La Saga di Nodhes di Thraal

Entries Comments


spiriti inquieti

22 February, 2008 (21:54) | la maledizione degli dei informi

Il gruppo si inerpica per il ripido sentiero che conduce in cima alla montagna dove si dice sia ubicato l’antico tempio degli Erunt.
“Perché non chiedi al tuo Conte che cosa vogliono gli uomini porpora da lui?” chiede Ineran al veggente. Eron è sorpreso dalla domanda del furfante. Perché non glielo ha chiesto lui stesso? Decide comunque di assecondarlo: in questo momento così difficile ogni parola spesa per discutere tra loro sarebbe solo un inutile dispendio d’energia.
Eron rivolge la parola a Lord Durskell con lo stesso riguardo che avrebbe usato con un contadino della valle: ogni formalità ed etichetta nei confronti del nobile ha perso significato alla luce degli ultimi eventi. “Cosa volevano da te le tuniche porpora, Durskell?”
Il conte è ferito nell’orgoglio dalla mancanza di rispetto del veggente ma è troppo stanco per mettersi a discutere di questo.
“Fanno quello che viene loro ordinato da Chadad, la mia consorte. Gli Dei-Mai-Nati l’hanno attirata durante il suo soggiorno al tempio di Teberi… e l’hanno corrotta. Corrotta come poi lei ha fatto con mio figlio. E adesso lei mi vuole al suo fianco per estendere il suo potere al di fuori della valle, aumentando al tempo stesso il dominio degli Dei Informi sul nostro mondo”.
“Allora tu ci condurrai da lei, affinché si possa porre termine alla sua opera blasfema”.
Un sorriso amaro balena sul volto del vecchio nobile. “Non contate sul mio aiuto per le vostre sconsiderate azioni” dice fermandosi, come per tornare indietro.
“E dove andresti? Vuoi tornare al tuo castello a chiedere perdono per essere fuggito?” lo canzona Eron. “O forse chiederesti aiuto ai tuoi amati valligiani? Vai pure. Sei libero di andare. Vedrai come ti accoglieranno a braccia aperte ora che pensano che il tuo castello sia l’origine della maledizione.”
Durskell ammutolisce di fronte alla cruda realtà che il vecchio saggio gli ha appena esposto. Getta un ultimo sguardo al suo castello decadente per poi riprende a camminare, borbottando un riluttante “In fondo hai ragione, Eron.”

Ignorando la discussione fra i due, Druhnkno si alza in volo per osservare dall’alto il sentiero da seguire. La sua ricognizione non dura molto, avendo subito avvistato un gruppo di tuniche porpora scendere rapidamente lungo il sentiero. La scena è resa ancor più raccapricciante dell’ultima volta, alla vista degli uomini del Conte che ora non si muovono eretti ma camminano a quattro zampe, aggrappandosi saldamente alle rocce con le loro mani adunche e spostandosi con un’agilità tale da far invidia a una capra di montagna. Il corvo non commette di nuovo l’errore di farsi vedere e, con una rapida manovra, cambia direzione facendo ritorno verso il gruppo.

