la profezia dell’oracolo
Con il calare della notte la nebbia si era fatta sempre più densa, avvolgendo la palude in un tetro silenzio, rotto solamente dal rumore dei pesci che affioravano in superficie di tanto in tanto per catturare un insetto. Le luci della città erano offuscate e sembravano quasi ondeggiare, facendo perdere traccia di ogni punto di riferimento.
“Non ho alcun interesse ad incontrare l’oracolo, ma se ha proprio qualcosa da dirmi allora dovrà essere lui a venire da me” sentenziò infine Nodhes prima di saltare sull’imbarcazione di Loresh, facendola oscillare pericolosamente e rischiando di farla rovesciare. La spinta del salto aveva inoltre fatto allontanare la zattera che aveva appena lasciato e che già stava scomparendo nelle fitte nebbie della palude. Ineran osservò sconsolato la sagoma del suo testardo compagno prima che si dissolvesse del tutto. Accanto a lui, Eron era assorto nell’osservazione di uno spettacolo che gli altri non erano in grado di percepire: i suoi occhi scrutavano le nebbie in cerca di un segno che rivelasse la direzione da seguire. Intanto Emys lo teneva saldamente per un braccio, facendo attenzione che il suo maestro non cadesse in acqua.
“E se lo scoprissero? Se l’Oracolo rivelasse loro il mio segreto?” dubitò pensierosa.
Qualcosa urtò la chiglia della barca grattando per un po’ sotto di essa e affondando poco dopo nelle profondità della palude.
“Speriamo sia stato solo un tronco…” meditò preoccupato Ineran mentre scrutava la superficie dell’acqua, talmente torbida e ricoperta da una fitta nebbia da non riuscire a vedere alcunché al di sotto di essa. Un nuovo colpo si abbatté sulla barca, questa volta talmente forte da costringere i passeggeri ad ancorarsi al bordo dell’imbarcazione per non cadere in acqua. Si intravide la sagoma di un enorme serpente immergersi poco oltre la zattera.
Nella concitazione Ineran avvistò la sagoma di un uomo sospeso al di sopra della superficie della palude, era di nuovo lo spettro di Torald, il cui sguardo sembrava allarmato.
“Fuggite!”
Proprio in quel momento Eron, che sembrava ignaro del pericolo che stavano correndo, si riprese dalla sua visione.
“L’oracolo ha fatto la sua scelta. Non parlerà con noi e…”
La sua frase fu interrotta da un nuovo terribile urto, che stavolta spaccò in due la fragile imbarcazione facendone volare in acqua l’equipaggio. Emys riemerse rapidamente e si attaccò ai resti della zattera. La ragazza si guardò intorno, allarmata dal pericolo imminente e alla ricerca dei compagni. Ineran era poco distante da lei e alle sue spalle, non troppo distante, Emys notò la sagoma di un albero secco che si ergeva dalle acque della palude.
“Da questa parte!” urlò raggiungendo la meta insieme ad Ineran con poche bracciate.
Eron però era rimasto indietro, sembrava non riuscire a rimanere a galla e nuotava con difficoltà verso un pezzo di chiglia della barca che galleggiava a pochi metri da lui.
Nonostante Nodhes avesse fatto attenzione a non perdere d’occhio la terraferma, la nebbia aveva completamente avvolto la barca in cui si trovava insieme a Druhnkno, Loresh e il suo servitore. La riva era scomparsa e con lei anche il senso dell’orientamento; il servitore smise di remare, indeciso sulla direzione da prendere. Nonostante la barca fosse ferma una grossa pietra che affiorava appena dalla superficie dell’acqua si stava lentamente avvicinando loro. Quando furono ormai vicini la pietra si arrestò. Dopo poco l’acqua tutto intorno a loro fu scossa da un lieve ribollio, finché altre due pietre affiorarono dalla palude disposte ai vertici di un ideale triangolo al cui centro si trovava la barca.
Mentre Nodhes osservava con attenzione le pietre che stavano emergendo lentamente dalla palude,
Loresh si avvicinò silenzioso alle sue spalle. Ricordò le parole che il maestro gli aveva sussurrato attraverso il braciere: “Uccidilo al cospetto dell’Oracolo con la sua stessa spada. Così l’Oracolo sarà piegato al tuo volere.”
Approfittando della distrazione di Nodhes, lo stregone tese con circospezione la mando verso l’elsa della spada nera.
“Cra!”
Un singolo gracchio del corvo fu sufficiente a richiamare l’attenzione del mercenario sul pericolo che stava correndo. Nodhes impugnò la spada un attimo prima che la afferrasse Loresh, quindi, con gesto fluido e fulmineo, la estrasse facendole percorrere un ampio arco e squarciando in profondità l’addome dello stregone. Loresh si accasciò sul fondo della barca, reggendosi con le mani le budella che gli fuoriuscivano dalla ferita. Nodhes osservò l’uomo con disgusto, quindi si preparò a dargli il colpo di grazia.
“Se mi ucciderai, la mia morte si accumulerà alla tua rovina…” implorò Loresh con un filo di voce.
