<br />
&#8220;Lord Durskell, l&#8217;uomo che era prima con noi, è la nostra guida. Abbiamo bisogno di lui per raggiungere il tempio.&#8221;<br />
&#8220;Non abbiamo visto nessun altro Seriant, oltre a voi&#8221;<br />
Eron è confuso, gli occhi vuoti dello spirito gli impediscono di capire se dica la verità o se lo stia solo canzonando.<br />
&#8220;Allora perché avete sollevato quel vento che ha fatto spegnere le nostre torce?&#8221;<br />
&#8220;Non siamo noi gli artefici di quel sortilegio. Ma se davvero volete dissolvere la maledizione, allora vi guiderò io stesso, giacché se riuscirete nel vostro intento allora le catene che ci legano a questo luogo si spezzeranno, permettendoci di passare finalmente al mondo dei morti.&#8221;<br />
Gli uomini non hanno notato l&#8217;incertezza nelle parole dello spirito: egli non è sicuro che distruggere Chadad possa aiutare anche la sua causa, ma è ciò che spera fermamente.</p>
<p>Dopo aver attraversato innumerevoli cunicoli tutti identici, lo spirito inforca una stratta rampa di scale che conduce ad una grata di metallo che evidentemente giace sul pavimento di una stanza soprastante.<br />
&#8220;Se Lord Durskell è passato di qui, non può essersi richiuso la botola alle spalle&#8221; medita pensieroso Nodhes.<br />
&#8220;Intendi dire che lo spirito ci ha condotti altrove?&#8221; chiede incuriosito Ineran.<br />
&#8220;Voglio solo dire che dubito che sia chiusa a chiave.&#8221; Risponde il mercenario sorridendo, per poi porre le sue forti mani sulle sbarre facendo leva saldamente sulle gambe.<br />
&#8220;È aperta ma è pesantissima&#8230;&#8221; dichiara il mercenario mentre si concentra per raccogliere le forze. E mentre Nodhes suda e sbuffa cercando di sollevare la pesante inferriata, il corvo si insinua fra le sbarre andando in avanscoperta. Zampetta nella piccola sala, al cui centro un sarcofago svetta su una pedana rialzata, circondata da quattro statue di Erunt che sembrano vegliare su di esso. Una sala mortuaria degli Erunt. Tutto ha un aria cadente e abbandonata: rampicanti marcescenti avviluppano le statue e una strana patina appiccicosa sembra avvolgere ogni cosa offuscando la naturale aura di sacralità. I corridoi che lasciano la sala scompaiono nell&#8217;oscurità e il corvo, prudentemente, vi si immerge in esplorazione.</p>
<p>Con un ultimo sforzo, Nodhes riesce a sollevare la grata, facendola ricadere rumorosamente sul liscio pavimento lastricato di pietra. Il gruppo penetra nella sala, e lo spettro è visibilmente sofferente per la stato di quella che evidentemente è la sua tomba.<br />
Subito dopo Druhnkno si precipita in volo nella stanza gracchiando:<br />
&#8220;Stanno arrivando!&#8221;<br />
Nodhes non fa in tempo a chiedere chi, perché già si avvertono gli orridi respiri delle tuniche porpora che  fanno il loro ingresso nella sala agitando le loro lunghe braccia in direzione degli uomini. Ineran si frappone ai mostri vibrando la sua torcia accesa in ampie volute: il fuoco della torcia sfiora una delle tuniche, le fiamme avvampano su di essa come sulla paglia secca e sembrano vivere di vita propria mentre divorano voracemente il mostro che si dimena orribilmente emettendo uno stridulo urlo che fa rabbrividire tutti gli uomini nella stanza. Tutti tranne uno: Nodhes infatti è già preda del demone che alberga nella sua spada nera, ignaro di ciò che lo circonda, se non del malcapitato avversario che lo fronteggia.<br />
Anche il corvo si da da fare per disperdere le tuniche, tirandole per i cappucci e beccando i loro numerosi occhi.<br />
Messo alle strette e senza via d&#8217;uscita, Eron decide di sfruttare uno dei trucchetti che imparò dal suo vecchio maestro. Chiama a sé la sua apprendista e traccia a terra con un carboncino un cerchio che li circondi completamente mentre recita alcune parole che non appartengono al linguaggio comune. Seppure Emys non noti il cambiamento, nel momento in cui il veggente chiude il cerchio con il carboncino, i due scompaiono alla vista di chi stia fuori da esso.<br />
