la penna del corvo
Ineran si sfregò con un dito i segni sul palmo della sua mano destra, le scottature lasciategli dai frammenti del tizzone ardente di Worach si vedevano ancora.
“Perché quel mostro nel tempio degli Erunt mi ha detto che ho un legame con un Signore della Morte? Che questi segni siano qualcosa di più di una cicatrice da scottatura?”
Ricordò i bei momenti in cui Kyra usava prendere quella mano fra le sue, baciandola dolcemente…
La ragazza lo guardò con affetto. I suoi occhi rivelavano l’entusiasmo e la grinta con cui prendeva la vita. Ineran invece era turbato:
“Sei sicura che dobbiamo fidarci dell’uomo che ci ha consigliato tuo fratello?”
“Detiene un grande potere nel castello in cui dimora e ci concederà importanti privilegi se lo accontenteremo; non saremo più costretti a vivere come girovaghi grazie solo ai nostri spettacoli”.
Ineran era poco convinto: in realtà la sua vita da funambolo non gli dispiaceva affatto ma d’altro canto sapeva bene che Kyra l’aveva seguito per amore e non voleva che la ragazza soffrisse troppo a causa sua. Suo fratello poi non era mai stato contento di quel legame e non si era mai risparmiato nel palesarglielo, più e più volte.
“Dove li incontreremo?”
“Giù, al guado”.
“Sentiamo allora che ha da proporre” concesse infine Ineran.
Le acque del guado scorrevano nere nella penombra degli alberi mentre il sole volgeva ormai al tramonto. All’appuntamento non c’era solo Torald ad aspettarli, con lui c’erano due uomini: uno estremamente alto e l’altro decisamente più basso. Torald avanzò verso Ineran e Kyra, ignorò il giovane ma salutò affettuosamente con un abbraccio Kyra.
“Gli hai parlato?” chiese alla sorella mentre si separava dall’abbraccio.
“Sì, ma ancora non conosciamo i dettagli dell’impresa…”
“E lo hai convinto?” si assicurò il fratello.
“Anche lui sa che abbiamo una grande opportunità”.
Mentre i due fratelli parlavano, Ineran osservò l’uomo più alto: era incappucciato e la sua tunica si avvolgeva su un corpo magro ma solido. La lunga veste si muoveva in modo quasi innaturale alla brezza della sera e il cappuccio gli copriva metà del volto, cosa che non sembrava minimamente infastidirlo.
“Così alto e quasi piegato su sé stesso sembra un avvoltoio” pensò Ineran.
L’uomo basso era invece piuttosto tarchiato, aveva un grosso naso a patata che sembrava essere stato spaccato malamente, tanto da deformagli tutte le fattezze del viso. Aveva pochi capelli radi, ma il suo viso rivelava occhi svegli ed attenti.
Torald riportò l’attenzione di Ineran su di sé e lo ammonì con tono di voce grave:
“Questa è un grande opportunità per te Ineran” e indicando l’uomo che si stava avvicinando “Costui è Izin”
“E così questo sarebbe il tuo formidabile funambolo?” chiese l’uomo basso, rivelando un’assurda voce in falsetto, completamente in contrasto con la sua immagine, come se a parlare fosse stato un bambino. Ineran non riuscì ad impedirsi un sorrisetto sarcastico al sentire il suono della sua voce e guardò Torald con una certa dose di scherno.
“Sì è lui” riprese Torald ignorandolo.
“Al vostro servizio…” confermò Ineran.
“Conoscete la vecchia rocca dei cani?”
Quel nome era noto a chiunque fosse stato nella zona anche per poco tempo: si trattava di alcune rovine abbandonate che si dicevano infestate dai fantasmi.
“Sì, ho presente quel luogo, vi ci posso portare se volete…” tagliò corto Ineran ma Izin gli porse una chiave.