Druhnkno raggiunge Nodhes posandosi pesantemente sulla sua spalla e gracchiando agitato: “Via! Via! Stanno arrivando!”
“Di qua!” replica prontamente Emys indicando uno stretto sentiero che esce da quello principale.
“Quanti sono?” chiede Nodhes a Durskell, mentre risalgono il sentiero.
“Innumerevoli!” gli risponde il nobile, visibilmente preoccupato. “Se mi trovassero, mi ucciderebbero stavolta.”
Ineran, spazientito, afferra improvvisamente un bavero della ricca veste di Durskell, portandogli il volto vicino al suo:
“Se ti ostini a non dire cosa vogliono da te ti getterò in mezzo a loro!”
Lord Durskell si libera dalla presa del furfante e si riaggiusta il vestito, sbuffando.
“Vogliono il mio sigillo nobiliare, il dominio che esercito su questa valle.”
“Non essere ridicolo! Tu non eserciti più alcun potere.” lo sbeffeggia Eron.
“Il valore di un sigillo nobiliare è pari a quello delle spade che lo proteggono” è il pragmatico parere del mercenario, che suggella così quello del veggente.
“Vogliono che mi arrenda ai loro Dei. Non posso dire di non essere stato schiavo io stesso del potere, un tempo, ma adesso non sono disposto a pagare il prezzo che hanno pagato mia moglie e mio figlio.” replica rassegnato il nobile.
“Hai fatto la scelta giusta Durskell. E adesso hai l’occasione per riparare alla tua ignavia e cambiare finalmente le sorti della tua valle.” prova a consolarlo Eron, ma il nobile prorompe in una grassa risata.
“Se non fosse stato per quelli che, come te, non credono in me, la situazione sarebbe stata diversa.”
Emys, rimasta in silenzio fino ad allora, si decide a dire la sua, puntando il dito sul nobile, ed alzando la voce contro di lui:
“No! Non puoi scaricare le tue colpe sugli altri. Tu hai permesso a tua moglie di tramare con gli Dei Informi e quindi è Tua la responsabilità se tali orrori hanno preso piede nella valle, portando morte e disperazione ai tuoi cittadini!”
Durskell, messo alle corde, è spezzato nell’orgoglio. Le sue spalle, finora dritte e fiere, si incurvano sotto il peso delle parole dei suoi interlocutori. Quindi aggiunge, senza alzare lo sguardo:
“Vi mostrerò una via segreta, infestata dagli spiriti, che si fa strada nelle viscere della montagna, per poi riemergere nel tempio. Ma un patto: voglio che distruggiate quell’abominio che un tempo era la mia consorte, cosicché almeno mio figlio possa essere libero dal suo dominio.”
“È nostro dovere salvare la valle. Faremo tutto ciò che è necessario” risponde Eron solennemente.
“Non sembri avere la stessa pietà che lei ha mostrato verso di te finora.” aggiunge con tono allusorio Ineran.
“Quella non è più mia la mia consorte…” conclude torvo il nobile.

Durskell fa strada agli avventurieri, fermandosi di tanto in tanto per fare mente locale sul sentiero da prendere. Le sue pause si fanno sempre più lunghe, e il suo incedere sempre più insicuro, finché ad un certo punto sembra aver perso definitivamente l’orientamento, seppure non voglia ammetterlo ai compagni. Il gruppo ne approfitta per fare una pausa e riposarsi, dopo la lunga e difficile scalata affrontata con la costante paura di essere raggiunti dalle tuniche porpora.
Eron invece fruga nella sua bisaccia e ne estrae un amuleto composto da una lunga cordicella piena di piume di uccello multicolore che termina con un anello di legno. Si infila l’anello al dito medio e raggiunge il Conte, tutto intento a spremersi le meningi nel disperato tentativo di ricordarsi la strada.
“Non riesci a trovare il sentiero da seguire, vero?” chiede Eron a Durskell.
“Ero sicuro che fosse qui… ma non so… forse dovevamo prendere a destra all’ultimo incrocio…” farfuglia il nobile passeggiando avanti e indietro ansiosamente.
“Dammi la mano Duskell”.
“Cosa?!”.
“Non temere, voglio solo aiutarti a ritrovare la strada.” dice Eron elargendo un sorriso rassicurante.
Il Conte esita per un attimo, ma poi cede, porgendo la sua mano al veggente.
“Chiudi gli occhi sul viso e riaprili sui tuoi ricordi… rievoca il sentiero che hai visto, concentrati sulla sua meta” gli sussurra Eron, mentre tende in avanti la mano in cui aveva indossato l’amuleto. Le piume colorate tremano e poi si muovono, facendo sollevare la cordicella, come agitate da un impercettibile brezza.
“Ecco la tua strada Durskell.”