L&#8217;impeto guerriero di Nodhes è talmente violento, da non permettere a nessuna delle mani degli uomini incappucciati di raggiungere il suo volto. Quando quasi tutte le tuniche viola giacciono come corpi esanimi attornocer a Nodhes, Ineran si accorge per la prima volta dell&#8217;assenza del veggente e della sua apprendista. Non volendo rimanere solo con Nodhes quando anche la sua ultima vittima sarà uccisa, si nasconde in un corridoio, attendendo nell&#8217;ombra. Il furfante rabbrividisce ascoltando le risate di Nodhes mentre combatte e non si stupisce più di tanto vedendolo ancora in preda alla furia quando tutti i suoi bersagli sono ormai a terra.<br />
Emys si stringe al suo maestro, il quale cerca di rassicurarla sussurrandole:<br />
&#8220;Non temere Emys, non può vederci finché restiamo all&#8217;interno del cerchio.&#8221;<br />
Facendosi forza con le parole del maestro decide di liberare la mente dalla paura e di concentrarsi sull&#8217;immagine del mercenario a pochi metri di fronte a lei. Aguzza gli occhi finché tutti i colori della stanza si sbiadiscono, uniformandosi ad un grigio spento, mentre i colori che compongono la figura di Nodhes si intensificano espandendosi oltre i suoi contorni in ampie volute color rosso sangue. Sotto la nuvola scarlatta che circonda l&#8217;uomo, Emys riesce a distinguere chiaramente il vero Nodhes che tenta disperatamente di riprendere il dominio di sé, combattendo contro il demone sanguinario che in questo momento lo possiede.</p>
<p>Comunque sia, il suo maestro aveva detto la verità, Nodhes non può vederli. Si guarda intorno nervosamente in cerca di nuove vittime, senza riuscire a trovarne, così, con lo sconcerto dei presenti, si mette a fiutare l&#8217;aria. Bastano pochi attimi per fargli individuare ciò che cercava. Sul suo volto compare un ghigno malefico mentre si dirige con passo deciso verso Eron ed Emys. I due si stringono l&#8217;un l&#8217;altra, terrorizzati da quello che sta per accadere quando, fulminea, una freccia fischia proprio davanti al volto di Nodhes, mancandolo per un pelo. È una freccia di Ineran, uscito finalmente dal suo nascondiglio. Il furfante, apparentemente ignaro di aver salvato la vita al veggente e all&#8217;apprendista, vuole sfruttare la furia omicida di Nodhes per portarla nel cuore del tempio, dove sa che i nemici saranno numerosi.<br />
Emys in cuor suo, crede che Ineran abbia fatto quel gesto per salvare loro la vita così decide di seguire i due, quando il mercenario si getta furiosamente all&#8217;inseguimento del furfante.<br />
&#8220;Emys! No!&#8221; bisbiglia Eron quando la sua allieva esce dal cerchio di occultamento.<br />
&#8220;Non posso lasciarlo solo con quella furia&#8221; gli risponde Emys mentre corre via, voltandosi solo per un attimo, momento in cui realizza di non poter vedere il suo maestro.</p>
<p>Solo adesso Eron si accorge della presenza dello spirito dell&#8217;Erunt, che aveva perso di vista durante l&#8217;infuriare dello scontro. Lo spettro è inginocchiato sulla sua tomba, con le mani giunte e gli occhi chiusi, intento a salmodiare antiche preghiere in una lingua che il veggente non conosce.<br />
Mentre Eron gli si avvicina, osserva attentamente i rampicanti che invadono il sepolcro. Il suo sesto senso gli suggerisce che le fetide piante rappresentano una prigione per gli spettri, una prigione per intrappolare ciò che resta della loro vita terrena.<br />
&#8220;Quando il tuo amico dalla spada nera, ha iniziato a far strage di tuniche viola ho pensato che forse sarei finalmente riuscito a liberare la mia tomba dalla loro sacrilega contaminazione&#8221; dice lo spettro, senza neanche voltarsi.<br />
&#8220;Non riuscirai mai nel tuo intento con le tue sole forze, spirito&#8221; è la risposta del veggente.<br />
&#8220;Mi stai forse offrendo il tuo aiuto?&#8221; chiede lo spettro aprendo i suoi grandi occhi privi d&#8217;espressione.<br />
&#8220;Ti avevo promesso che lo avrei fatto, se tu ci avessi guidato attraverso le catacombe&#8221; gli risponde Eron mentre mentre accarezza le foglie di edera, come per verificare la sua supposizione.<br />
Eron inizia a strappare via con forza i lunghi rampicanti. I tralci gettati a terra si contorcono come serpenti feriti a morte per poi avvizzire riducendosi in polvere.<br />