“Questa è la chiave della Torre. La sua porta però non è più accessibile: è stata sigillata e le ombre dei cani le fanno la guardia, anche se tu riuscissi ad eludere la loro sorveglianza non riusciresti comunque ad aprire la porta, neanche con questa chiave. L’unico modo per aprirla è dall’interno, scavalcando le mura e facendosi strada tra le rovine“.
“E i cani?” chiese pensieroso Ineran.
“Non saranno un problema: riconosceranno il padrone del luogo”
Ineran però era dubbioso e guardò verso l’uomo alto e silenzioso per avere una qualche conferma. Avrebbe quasi obiettato qualcosa quando Torald lo bruciò sul tempo.
“Lo farà!” concluse senza tanti fronzoli.
“E il compenso sarà lauto” confermò quindi Izin.
Ma Ineran, consapevole che Torald lo stava usando, voleva perlomeno andare a fondo sulla questione
“E in cosa consisterebbe?”
“Questa borsa” disse Izin porgendola a Torald “e la libertà di un uomo“.
“E chi sarebbe costui?”
“Di questo puoi accordarti col tuo amico…” rispose noncurante Izin.
“Non metterti a discutere come al solito Ineran, o perderai anche questa occasione” e poi a mezza voce all’orecchio del compagno, mentre lo prendeva per il braccio per incamminarsi “e farai soffrire ancora Kyra”.
Anche Izin si fece indietro per tornare dal suo signore, ma questo ruppe il suo silenzio:
“Dà loro il richiamo” ordinò l’uomo con la sua voce profonda e cavernosa.
Izin parve riluttante ma obbedì ai desideri del padrone, porgendo ad Ineran una catena alle cui estremità pendevano due bacchette di cristallo.
“Lord Worach è un potente e generoso signore: accetta il suo dono” volle intervenire Torald per umiliare ancora una volta Ineran mentre riceveva la bacchette.
“Suonalo quando ne avrai bisogno e il nostro Signore risponderà alla vostra richiesta di aiuto“.
Ineran prese le due bacchette con fare poco convinto e provò a batterle leggermente l’una contro l’altra. Subito una piccola nota acuta riempì l’aria. Il funambolo osservò Torald con disprezzo, poi riunì le bacchette e gliele porse in malo modo sbattendogliele contro il braccio.
La mattina successiva al loro primo incontro Loresh, che sembrava avere molti contatti in città a giudicare dal numero di persone che giungevano alla sua porta, tornò a comportarsi in maniera cortese e melliflua con i suoi ospiti. Dopo poco comunque si congedò da loro, asserendo di avere molti appuntamenti.
Eron e compagnia decisero quindi di prepararsi ed andare a cercare Nodhes, che la sera prima li aveva lasciati dopo che Loresh aveva scacciato Druhnkno dalla sua dimora. Durante i preparativi però, Emys scendendo le scale verso la sala dove avevano cenato, sorprese Loresh mentre raccoglieva, usando le pinze del camino e tutta l’attenzione di cui era capace, una penna che il corvo aveva perso nella stanza la sera precedente. Loresh sollevò la penna e la fece cadere dentro un barattolo di vetro, poi lasciò la stanza senza accorgersi della ragazza. Emys seguì, non vista, il suo ospite che pareva tutto soddisfatto e ridacchiava tra sé e sé.
“Ora conoscerò il tuo vero nome corvo”.
Dopodiché entrò in una stanza e chiuse a chiave la porta dietro di sé. Emys si allarmò immediatamente per quel comportamento: non le piaceva affatto, così salì le scale incontrando Ineran.
“Il corvo è in pericolo!” gli disse affannata, ma Ineran non sembrava troppo preoccupato: sapeva bene che Drunhkno era ben più robusto di quanti molti non credessero.
La ragazza però insistette: “Loresh ha raccolto una delle sue penne e vuole fargli un incantesimo. Devi togliergliela!”. Ineran guardò Emys e, sebbene la sua repulsione per la magia avrebbe preferito ignorare quella faccenda, sapeva bene di non poter permettere che al corvo di Nodhes accadesse davvero qualcosa di male.