Il tenue sentiero ritrovato grazie al suggerimento del veggente, termina dopo poche decine di metri davanti ad un pertugio nel suolo, seminascosto da delle rocce franate. Nodhes ed Ineran accendono le torce che non mancano mai di portarsi dietro e si infilano senza indugio nel sottosuolo, seguiti da Durskell e infine da Eron ed Emys.

Il cunicolo penetra in profondità nella montagna. Le pareti rozzamente scavate diventano gradualmente sempre più lisce e levigate, delineando corridoi regolari che si incrociano e si allineano a decine. Numerose nicchie che ospitano ossa corte e tozze, appartenute molti generazioni fa ai membri del popolo degli Erunt, rivelano la vera entità del labirinto: antiche catacombe. Il sottile udito del Corvo viene allertato d’un tratto dal rumore di uno scalpiccio che gli altri non sembrano avvertire.
“Ci siamo dimenticati di portare un canarino, ma per fortuna abbiamo Druhnkno!” scherza Ineran, vedendo l’animale agitarsi nervoso sulla spalla di Nodhes.
“Ho sentito un rumore! Cra! Ma non capisco da dove provenga. Sembra tutto intorno a noi…”
“È inutile fermarsi, ma stiamo all’erta.” suggerisce Nodhes.

Un gelido vento si solleva d’un tratto facendo sfrigolare e poi spegnere il fuoco delle torce. Gli uomini rimangono completamente al buio, incapaci di vedere alcunché. Ineran allunga istintivamente la mano in cerca del nobile fino a quel momento accanto a lui, ma non riesce a trovarlo.
“Durskell!”
“Che succede?” gli chiede Nodhes.
“E’ scomparso!” sibila furioso Ineran.
Emys si stringe impaurita al suo maestro, mentre i due mercenari tentano di riaccendere le loro torce, accompagnati da fruscii, sussurri e passi sempre più intensi attorno a loro. Quando finalmente le torce riprendono vita, si accorgono di essere accerchiati dagli Erunt, che si fanno lentamente avanti sulle loro gambe robuste. Sono bassi e tozzi e la loro pelle è grigia come la pietra che li circonda. I loro occhi completamente bianchi sono l’unica cosa che induca gli uomini a pensare che non siano vivi. In realtà, a ben guardare, la loro immagine appare come offuscata mentre si muovono, come se i loro arti si sdoppiassero e le due copie si inseguissero a breve distanza per poi ricongiungersi alla fine del movimento.
“Ridateci Durskell!” intima Ineran, mostrando così più coraggio – e sfrontatezza – dei suoi compagni.
“Non abbiamo preso noi il vostro amico, Seriant” interviene una voce che sembra giungere dall’oltretomba, ma che in realtà proviene da un Erunt che indossa una veste più elaborata di quelle degli altri e dal cranio pelato affollato di tatuaggi, vagamente simili a quelli di Eron.
“Cosa volete da noi?” chiede Emys timidamente, facendo capolino da dietro le spalle dei due mercenari.
“Siete stati voi ad entrare nella nostra dimora. Cosa cercate in queste catacombe?” li controinterroga lo spirito.
“Stiamo cercando la fonte della maledizione che affligge la valle.” interviene il veggente.
“Il nostro tempio, profanato da voi Seriant, è l’origine della maledizione.”
“Lord Durskell, l’uomo che era prima con noi, è la nostra guida. Abbiamo bisogno di lui per raggiungere il tempio.”
“Non abbiamo visto nessun altro Seriant, oltre a voi”
Eron è confuso, gli occhi vuoti dello spirito gli impediscono di capire se dica la verità o se lo stia solo canzonando.
“Allora perché avete sollevato quel vento che ha fatto spegnere le nostre torce?”
“Non siamo noi gli artefici di quel sortilegio. Ma se davvero volete dissolvere la maledizione, allora vi guiderò io stesso, giacché se riuscirete nel vostro intento allora le catene che ci legano a questo luogo si spezzeranno, permettendoci di passare finalmente al mondo dei morti.”
Gli uomini non hanno notato l’incertezza nelle parole dello spirito: egli non è sicuro che distruggere Chadad possa aiutare anche la sua causa, ma è ciò che spera fermamente.