“Quel che dice è vero!” fu la replica di una voce profonda, anzi del coro unisono di tre voci baritonali che sembravano uscire dalle profondità della palude stessa. Nodhes alzò gli occhi sulla nebbia che aveva di fronte a lui, che a poco a poco si diradò mostrando un’enorme testa di tartaruga. La sua pelle grigia tratteneva fra le profonde rughe piccole polle d’acqua che sgocciolavano mentre muoveva la bocca per parlare. Dai suoi grandi occhi traspariva un’immensa saggezza, frutto di innumerevoli anni di esistenza.
“Alla fine, Loresh, sei riuscito a trovare l’oracolo…” constatò tra sé e sé Nodhes mentre si guardava intorno. Dietro di lui altre due enormi teste, una di coccodrillo, l’altra di rana lo fissavano pazienti. L’oracolo riprese la parola, questa volta alternando le parole tra le sue tre teste: “Nodhes di Thraal e il suo compagno maledetto. Giunti a noi proprio come avevamo previsto.”
Eron sprofondò nelle acque all’improvviso come se qualcosa lo avesse tirato giù con forza.
“Maestro!” Emys fece per buttarsi in acqua, ma Ineran la trattenne per un braccio e la scansò in malo modo.
“Ma cosa credi di fare?” le chiese seccamente l’uomo prima di tuffarsi in acqua. Nuotando sotto il pelo dell’acqua Ineran riuscì a vedere il veggente: cercava disperatamente di divincolarsi dalle spire del serpente marino che aveva distrutto la barca. L’animale era enorme e si muoveva velocemente nell’acqua. Sulla grossa testa spiccava un piccolo organo sensoriale, una protuberanza luminosa che aveva permesso ad Ineran di individuarlo nell’oscurità della notte. Il furfante si aggrappò con una mano ad una pinna dorsale del mostro ed estratto il coltello con l’altra trafisse in profondità la sua pelle scagliosa facendo uscire un rivolo verdastro. Il mostro si dimenò sorpreso ed allentò la sua presa permettendo ad Eron di riemergere in superficie per riprendere aria.
Il serpente si preparò ad un nuovo attacco, stavolta diretto ad Ineran, ma questi era pronto a riceverlo con il suo coltello. Quando il mostro si avventò su di lui a fauci spalancate, Ineran scartò il suo morso e gli inflisse una nuova ferita, recidendogli l’appendice luminescente che sporgeva sopra i suoi occhi. La bestia, forse accecata dal dolore o dalla perdita dell’organo si ritrasse improvvisamente all’indietro. Ineran fece appena in tempo a notare una sottile appendice legnosa legata saldamente intorno alla coda del serpente che lo tirava con forza. Emergendo dall’acqua il furfante vide uno spettacolo tanto confuso quanto inatteso. La liana che aveva afferrato il mostro era in realtà una radice dell’albero, l’albero dell’isolotto che aveva lasciato poco prima. La radice trascinò verso di sé la bestia e la stritolò fino a soffocarla. Appollaiata sulle radici c’era Emys, intenta a battere ritmicamente due bastoni sul tronco dell’albero. I capelli bagnati le aderivano al viso pallido, mentre il suo petto sotto la tunica leggera, resa semi trasparente dall’acqua, si sollevava e si abbassava affannosamente come se fosse sottoposta a uno sforzo immane. Quando il serpente smise di dimenarsi, martoriato e stritolato dalle radici dell’albero, Emys interruppe le sue percussioni e l’albero smise immediatamente di muoversi.
L’attenzione di Ineran però fu presto richiamata da Eron che aveva ancora difficoltà a rimanere a galla. Il furfante lo soccorse aiutandolo a raggiungere l’isolotto dove li attendeva Emys. La ragazza osservò il suo maestro accasciarsi sulle radici esausto. Aveva una faccia colpevole e preoccupata e sperava che nessuno avesse notato quello che aveva fatto.
“Maestro! state bene?” disse aiutandolo a sollevarsi e liberarsi dell’acqua che aveva ingurgitato.
Eron respirava affannosamente e dovette tossire un paio di volte prima di riuscire a rispondere.
“Si Emys, grazie… ma non ce l’avrei fatta se non fosse stato per Ineran” la sua voce era poco più che un sussurro.
Ineran ed Emys si scambiarono un lungo sguardo. Emys capì che Ineran aveva visto tutto e il volto della ragazza si fece ancora più buio e preoccupato: temeva che il furfante avrebbe potuto dire qualcosa ad Eron che, al contrario, non si era accorto del prodigio che la sua allieva aveva compiuto.
“È la seconda volta che ti salvo la vita” affermò poi brusco Ineran.
“E per questo ti ringrazio doppiamente” si scusò Eron.
“Non me ne faccio niente dei tuoi ringraziamenti.” sentenziò infine Ineran voltandosi.
Eron incrociò lo sguardo della sua allieva in cerca di una risposta, che però sembrava chiusa nel suo silenzio.