Nel frattempo Druhnkno si era posato sulla piccola finestrella che forniva luce al laboratorio di Loresh. Il corvo osservò l’uomo armeggiare al tavolo, con tutta l’intenzione di vendicarsi per il brutto trattamento ricevuto la notte precedente, ma ignaro che quello che stava facendo lo riguardasse. Il corvo penetrò nella stanza senza fare rumore e Loresh, troppo impegnato tra i suoi alambicchi, non si accorse di nulla. Druhnkno si diresse verso la soglia e con i suoi artigli sollevò l’anello, attaccato ad un chiodo, al quale era appesa la chiave dalla porta.
Ineran nel frattempo arrivò alla porta indicatagli da Emys dove constatò subito come questa fosse chiusa a chiave. Emys mise un’espressione crucciata sul volto e lo guardò preoccupata, incontrando invece il sorriso spaccone del compagno.
“Ora ragazza, vedi di imparare qualcosa di veramente utile da me, invece che da quel vecchio ciarlatano che ti porti appresso” dopodiché estrasse da una delle sue tasche un piccolo arnese con il quale iniziò a scassinare la serratura.
“Non credo che tu abbia davvero qualcosa di buono da insegnarmi” rispose piccata la giovane.
All’interno Loresh si accorse finalmente del tramestio che stava avvenendo alle sue spalle e, voltatosi di scatto, sorprese il corvo che aveva appena gettato la chiave della porta in mezzo ad una pila di cianfrusaglie.
“Cosa diavolo ci fai tu qui?” urlò l’uomo spaventato.
Druhnkno lo osservò ruotando la sua testa e finalmente si accorse che sul tavolo da lavoro di Loresh c’era un barattolo con dentro quella che riconobbe subito essere una delle sue penne. Compreso il pericolo e stizzito dalla rabbia il corvo attaccò l’uomo in modo selvaggio, avventandoglisi al volto. Loresh si riparò il viso allungando un braccio per difendersi. Subito i rostri di Druhnkno aprirono piaghe impressionanti sulla mano di Loresh che andarono velocemente ad allargarsi fino alla spalla. L’uomo urlò di dolore e si accasciò sul tavolo, urtando contro il barattolo con la penna di Druhnkno che cadde a terra e si infranse.
Fuori dalla stanza Ineran, allarmato dalle improvvise urla che provenivano dall’interno, riuscì finalmente a forzare la serratura. Immediatamente lui ed Emys fecero il loro ingresso nella sala per assistere allo scontro in corso. Druhnkno stava infierendo sul corpo disteso di Loresh che disperatamente allungò la sua mano piagata verso la penna dell’animale. Ineran si intromise tra il corvo e lo stregone.
“Fermati Druhnkno! Che fai? Dov’è Nodhes!?” e così dicendo mise la penna del corvo sotto il piede per evitare che l’uomo la raggiungesse. Il corvo gracchiò furiosamente e nel trambusto Loresh, non visto, estrasse un coltello e con un colpo netto lacerò il polpaccio di Ineran. Il furfante urlò di sorpresa e di dolore, sollevando il piede così che lo stregone potesse finalmente afferrare la penna. L’uomo gemette al contatto con la penna e le piaghe sulla mano diventarono nere ma lo stregone mantenne comunque la presa e con un gesto secco troncò la penna schiacciandola con il pollice. Di colpo il corvo venne sbalzato via dall’incantesimo e sbattuto contro il muro, cadendo infine a terra, avvolto da un fumo grigiastro che evaporava lentamente dal suo corpo.
“Ti avevo avvertito, piccolo essere demoniaco!”
Emys soccorse il corvo che, dopo poco, parve riprendersi.