Dopo aver attraversato innumerevoli cunicoli tutti identici, lo spirito inforca una stratta rampa di scale che conduce ad una grata di metallo che evidentemente giace sul pavimento di una stanza soprastante.
“Se Lord Durskell è passato di qui, non può essersi richiuso la botola alle spalle” medita pensieroso Nodhes.
“Intendi dire che lo spirito ci ha condotti altrove?” chiede incuriosito Ineran.
“Voglio solo dire che dubito che sia chiusa a chiave.” Risponde il mercenario sorridendo, per poi porre le sue forti mani sulle sbarre facendo leva saldamente sulle gambe.
“È aperta ma è pesantissima…” dichiara il mercenario mentre si concentra per raccogliere le forze. E mentre Nodhes suda e sbuffa cercando di sollevare la pesante inferriata, il corvo si insinua fra le sbarre andando in avanscoperta. Zampetta nella piccola sala, al cui centro un sarcofago svetta su una pedana rialzata, circondata da quattro statue di Erunt che sembrano vegliare su di esso. Una sala mortuaria degli Erunt. Tutto ha un aria cadente e abbandonata: rampicanti marcescenti avviluppano le statue e una strana patina appiccicosa sembra avvolgere ogni cosa offuscando la naturale aura di sacralità. I corridoi che lasciano la sala scompaiono nell’oscurità e il corvo, prudentemente, vi si immerge in esplorazione.

Con un ultimo sforzo, Nodhes riesce a sollevare la grata, facendola ricadere rumorosamente sul liscio pavimento lastricato di pietra. Il gruppo penetra nella sala, e lo spettro è visibilmente sofferente per la stato di quella che evidentemente è la sua tomba.
Subito dopo Druhnkno si precipita in volo nella stanza gracchiando:
“Stanno arrivando!”
Nodhes non fa in tempo a chiedere chi, perché già si avvertono gli orridi respiri delle tuniche porpora che fanno il loro ingresso nella sala agitando le loro lunghe braccia in direzione degli uomini. Ineran si frappone ai mostri vibrando la sua torcia accesa in ampie volute: il fuoco della torcia sfiora una delle tuniche, le fiamme avvampano su di essa come sulla paglia secca e sembrano vivere di vita propria mentre divorano voracemente il mostro che si dimena orribilmente emettendo uno stridulo urlo che fa rabbrividire tutti gli uomini nella stanza. Tutti tranne uno: Nodhes infatti è già preda del demone che alberga nella sua spada nera, ignaro di ciò che lo circonda, se non del malcapitato avversario che lo fronteggia.
Anche il corvo si da da fare per disperdere le tuniche, tirandole per i cappucci e beccando i loro numerosi occhi.
Messo alle strette e senza via d’uscita, Eron decide di sfruttare uno dei trucchetti che imparò dal suo vecchio maestro. Chiama a sé la sua apprendista e traccia a terra con un carboncino un cerchio che li circondi completamente mentre recita alcune parole che non appartengono al linguaggio comune. Seppure Emys non noti il cambiamento, nel momento in cui il veggente chiude il cerchio con il carboncino, i due scompaiono alla vista di chi stia fuori da esso.
L’impeto guerriero di Nodhes è talmente violento, da non permettere a nessuna delle mani degli uomini incappucciati di raggiungere il suo volto. Quando quasi tutte le tuniche viola giacciono come corpi esanimi attornocer a Nodhes, Ineran si accorge per la prima volta dell’assenza del veggente e della sua apprendista. Non volendo rimanere solo con Nodhes quando anche la sua ultima vittima sarà uccisa, si nasconde in un corridoio, attendendo nell’ombra. Il furfante rabbrividisce ascoltando le risate di Nodhes mentre combatte e non si stupisce più di tanto vedendolo ancora in preda alla furia quando tutti i suoi bersagli sono ormai a terra.
Emys si stringe al suo maestro, il quale cerca di rassicurarla sussurrandole:
“Non temere Emys, non può vederci finché restiamo all’interno del cerchio.”
Facendosi forza con le parole del maestro decide di liberare la mente dalla paura e di concentrarsi sull’immagine del mercenario a pochi metri di fronte a lei. Aguzza gli occhi finché tutti i colori della stanza si sbiadiscono, uniformandosi ad un grigio spento, mentre i colori che compongono la figura di Nodhes si intensificano espandendosi oltre i suoi contorni in ampie volute color rosso sangue. Sotto la nuvola scarlatta che circonda l’uomo, Emys riesce a distinguere chiaramente il vero Nodhes che tenta disperatamente di riprendere il dominio di sé, combattendo contro il demone sanguinario che in questo momento lo possiede.