“Andiamo,” disse infine Eron, rialzandosi “dobbiamo trovare un modo per tornare a riva…”.
“Sì… arrivo subito Maestro” disse Emys e così dicendo diede un’ultima triste occhiata al lago dove, nella concitazione, aveva perso il bracciale del padre. Ineran si tastò una tasca della casacca. Il bracciale che aveva rubato ad Emys mentre erano in acqua era ancora al suo interno.
“Coraggio Nodhes, qual è la tua domanda?” chiesero le tre teste all’unisono.
“Ho rinunciato alla mia vita quando mi sono fatto incatenare questa spada al polso. Non ho niente da chiederti ma pensavo che tu avessi qualcosa da dire a me”.
“Tutti hanno qualcosa da chiedere”.
“Non io”.
“Così sia Nodhes, sappi però che molti destini sono intrecciati al tuo: l’uomo che veste le piume del corvo, lo stregone rinnegato e la donna nelle cui vene non scorre sangue hanno incontrato il tuo cammino. E già colui che narrerà le tue vicende ti segue fedelmente da vicino.”
“Come posso tenere questi uomini lontani dal destino che è legato alla mia spada?”
“Ogni tuo tentativo sarà vano perché essi ti seguiranno anche contro la tua volontà. Sappi però che i vostri passi vi porteranno infine presso le terre di R’Thai.”
“Sono solo una leggenda!” replicò Nodhes freddo ed incredulo.
“No, sono reali. Là si erge il Crocevia, dove affronterete il vostro nemico. Vi saranno dischiusi i sette Portali dell’alta torre e, attraversandoli, risolverete la forma dei mondi…”
Comments
Comment from Daniele
Time: April 3, 2008, 10:37 am
Urka! Anche io sono contento che abbiamo comunque giocato la seduta, nonostante i ritardi e le perplessità. Ce la siamo cavata bene, mi pare
E complimenti al riassuntista
Comment from Galdor
Time: April 3, 2008, 10:48 am
Concordo: seduta breve ma intensa! Alcuni fotogrammi (come il furto del Bracciale) sono stati davvero ganzi. A me è piaciuto anche l’incontro di Nodhes con l’Oracolo: un pò fuori dagli schemi (Nodhes che non vuole porre domande tratteggia benissimo il suo carattere!) e ben condito dall’episodio di Loresh..
Complimenti a tutti insomma…e ottimo riassunto, molto fedele e ben scritto!
Comment from Federico
Time: April 3, 2008, 11:00 am
Penso sia la prima volta in assoluto in questa campagna e nella precedente che giochiamo una sola scena. E il riassunto infatti è venuto molto più breve del solito. Comunque è stata una seduta avvincente, ricca di colpi di scena, tra cui la rivelazione dei poteri di Emys.
Un Eron un po’ sottotono come è ormai triste prassi delle ultime sessioni. Speriamo che la profezia dell’oracolo-pacco gli ridia nuovo vigore.
Comment from eradan
Time: April 3, 2008, 11:23 am
@Federico: Perché dici che Eron è sotto-tono? Forse perché non ha avuto tantissimo da fare, però il personaggio è intrigante ed è anche un discreto “snodo” di relazioni. Certo, rispetto ad essere il veggente che gioca in casa (nella valle di Usten) è più spaesato, ma credo che sia normale.
Te ti ci trovi bene con il tuo PG?
Comment from Federico
Time: April 3, 2008, 5:14 pm
Non mi ci trovo male, anzi è proprio il genere di personaggio che mi piace. Ultimamente però non mi vengono mai idee interessanti da giocare, questo intendo per sotto-tono.
Il problema, come hai detto anche tu deve essere il cambiamento: nella valle di Usten Eron di sentiva a casa, la gente si affidava a lui, gli chiedeva aiuto. Aveva un ruolo importante. Adesso ha perso questo ruolo e si sente spaesato, quasi una palla al piede per gli altri membri più giovani della compagnia, di cui tra l’altro non conosce gli obiettivi.
Forse lo scoprire la vera entità del nuovo nemico gli darà una nuova motivazione ad andare avanti, aiutandolo a ritrovare la passione necessaria a lottare contro le forze del male.
Bisogna vedere come Nodhes prenderà la profezia, che al momento è l’unico a conoscere i segreti di ogni membro del gruppo, e cosa deciderà di riferire agli altri…
Comment from eradan
Time: April 2, 2008, 5:53 pm
Bella seduta a parte che l’Oracolo è stato un po’ un pacco! L’hanno prodotto a Taiwan?!?
A parte gli scherzi: io mi son divertito parecchio, seduta breve ma intensa… e pensare che all’inizio non volevo neppure giocare perché ero troppo stanco (devo avere la malattia del sonno!).
E devo dire, molto poco modestamente, che sono proprio fiero di me di esser riuscito, in extremis, a riagguantare lo spunto narrativo di Matteo che mi suggeriva di sottrarre il bracciale di Emys. A che servirà? Che ne faremo?
Per scoprirlo… seguite le avventure di Nodhes di Thraal!!!