Nella stanza intanto aveva fatto il suo ingresso anche un attonito Eron. Il saggio stava osservando la scena: Druhnkno giaceva a terra tramortito mentre Ineran tamponava con il palmo della mano il suo polpaccio sanguinante; infine il suo sguardo si posò sulle braccia martoriate di Loresh che respirava a fatica. Gli ci volle poco ad intuire cosa fosse successo.
“Ho tentato di dividerli…” esordì debolmente Ineran.
“Zitto, sciocco” lo interruppe Loresh “Eron: stanotte l’oracolo vi riceverà” .
Ma Eron scosse la testa. Aveva ormai definitivamente perso la già poca fiducia che nutriva nei riguardi del vecchio compagno.
“Non possiamo più fidarci di te Loresh… mi spiace per tutto quello che è successo, ma ora lasceremo la tua casa. Non cercarci e noi non ti disturberemo ulteriormente”.
Seduti ai tavolini di una locanda Eron, Ineran ed Emys stavano discutendo sul da farsi. Emys stava fasciando strettamente la gamba di Ineran mentre una brutta chiazza di sangue si faceva strada tra le bende. Improvvisamente, come gli stava accadendo sempre più frequentemente da quando avevano lasciato la valle, la voce di Torald si fece strada nella testa di Ineran.
“Il bracciale, prendiglielo” gli sussurrò.
Il furfante non poté così fare a meno di notare il prezioso monile all’avambraccio della ragazza; non l’aveva mai notato prima ed invece spiccava decisamente rispetto al suo modesto abbigliamento.
“Bello quel bracciale…” esordì vago Ineran.
“Me lo regalò mio padre…” rispose Emys a disagio. La ragazza avvertiva infatti la presenza dello spirito anche se non poteva vederlo e comunque non sembrava apprezzare lo sguardo che Ineran le stava posando addosso.
“… lo porto in sua memoria” tagliò corto la ragazza alzandosi per tornare dal suo maestro.
“Il bracciale!” sussurrò lo spirito di Torald e la mano di Ineran, involontariamente, si posò sull’avambraccio di Emys, per bloccarla. Il furfante era evidentemente in imbarazzo per quel gesto ed Emys lo guardò stranita.
“Aiutami ad alzarmi, fammi da bastone della vecchiaia visto che sei tanto brava con Eron” si salvò Ineran; la ragazza dopo aver fatto come il furfante gli aveva chiesto, allungò la sua veste sopra il bracciale e si allontanò.
“Non ti fa parlare, proprio come tuo padre… e forse anche per questo ti piace” sussurrò maligno lo spettro nella mente di Emys. La ragazza ebbe un fremito e si girò a guardare quel giovane ladro dall’aspetto lacero, così distante da lei per età e modi, ma anche attraente. Riuscì poi a voltarsi di nuovo, pensando al racconto di Kyra ed imponendosi di non lasciarsi coinvolgere.
“Vieni Emys…” le consigliò in tono protettivo Eron, seduto poco più in là.
Lorz “mano di faggio“, chiamato così per la protesi che sostituiva la sua vera mano destra, tagliatagli per sentenza del tribunale del Triumvirato a causa dei suoi furti, era il ricettatore che Nodhes stava cercando. Gli avevano parlato di lui in città e quando finalmente Nodhes lo aveva trovato, stava comprando della merce rubata da un ragazzetto.
“Salve Lorz!” esordì Nodhes quando il ricettatore gli rivolse lo sguardo “vengo da fuori città. Bund il basso mi ha detto che potevi darmi qualche ragguaglio su come girano le cose da queste parti…” e dicendo così Nodhes allungò all’uomo una manciata di pezzi d’argento.
Lorz incassò con estrema naturalezza. “Cosa ti interessa viaggiatore?”
“Molti vogliono incontrare l’Oracolo, ma pare sia difficile ottenere davvero di parlarci”.