Comunque sia, il suo maestro aveva detto la verità, Nodhes non può vederli. Si guarda intorno nervosamente in cerca di nuove vittime, senza riuscire a trovarne, così, con lo sconcerto dei presenti, si mette a fiutare l’aria. Bastano pochi attimi per fargli individuare ciò che cercava. Sul suo volto compare un ghigno malefico mentre si dirige con passo deciso verso Eron ed Emys. I due si stringono l’un l’altra, terrorizzati da quello che sta per accadere quando, fulminea, una freccia fischia proprio davanti al volto di Nodhes, mancandolo per un pelo. È una freccia di Ineran, uscito finalmente dal suo nascondiglio. Il furfante, apparentemente ignaro di aver salvato la vita al veggente e all’apprendista, vuole sfruttare la furia omicida di Nodhes per portarla nel cuore del tempio, dove sa che i nemici saranno numerosi.
Emys in cuor suo, crede che Ineran abbia fatto quel gesto per salvare loro la vita così decide di seguire i due, quando il mercenario si getta furiosamente all’inseguimento del furfante.
“Emys! No!” bisbiglia Eron quando la sua allieva esce dal cerchio di occultamento.
“Non posso lasciarlo solo con quella furia” gli risponde Emys mentre corre via, voltandosi solo per un attimo, momento in cui realizza di non poter vedere il suo maestro.

Solo adesso Eron si accorge della presenza dello spirito dell’Erunt, che aveva perso di vista durante l’infuriare dello scontro. Lo spettro è inginocchiato sulla sua tomba, con le mani giunte e gli occhi chiusi, intento a salmodiare antiche preghiere in una lingua che il veggente non conosce.
Mentre Eron gli si avvicina, osserva attentamente i rampicanti che invadono il sepolcro. Il suo sesto senso gli suggerisce che le fetide piante rappresentano una prigione per gli spettri, una prigione per intrappolare ciò che resta della loro vita terrena.
“Quando il tuo amico dalla spada nera, ha iniziato a far strage di tuniche viola ho pensato che forse sarei finalmente riuscito a liberare la mia tomba dalla loro sacrilega contaminazione” dice lo spettro, senza neanche voltarsi.
“Non riuscirai mai nel tuo intento con le tue sole forze, spirito” è la risposta del veggente.
“Mi stai forse offrendo il tuo aiuto?” chiede lo spettro aprendo i suoi grandi occhi privi d’espressione.
“Ti avevo promesso che lo avrei fatto, se tu ci avessi guidato attraverso le catacombe” gli risponde Eron mentre mentre accarezza le foglie di edera, come per verificare la sua supposizione.
Eron inizia a strappare via con forza i lunghi rampicanti. I tralci gettati a terra si contorcono come serpenti feriti a morte per poi avvizzire riducendosi in polvere.
Un raggio di luce, non più occultato dalla pianta infestante, penetra attraverso una fessura nel soffitto illuminando il sarcofago su cui è scolpito il volto dell’Erunt.

