silenzi e sussurri
“I Denti del Gigante” è il nome di una catena montuosa aspra e quasi totalmente priva di vegetazione, dove il vento ulula forte e gran parte dei sentieri è inaccessibile se non con l’ausilio di corde di sicurezza. La neve è presente per molti mesi all’anno e rende ancora più difficile, se non addirittura impossibile, percorrere i sentieri montani. Nodhes rabbrividì a causa di una gelida sferzata di vento, stava però calcando uno dei sentieri più battuti e solo pochi minuti di cammino lo separavano dalla sua meta: il tempio di Teberi.
Gli restava solo da attraversare un vecchio ponte di corda dalle assi di legno, sospeso su un profondo crepaccio. All’imboccatura del ponte si ergevano due pali, ornati, si fa per dire, di due collane di teschi. Se fosse per spaventare i visitatori o per altri motivi, Nodhes non lo sapeva, ma a lui poco importava di tutto questo. Il mercenario doveva solo arrivare al tempio, trovare la moglie di Lord Durskel e scortarla fino al suo castello. Il ponte di corda ed assi ondeggiò vistosamente a causa del vento ma Nodhes non si fece spaventare e cominciò ad attraversarlo con passo deciso e sicuro.
Sopra di lui, sospeso nelle correnti aeree, un enorme rapace, grande due volte un uomo, lo teneva d’occhio, aspettando il momento propizio per attaccarlo: un rock dei monti. La bestia spalancò il becco per spaventare la preda con il suo grido e Nodhes alzò lo sguardo giusto in tempo per vedere l’uccello scendere a picco su di lui. Il ponte era ancora lungo e le corde consumate dalle intemperie imponevano accortezza. La bestia arrivò sulla preda ma Nodhes si accucciò prontamente, facendole chiudere a vuoto i potenti rostri; per niente scoraggiato, l’animale riprese quota preparandosi ad un nuovo attacco. Nodhes fece qualche altro veloce passo, consapevole di avere poco tempo per pensare e reagire; diede una rapida occhiata sopra di lui e, un attimo prima che il rock potesse afferrarlo, balzò giù dal ponte, afferrando la corda che fungeva da corrimano, e si lasciò penzolare nel vuoto, mentre con un colpo di reni e la spinta delle gambe sollevò le assi di legno. Colpito malamente al capo il mostro dovette rallentare la sua caccia. Tirandosi su con la forza delle braccia Nodhes abbandonò ogni prudenza e si lanciò in una corsa attraverso il ponte, riuscendo a guadagnare il sentiero dall’altra parte. Alzò lo sguardo pronto a dar battaglia e sfoderò la spada, piantandosi bene a terra; il rock però aveva già deciso di abbandonare quella difficile preda e si stava ormai allontanando. Il mercenario , voltandosi, si accorse d’essere giunto alla fine del suo cammino: era ormai in vista della sua destinazione. Il tempio aprì le sue porte ed un monaco, scalzo, procedette sulla neve in direzione del visitatore, incurante del freddo pungente.
“Questo sentiero mi ricorda quello che percorsi dieci anni or sono” dice Nodhes scuotendo la testa per tornare a concentrarsi sul presente. Questa catena montuosa, così pericolosa ed infida, l’aveva già esplorata per portare a termina la missione che un ben più giovane ed arrogante Lord Durskell gli aveva affidato. Eron osserva in silenzio Nodhes pensando a quanta tristezza e quanto dolore avvolgono questo mercenario. Quindi torna a concentrarsi sul sentiero che serpeggia di fronte a lui, attraversando gallerie ed inerpicandosi tra le rocce per lo più prive di vegetazione. Il sentiero ha scavato, sulla parete di roccia alla loro sinistra, una serie di nicchie, quasi tutte vuote; solo alcune conservano dei cocci di terracotta.
“Guarda, ci sono degli strani grani qui. Sembra pepe…” dice Nodhes.
“Sono prodotti dalle pire funebri ed è una rarità trovarli” risponde Eron con un leggero sorriso sorpreso e compiaciuto
“Alla loro morte” spiega il saggio “gli stregoni venivano bruciati utilizzando il Roas, una qualità di legname che assorbiva i loro poteri residui. Dalle braci si recuperavano alcuni carboni, che una volta ridotti a piccoli grani avevano proprio questo aspetto”.
“Ineran ne andrebbe pazzo” commenta in tono ambiguo Nodhes.
“Mhmm? Sono un bene antico, molto raro, prezioso ed inusuale ai nostri giorni… che sia opera delle tuniche porpora?”