Un raggio di luce, non più occultato dalla pianta infestante, penetra attraverso una fessura nel soffitto illuminando il sarcofago su cui è scolpito il volto dell&#8217;Erunt.</p>
<p>Ineran è riuscito a seminare Nodhes e si è nascosto dietro ad una colonna di un porticato lungo e stretto. Sente i passi del compagno che si avvicinano minacciosi, così decide di scagliare una freccia nel tentativo di attirare altrove la sua attenzione. Ma il furfante ha fatto male i suoi conti e fa appena in tempo a vedersi stagliare, là dove credeva fosse Nodhes, il profilo di Emys quando il suo sesto senso lo avverte di abbassarsi immediatamente.<br />
<em>Clang!</em><br />
La nera lama di Nodhes si infrange in un mare di scinitille sulla nuda pietra della colonna a una spanna dalla testa di Ineran. Il furfante si getta prontamente a terra, rotolando via ed evitando così un nuovo rapido fendente del mercenario.<br />
&#8220;Che eroe ridicolo sei diventato!&#8221; lo schernisce Ineran subito ripresosi dallo scampato pericolo.<br />
Nodhes però sembra aver notato anch&#8217;egli la presenza di Emys e accantonando Ineran si getta come una furia contro la ragazza, vibrando un poderoso fendente che rischia di tranciarla in due; fortunatamente la prontezza di riflessi di Emys le salva la vita: l&#8217;apprendista balza indietro giusto in tempo per evitare la lama, la manovra improvvisa però le fa inciampare e cadere a terra. Un nuovo colpo si infrange violentemente al suolo quando lei vi si sottrae rotolando su un fianco, appena in tempo per salvarsi ma non per evitare che la spada le ferisca un braccio.<br />
Nodhes solleva la spada per sferrare il colpo di grazia sulla ragazza ormai inerme, quando cade improvvisamente a terra falciato alle gambe da Ineran che, mentre si rialza per evitare i colpi del mercenario, urla ad Emys:<br />
&#8220;Stupida ragazza, quante volte ti devo dire di fuggire!?&#8221;<br />
&#8220;Stupido tu! Non avresti dovuto aizzarlo a quel modo!&#8221; risponde Emys con tono stizzito, seppur ancora terrorizzata, mentre si rialza goffamente sgattaiolando via.<br />
&#8220;Non sono più divertente da uccidere di una ragazzina?&#8221; dice il furfante alla volta del mercenario. Nodhes si alza in piedi lentamente e si stringe il volto con le mani cercando di tornare in sé, mentre la sua spada gli penzola dal polso appesa per la catena; ormai la sua furia cieca sta scivolando via. Ineran sbuffa, deluso per non essere riuscito a convogliare la furia omicida di Nodhes sulle tuniche porpora e frustrato per quell&#8217;azzardo che stava per terminare in tragedia.</p>
<p>Quando finalmente arriva Eron, seguito dallo spirito dell&#8217;Erunt, trova Emys intenta a fasciarsi da sola la ferita, inginocchiata in un angolo buio. Le si avvicina per soccorrerla ma questa cerca di scansarlo, come per impedirgli di vedere la lesione.<br />
&#8220;Voglio solo aiutarti&#8221; le sussurra dolcemente.<br />
&#8220;Non è niente maestro, solo un graffio&#8221; sussurra spaventata Emys mentre cerca di ritrarsi dall&#8217;aiuto di Eron.<br />
&#8220;Allora fammi vedere se hai stretto bene la fasciatura&#8221; le dice mentre cerca di afferrarle un braccio, trovando nuove resistenze che lo costringono a desistere. C&#8217;è qualcosa che non va nella sua apprendista: non si era mai comportata così.<br />
&#8220;Ne riparleremo più tardi allora&#8230;&#8221; si rassegna il maestro, mentre l&#8217;apprendista finisce di nascondere con le bende la profonda ferita al braccio che non stilla una goccia di sangue.</p>
<p>&#8220;Questa scala vi condurrà al tempio&#8221; dice lo spettro indicando con la mano una lunga gradinata. &#8220;Io non posso più seguirvi. Vi ringrazio del vostro aiuto&#8221; Quindi si sfila un anello dall&#8217;anulare sinistro e lo porge al veggente:<br />
&#8220;Questo anello sia testimone dell&#8217;aiuto che avete prestato agli Erunt, portalo con te perché la nostra forza possa accompagnarti&#8221;<br />
Eron prende l&#8217;anello troppo grande per le sue magre dita, ma che sembra calzargli abbastanza bene al pollice.<br />
&#8220;Addio Erunt, spero che tu e la tua gente possiate finalmente passare al mondo dei morti.&#8221;</p>
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