Ineran è riuscito a seminare Nodhes e si è nascosto dietro ad una colonna di un porticato lungo e stretto. Sente i passi del compagno che si avvicinano minacciosi, così decide di scagliare una freccia nel tentativo di attirare altrove la sua attenzione. Ma il furfante ha fatto male i suoi conti e fa appena in tempo a vedersi stagliare, là dove credeva fosse Nodhes, il profilo di Emys quando il suo sesto senso lo avverte di abbassarsi immediatamente.
Clang!
La nera lama di Nodhes si infrange in un mare di scinitille sulla nuda pietra della colonna a una spanna dalla testa di Ineran. Il furfante si getta prontamente a terra, rotolando via ed evitando così un nuovo rapido fendente del mercenario.
“Che eroe ridicolo sei diventato!” lo schernisce Ineran subito ripresosi dallo scampato pericolo.
Nodhes però sembra aver notato anch’egli la presenza di Emys e accantonando Ineran si getta come una furia contro la ragazza, vibrando un poderoso fendente che rischia di tranciarla in due; fortunatamente la prontezza di riflessi di Emys le salva la vita: l’apprendista balza indietro giusto in tempo per evitare la lama, la manovra improvvisa però le fa inciampare e cadere a terra. Un nuovo colpo si infrange violentemente al suolo quando lei vi si sottrae rotolando su un fianco, appena in tempo per salvarsi ma non per evitare che la spada le ferisca un braccio.
Nodhes solleva la spada per sferrare il colpo di grazia sulla ragazza ormai inerme, quando cade improvvisamente a terra falciato alle gambe da Ineran che, mentre si rialza per evitare i colpi del mercenario, urla ad Emys:
“Stupida ragazza, quante volte ti devo dire di fuggire!?”
“Stupido tu! Non avresti dovuto aizzarlo a quel modo!” risponde Emys con tono stizzito, seppur ancora terrorizzata, mentre si rialza goffamente sgattaiolando via.
“Non sono più divertente da uccidere di una ragazzina?” dice il furfante alla volta del mercenario. Nodhes si alza in piedi lentamente e si stringe il volto con le mani cercando di tornare in sé, mentre la sua spada gli penzola dal polso appesa per la catena; ormai la sua furia cieca sta scivolando via. Ineran sbuffa, deluso per non essere riuscito a convogliare la furia omicida di Nodhes sulle tuniche porpora e frustrato per quell’azzardo che stava per terminare in tragedia.

Quando finalmente arriva Eron, seguito dallo spirito dell’Erunt, trova Emys intenta a fasciarsi da sola la ferita, inginocchiata in un angolo buio. Le si avvicina per soccorrerla ma questa cerca di scansarlo, come per impedirgli di vedere la lesione.
“Voglio solo aiutarti” le sussurra dolcemente.
“Non è niente maestro, solo un graffio” sussurra spaventata Emys mentre cerca di ritrarsi dall’aiuto di Eron.
“Allora fammi vedere se hai stretto bene la fasciatura” le dice mentre cerca di afferrarle un braccio, trovando nuove resistenze che lo costringono a desistere. C’è qualcosa che non va nella sua apprendista: non si era mai comportata così.
“Ne riparleremo più tardi allora…” si rassegna il maestro, mentre l’apprendista finisce di nascondere con le bende la profonda ferita al braccio che non stilla una goccia di sangue.

“Questa scala vi condurrà al tempio” dice lo spettro indicando con la mano una lunga gradinata. “Io non posso più seguirvi. Vi ringrazio del vostro aiuto” Quindi si sfila un anello dall’anulare sinistro e lo porge al veggente:
“Questo anello sia testimone dell’aiuto che avete prestato agli Erunt, portalo con te perché la nostra forza possa accompagnarti”
Eron prende l’anello troppo grande per le sue magre dita, ma che sembra calzargli abbastanza bene al pollice.
“Addio Erunt, spero che tu e la tua gente possiate finalmente passare al mondo dei morti.”

«

  »

Comments

Comment from Galdor
Time: March 4, 2008, 3:31 pm

Ganza questa puntata: un ritorno al ‘dungeon-crawling’ ma con spunti nuovi ed intriganti..Non vedo l’ora di leggere cosa è successo al Tempio!! ;)

Write a comment