L’uomo sbuffò, chissà quante volte aveva già venduto quell’informazione. Ma molti parevano interessati e finché lui poteva lucrarci sopra la cosa non lo infastidiva più di tanto.
“L’Oracolo si trova in mezzo alla palude e tutti i barcaioli ti diranno che sanno come portarti da lui, ma la verità è che cercano solo un modo per spillarti denaro. Sono canaglie che tirano a campare: è l’Oracolo che sceglie con chi parlare. Se vuoi un consiglio risparmia i soldi, porta la tua imbarcazione al largo nelle nebbie ed aspetta… il resto è del tutto inutile”.
“E che mi sai dire di Loresh?” chiese poi Nodhes.
Il ricettatore si rigirò tra le mano sinistra l’anello che il ragazzetto gli aveva appena portato, forse sottratto da qualche tomba… pareva restio a continuare a parlare così Nodhes, per dargli coraggio, gli mise in mano una moneta d’oro. Lorz ritrovò immediatamente la favella.
“E’ un uomo importante e non è saggio parlare di lui, ti sconsiglio di avere nulla a che spartirci: è una spia. Vende a caro prezzo i suoi servizi di Stregone al Triumvirato che governa la città e per questo ha molte protezioni influenti… motivo in più per non pestargli i piedi”.
Nodhes fece ritorno alla taverna e trovò ad attenderlo i suoi compagni.
“Ne avete avuto abbastanza delle vecchie amicizie? Allora sarà meglio lasciare questo posto…” ma detto ciò si sedette al tavolo con una grosso boccale di birra a fargli compagnia.
“Non prima di aver visitato l’Oracolo” suggerì Eron “tentare non costa nulla”.
“Invece sarebbe meglio diffidare dei consigli di Loresh” continuò Nodhes.
“Non è per seguire il suo consiglio che voglio consultare l’oracolo. Per quanto ne sappiamo quel viscido manipolatore potrebbe persino averci consigliato di andare dall’Oracolo con la speranza che disobbedissimo al suo ordine…” replicò pensieroso Eron.
“L’ho osservato con attenzione oggi maestro” interloquì Emys “dietro la sua natura umana si nascondono poteri inquietanti che circondano tutto il suo essere. Il suo braccio ferito mi è parso come un enorme serpente strisciante e senza controllo”.
Eron ascoltò le parole della ragazza senza commentare. Il silenzio si protrasse a lungo quando finalmente il veggente si decise a parlare:
“Potrebbe essere il segno del crepuscolo degli stregoni: la decadenza che li affligge quando abusano del loro potere di plasmare il mondo. La loro anima si corrompe e si consuma prosciugando così anche la vita del corpo che la ospita. Alcuni però sostengono che sia l’unica via per riuscire ad assurgere allo stato di divinità”.
“E se invece pensassero ai fatti loro?” chiese Ineran “Noi ad esempio faremmo meglio a pensare ai nostri: abbiamo visite”. Il furfante indicò cinque guardie al banco che stavano parlando con l’oste. Dopo qualche scambio con il taverniere questi li indicò clamorosamente e le guardie si diressero quindi nella loro direzione.
“Visto?” esclamò polemico Ineran. “Diversivo?” chiese poi a Nodhes che annuì con la testa.
Druhnkno si sollevò quindi in volo e si diresse su una delle guardie lanciandogli in faccia, con precisione millimetrica, un campione delle sue migliori feci.
“Prendeteli!” urlò la guardia mentre i quattro si erano già alzati e si stavano defilando lasciando dietro di loro un paio di tavoli rovesciati. “Per ordine dei Triumviri: fermatevi!” insistette la guardia, ma i sui ordini erano parole al vento e il gruppo scappò via attraverso le cucine.
Stavano scivolando nel cortile, sul retrobottega maleodorante, ed uno ad uno si arrampicarono oltre la recinzione per poi atterrare nel vicolo retrostante. Solo Ineran stava restando indietro, zoppicante, per la ferita al polpaccio: quando atterrò dall’altra parte il taglio gli diede un brutta fitta costringendo il furfante a fermarsi mentre gli altri correvano senza accorgersi di lui. Si sedette, spalle al vicolo stringendosi la gamba ferita.