Eron è restio a toccare le ceneri di coloro che un tempo padroneggiavano le arti arcane, ma alla fine, facendosi coraggio, si decide a prenderne una manciata. Stende un panno a terra e vi si inginocchia di fronte sotto lo sguardo incuriosito di Nodhes. Quindi pone le mani a coppa, con i grani al suo interno e comincia ad agitarli facendoli passare poco alla volta attraverso le dita socchiuse. Mentre i grani saltellano sulle sue mani magre e sottili, una visione gli invade la mente, come una freccia che colpisca il bersaglio: quando riapre gli occhi le sue mani sono diventate tozze e callose, cosparse di tatuaggi, e stanno gettando alcuni carboni in un fuoco da un’innaturale bagliore verdastro; alza poi il suo sguardo verso i suoi due compagni, bassi e dalla pelle grigia come lui, dalla corporatura ben diversa da quella dei popoli che hanno invaso la valle recentemente; il tozzo popolo degli Erunt ora è costretto a rifugiarsi sui monti mentre i voraci Seriant, alti e dalla carnagione chiara, fanno man bassa, senza ritegno, di ogni risorsa che la valle offre. Questa sarà l’ultima generazione di Erunt che vivrà in queste terre, vedono chiaro i tre nel fuoco verdastro, l’ultima generazione che avrà il controllo dell’alto tempio sul monte…
Gli occhi di Eron tornano a mettere a fuoco il presente mentre Nodhes lo osserva a disagio: non avrebbe mai osato interrompere la visione del veggente ma non si è mai certi di cosa ci si possa aspettare da coloro che fanno uso delle arti arcane. Prima che questo possa riferire cos’ha visto il mercenario lo precede:
“Gli avvoltoi sorvolano in cerchio la rocca di Durskell, là in basso, qualcosa di terribile è all’opera: andiamo!”
E mentre Eron volta lo sguardo, ancora confuso, l’urlo di una ragazza giunge alle loro orecchie trasportato dal vento e attutito dalla distanza.
“E’ la voce di Emys!” esclama allarmato Eron.
Ereld, il figlio sfigurato e deforme di Lord Durskell, occupa il cupo portale d’uscita attraverso le mura del castello, realizzando che degli intrusi si sono infiltrati nella fortezza. Balza in avanti e fa il gesto di ghermire con il suo braccio oblungo Emys e seppure l’intero piazzale del castello li separi fisicamente, Emys sente come se la mano di quel mostro sfiorasse la sua anima, facendola paralizzare per la paura. L’erede di Durskell, batte gli zoccoli caprini a terra, pronto a buttarsi alla carica della ragazza ma Ineran, intuendone l’intenzione, si strappa di dosso il mantello e, prima che Ereld possa gettarsi nella corsa, glielo lancia sugli occhi.
“Corri via! Scappa!” urla Ineran alla ragazza, mentre tenta con tutte le sue forze di trattanere la presa sul mantello avvolto sulla testa del mostro. Emys si riprende dall’orrore e si lancia in una corsa che costeggia tutto il cortile, passando di colonna in colonna del lungo porticato. Il furfante intanto afferra i lembi del suo mantello e tenta di trascinare a terra Ereld. Ineran riesce a far barcollare l’avversario per qualche passo fino a che questi non inciampa tra sulla pavimentazione dissestata, rovinando a terra.
La bocca del mastio intanto vomita un’orda di nanetti infuriati, il cui volto digrignante sembra sconvolto dalla rabbia e dall’odio. Ereld tenta di rialzarsi facendo leva sul suo lungo braccio, ma Ineran, senza alcuna pietà, infierisce sull’avversario e gli pianta il proprio coltellaccio nella mano, inchiodandolo a terra. Ereld muggisce di dolore, un urlo quasi umano a cui seguono fremiti di rabbia e scalciate in ogni direzione. Emys prende al volo l’occasione per tentare di superare il mostro e fuggire all’esterno: dietro di lei i nanetti, dalle gambe corte ma veloci, la stanno raggiungendo. La ragazza passa di proposito più vicino ad Ereld e con un balzo evita uno dei suoi poderosi calci; i nanetti invece non sono altrettanto abili ed un paio di zoccolate sul volto mandano all’altro mondo altrettanti inseguitori.
“Vai!” intima Ineran alla ragazza che si è voltata nella sua direzione notando che il furfante, invece che gettarsi con lei all’esterno, si infila di nuovo dentro al castello dando una spallata ad una porticina laterale.
All’interno del mastio Ineran si nasconde, cercando di evitare di essere trovato. I nanetti lo stanno cercando ma il furfante è abituato a scomparire in situazioni difficili ed anche stavolta riesce a far perdere le sue tracce. Ineran trova la strada verso la sala del trono, dove poco prima Emys e suo padre hanno osato sfidare una volta di troppo la sorte. Riesce quindi a fare il suo ingresso nella sala buia, attraverso una nicchia laterale, avvolta nell’ombra. Quattro uomini incappucciati sembrano vegliare minacciosi su Lord Durskell, in cerchio intorno a lui. Il loro oscuro linguaggio fatto di sibili e sospiri riempe l’aria.
“Vi prego! Non voglio” uggiola disperato Durskell fino a che l’assedio dei quattro non è interrotto dalle proteste di Burgen, l’ex-capovillaggio, che viene trascinato in catene da una piccola torma di nanetti dai denti snudati e appuntiti. Le tuniche porpora abbandonano Durskell e si avvicinano a Burgen che, terrorizzato ma fiero come sempre, attende di incontrare il suo destino.
“Che la maledizione di ogni vera divinità possa cadere su di voi e relegarvi di nuovo al nulla da cui provenite” sibila con voce carica di sdegno Burgen, per poi venire avvolto dal bacio di morte delle tuniche porpora. L’uomo cade a terra, come incartapecorito, mentre Ineran si sente gelare il sangue nelle vene. Le tuniche si accingono a tornare da Lord Durskell quando sono attirate da una nuova ombra che fa il suo ingresso nel salone. Il profilo di un corvo si staglia sulla più alta delle nicchie e le tuniche gli riservano una lunga e significativa occhiata. Il corvo, sprezzante del pericolo, si getta volando in cerchi sopra di loro e si abbassa fino ad indurre le tuniche a provare ad afferrarlo.
Durskell ne approfitta per abbandonare di soppiatto la sala del trono, ma la sua fuga è ben presto intercettata da Ineran che lo afferra e lo porta con sé nella nicchia, premendogli una mano alla bocca ed intimandogli di non urlare se vuole continuare a vivere.
“Sei pazzo! Cosa fai ancora qua?” sibila Durskell, sorpreso dallo svolgersi degli eventi.
“Sono venuto a prelevarti da questo tugurio” replica il furfante.
“Folle! Come pensi di avere scampo da qui?”
“Conducimi al passaggio segreto che usasti per far entrare tua moglie in questo luogo” replica Ineran.
“Che ne sai tu di quel passaggio?”
“Nodhes mi ha messo a conoscenza di qualche particolare riguardo i servigi che ti ha prestato anni or sono”
“Quel passaggio è sorvegliato, e il suo occhio vede tutto, ci uccideranno… o faranno assai peggio”
“Al lavoro sporco ci penserò io, ma se tu desideri tanto ritornare al tuo trono puoi accomodarti…”
Durskell medita in silenzio sull’opportunità che gli è stata offerta, incerto se lanciarsi in quell’azzardo ma poi, evidentemente, decide di giocare quell’ultima disperata carta sebbene dalle sue labbra provenga solo un risentito: “Forse dovrei davvero farlo…”
I monaci del tempio di Teberi si inchinarono a Nodhes nel momento in cui questi mostrò l’anello di Durskell. Senza proferire una sola parola dall’inizio del loro incontro, erano riusciti a comunicare con il mercenario semplicemente con i loro limpidi e insondabili occhi. Nodhes aveva subito avuto l’impressione che in quel luogo, avvolto nel silenzio, fosse altro a parlare. I monaci scortarono Nodhes all’interno di un dedalo di corridoi e cortili interni e lo lasciarono quindi presso una soglia dalla quale si proiettava una luce azzurrognola. Seduta su uno sgabello, in una compostezza regale, stava Chadad, la consorte di Durskell. Ancora una volta, senza che venisse proferita alcuna parola, tutto si compì nell’esatto modo in cui Nodhes si aspettava: la donna avvertì alle sue spalle l’arrivo di qualcuno e si voltò. Il suo sguardo si illuminò nel vedere il mercenario e con grazia e semplicità lasciò il proprio sgabello per condurre entrambi fuori da quel luogo.
“Ti ha mandato il mio consorte” esordì sicura Chadad. “Uno spadaccino… per proteggermi” concluse vagamente divertita. Ma Nodhes non era tipo da questionare o risentirsi per le provocazioni di una donna: aveva solo un lavoro da fare ed era intenzionato a portarlo a termine.
La donna riprese la parola solo molto più tardi, mentre i due abbandonavano il tempio e voltavano la curva che avrebbe celato alla loro vista Teberi: “Non di questo viaggio dovresti temere, mia spada, ma dell’ignoranza di coloro che hanno un potere sconfinato e non sanno che farne… quei monaci possono bisbigliare agli orecchi degli dei addormentati ma stanno chiusi nel loro sterile mutismo.” Nodhes fu sorpreso dalle sue aspre parole, non avrebbe detto che quella figura così sublime e leggiadra potesse essere tanto arrogante. “Ed è quello che ho intenzione di fare per il bene delle terre di mio marito!” concluse poi la donna con un lampo nei suoi gelidi occhi azzurri.