Dopo alcune svolte Emys si fermò voltandosi per aspettare Ineran. Non vedendolo gridò di fermarsi a Nodhes, poco più avanti.
“Aspetta, Ineran è rimasto indietro. Dobbiamo tornare a prenderlo”.
Il mercenario rifletté indeciso sul da farsi, quindi ricordò il patto che aveva stipulato con il compagno quando i due avevano deciso di fare squadra: “non si torna a prendere chi resta indietro”.
“Non temere Emys, Ineran troverà il modo di cavarsela. Se tornassimo indietro, rischieremmo solo di intralciare la sua fuga, e la nostra…”
Intanto gli armigeri avevano fatto irruzione nel cortile e con un paio di spallate stavano buttando giù la porta di legno che dava sul vicolo. Ineran si nascose come meglio poteva tra i rifiuti, nella speranza che le guardie non lo vedessero. Improvvisamente, di fronte alla porta si materializzò la forma eterea e brillante del fantasma di Torald.
“Dannazione! Ti ho già detto che non voglio un morto che mi guardi le spalle!” imprecò Ineran, ma quando le guardie abbatterono la porta si trovano di fronte il fantasma.
“Fermatevi di fronte alla morte” ordinò pomposo Torald e le guardie sgomente persero il tempo necessario ad Ineran per svicolare.
I tre compagni giunsero infine di fronte al lago palustre. Mentre Eron ed Emys osservavano la riva Nodhes si voltò, avvertendo un rumore di passi concitati e claudicanti: era Ineran. Il mercenario gli sorrise e subito si mise a liberare un’imbarcazione. Un’altra zattera però si avvicinò loro uscendo dalle nebbie.
“Siete in ritardo! L’Oracolo vi attende” sibilò Loresh in piedi sulla sua barca, spinta dal suo giovane servitore.
“Arriveremo all’Oracolo anche senza di te” rispose fermo Nodhes “e sappi che non c’è piaciuta la tua dimostrazione di potere con le guardie della città”.
Loresh ignorò l’allusione del mercenario ma fece piuttosto un cenno al suo servo che offrì loro delle borracce: “Bevete!” ordinò.
“Che cos’è?” chiese dubbioso Eron.
“La via per l’Oracolo” rispose sicuro Loresh.
“Hai detto che l’Oracolo ci attende: vuol dire che in un modo o nell’altro ci arriveremo, senza di te e senza il tuo aiuto” rispose di nuovo Eron confermando le parole di Nodhes.
“Hai fatto la tua scelta, come al solito sbagliata, Eron: hai deciso per la strada più difficile”.
Comments
Comment from Daniele
Time: March 27, 2008, 2:37 pm
Wow. E pensare che ero un po’ deluso della serata. I riassunti sono proprio una rilettura entusiasmante.
Comment from eradan
Time: March 27, 2008, 3:27 pm
Devo dire che ho trovato “angosciante” (in modo divertente, ovviamente) la presenza di Torald. Lo spirito sembra voler portare la storia verso una direzione, che ad oggi pare anche l’unica opzione per Ineran. Ed è un’opzione non priva di compromessi e colpi bassi…
Spero davvero di riuscire a trovare un’uscita da questa situazione così complicata!
Comment from Galdor
Time: March 25, 2008, 4:28 pm
Ganzo: pur avendo giocato con attenzione l’intera seduta non ho potuto fare a meno di ri-leggere il riassunto, coinvolto dalla narrazione…e ne ho tratto la stessa impressione di venerdì, cioè: seduta davvero divertente!!
Complimenti all’autore, anche per essersi ricordato particolari importanti (che invece avevo dimenticato di inserire negli appunti)…