Emys cerca di disperatamente di fuggire via dai nanetti che ancora la inseguono. Hanno gli occhi iniettati di sangue e spalancano le loro bocche irte di denti aguzzi. La ragazza sta perdendo velocemente il suo precario margine di vantaggio e sembra destinata a soccombere di lì a poco. Giunta al crocevia che conduce da una parte alla valle e dall’altra ai monti, ha un attimo di esitazione e si volta verso i suoi inseguitori, giusto in tempo per vedere un grosso masso franare dal pendio sopra di lei ed investire tre o quattro nanetti, schiacciandoli e gettandoli nella scarpata. Con un urlo di guerra Nodhes salta sul sentiero, frapponendosi tra la ragazza e i suoi persecutori; quest’ultimi, spaventati dalla morte dei compagni e visto il mercenario snudare la sua spada nera si danno alla fuga e tornano verso il castello di Durskell. Eron arriva a prestare soccorso alla sua pupilla, che la ragazza accetta di buon grado, stremata ed ancora spaventata dai terribili eventi di quel pomeriggio.
Quando Emys ha ormai ripreso fiato, Eron dice: “Non è prudente stare qui, altri di quegli esseri potrebbero arrivare. Andiamo in posto più sicuro.”
Il gruppo si allontana quindi dal crocevia, riprendendo il cammino per qualche minuto in direzione dei monti, fino a fermarsi nei pressi di una nicchia. Durante il tragitto Eron si fa spiegare da Emys cosa sia successo al castello, mentre Nodhes veglia sul sentiero. Il saggio è sconvolto dal racconto della ragazza ed annuisce sempre più serio e preoccupato alla narrazione di Emys.
“Dov’è ora Ineran? Perché non è fuggito con te?” domanda infine, ma la ragazza non sa rispondere a questa domanda.
“Eccolo che arriva” avverte poco dopo Nodhes osservando il sentiero più in basso, nascosto da una bassa e quasi del tutto secca vegetazione. Il mercenario produce un suono, come di un uccello, ripetendolo qualche volta; evidentemente un segno concordato con l’amico e compagno di avventure che infatti, poco dopo, risale il sentiero per arrivare a ricongiungersi con Nodhes e compagnia.
Nello stupore generale, accanto a lui, procede uno stremato Durskell, il cui sguardo però non ha perso la sua solita alterigia.
“Dov’è mio padre?” chiede subito Emys.
“Ha commesso una sciocchezza di troppo pensando di sfidare gli Dei” risponde senza mezzi termini Durskell. Il silenzio di Ineran, che non ha il coraggio di guardare negli occhi la ragazza, le fa comprendere il triste destino di suo padre.
“Cosa ci fai fuori dal castello?” chiede Nodhes.
“Sono stato costretto.. con le cattive” dice rivolgendo il suo sguardo verso Ineran.
“Non stiamo a discutere qui!” taglia corto il furfante “Durskell ha qualcosa di interessante da raccontarci, ma intanto dirigiamoci verso il monte…”
Comments
Comment from eradan
Time: February 22, 2008, 2:16 pm
Grazie a voi delle correzioni.
Non solo avete migliorato le prosa generale e le scene d’azione dove ho grosse difficoltà, ma avete anche chiarito alcuni dialoghi: mi ero completamente perso, ad esempio, che Chadad mirasse a rafforzare il dominio sulla valle in ossequio al marito e al figlio: può sembrare banale ed invece è importante!
Comment from Galdor
Time: March 4, 2008, 2:43 pm
Bellissimo!! Riassunto scritto davvero bene, con un ritmo estremamente coinvolgente. Complimenti sinceri: mi state facendo rimpiangere sempre più amaramente la mia assenza forzata.. ![]()
E un sentitissimo ‘bravo!’ ad Ineran per le sue scene e le sue idee narrative!
Due domande: è tua l’idea di tornare dentro al castello per recuperare Lord Durskell?
Ed è tua l’idea del passaggio segreto?
Comment from eradan
Time: March 5, 2008, 8:28 pm
Carissimo Galdor: grazie dei complimenti, fanno decisamente piacere! ![]()
Per quanto riguarda le tue domande la risposta è sì ad entrambe.
Mi gongolo, però se devo essere onesto durante la seduta, queste idee, me le sono giocate proprio male e non hanno avuto lo stesso spessore che poi gli abbiamo dato durante la revisione per il riassunto della seduta.
In questo periodo comincio a pensare che anche giocare di ruolo sia diventato troppo difficile per me!
Comment from Daniele
Time: February 22, 2008, 11:50 am
Wow wow wow! Nobili gesta di inconsapevoli eroi! Evviva! E, coincidenza?, il tutto per tempo per stasera, quando l’avventura di Nodhes nella Valle Maledetta proseguirà. Fantastico. Bravi ragazzi, come sempre