La Saga di Nodhes di Thraal

Entries Comments


l’antica maledizione

12 January, 2008 (17:22) | la maledizione degli dei informi

Capanna dell’EremitaIl maestro si scalda le ruvide mani alle braci morenti del fuoco. Il vento ulula fuori dalla capanna mentre la sua apprendista si dà da fare dietro di lui. I due vivono discosti dal villaggio e l’isolamento, tanto caro al veggente, snerva invece la sua vitale apprendista.
Tutto intorno a loro si stende la foresta di rocce: uno scenario secco e pietroso, fatto di crepacci e dirupi; un posto pericoloso per piedi inesperti, un posto che si direbbe maledetto dagli dei.
L’eremita vive dei doni che i paesani gli portano in cambio dei suoi servizi: predirre le nascite, conoscere quando verrà la prossima pioggia, togliere i malocchi, indicare il favore o lo sfavore degli dei. Il veggente non chiede mai pagamenti in cambio di queste cose ma nessuno osa venire a mani vuote; una sorta di rapporto di amore/odio lega il villaggio al veggente: i paesani sanno bene che non potrebbero fare a meno di lui, ma sono felici che non abiti in mezzo a loro.
L’apprendista è una giovane ragazza dalla pelle morbida e luminosa, una figura che contrasta accanto all’uomo non così in là con gli anni ma ormai raggrinzito dal vento del deserto. La ragazza canticchia per esorcizzare il silenzio che sopporta a malapena mentre intanto si occupa di spennare l’ultima gallina che i paesani hanno portato loro.
“Sta per avvenire” dice infine il veggente osservando le braci “stanno arrivando” sospira ancora l’uomo, ed è un sospiro che rivela una certa tensione in lui. La maledizione, scesa nei villaggi della valle da ormai diversi lustri, sta per avere termine. Gli dei infine hanno avuto pietà e stanno mandando un eroe ad interrompere il ciclo di sventura.
La ragazza emozionata abbandona la gallina e si avvicina svelta al suo maestro che ha ancora lo sguardo assorto nelle braci del fuoco.
“Maestro cosa vedete?”
“Un eroe sta arrivando e con il suo ingresso nella valle romperà la maledizione che affligge queste terre”.

La Terra Maledetta

Due figure si stagliano in lontananza. Camminano spedite contro la luce del tramonto. Un corvo, che prima stava accovacciato sulla spalla del più alto e imponente dei due, si alza in volo per descrivere ampi cerchi sopra le loro teste. L’uomo non ha nessuna reazione al volo dell’uccello, cammina fiero e indisturbato come se nulla gli interessasse davvero. Il suo compagno invece ha un’andatura più nervosa: volge lo sguardo dietro di loro per scrutare l’orizzonte e poi cerca con la vista il corvo nel cielo. L’uomo ha un aspetto frusto e due occhi chiari e tristi, la barba incolta, i vestiti da viaggio consumati.
“Li affronteremo là” dice infine il primo della coppia, un mercenario, indicando una collina scoscesa che costeggia il sentiero. Un occhio esperto giudicherebbe subito quello come l’unico luogo dove i due abbiano speranza di sopravvivere ad un assalto: il confine con una terra maledetta.
“Credi che le guardie della città avranno paura a seguirci?” chiede il furfante “forse che noi non dovremmo averne?” chiosa l’uomo mentre si sfila dalle spalle il suo arco ricurvo.
I due fuggitivi si separano, preparandosi ad affrontare gli avversari. Il mercenario scala la collina ed attende dietro la curva del sentiero. Dopo pochi minuti di silenzio le guardie giungono a pochi passi dalle loro prede.
Il furfante sbuca improvvisamente dal fianco e con un colpo rapido e preciso infila una freccia nella gola di una delle guardie, che cade a terra morente. Di fronte al truce spettacolo le guardie si bloccano un attimo.
“La vita del vostro vescovo era tutto quello che volevamo da voi. Tornate indietro e non vi sarà fatto altro male” esorta il mercenario stentoreo.
“Tornate indietro – Cra! – non entrate nel luogo maledetto” dice il corvo posandosi sulla spalla del mercenario.
Le guardie prendono tempo, intimorite, ma il capitano è uomo coraggioso, o forse un pazzo, o forse gli è stato detto che la sua vita non sarebbe stata tenuta di nessun conto se non fosse tornato con gli assassini: sfodera la sua spada e si lancia contro il mercenario con un urlo di incitamento: “Se non uccidiamo questi empi, lo spirito del vescovo tornerà a darci la caccia!”.
Il mercenario estrae dal fodero la sua nera arma dalle molte lame ricurve. La terribile spada è legata con una catenella al bracciale che l’uomo porta. Una maledizione accompagna quell’arma: il luogo che la ospita non conoscerà mai la pace. Ed è per questo motivo che il mercenario l’ha portata via dal suo villaggio, per dare pace alla sua gente.

La lama taglia la gola al primo degli assalitori e ferisce con facilità la gamba del secondo. Ma le guardie sono tante e molto determinate; i due avventurieri sono costretti a disingaggiare per non avere la peggio: abbandonano il sentiero e scendendo giù per il pendio si inoltrano verso il deserto di roccia.
“Forza, diamocela a gambe” dice il furfante guardando dietro di sé il capitano delle guardie ferito ad una gamba dal mercenario “Non possiamo affrontarli ma forse non avranno davvero il coraggio di seguirci…”.

«

  »

Comments

Comment from alveoten
Time: January 12, 2008, 5:40 pm

“Tornate indietro – Cra! – non entrate nel luogo maledetto”
è errato… la frase era:
“questo luogo è maledetto, tornate indietro.. CRA!”
Voleva dare l’effetto di: “Ma chi cavolo ha parlato? Ah quel corvo… QUEL CORVO?! Scappiamo”.. poi lancio di dadi sbagliato…

Ok, oggi sono in fase cagaca***…

Comment from Othlen
Time: January 12, 2008, 6:35 pm

Ma no caro Alveoten, non sei in fase cagaca***, solo che l’autore di questo racconto (che ha ben pensato di rimanere anonimo) ha sbagliato di tutto di più… un bel corso di Italiano e di scrittura veloce al PC per lui 8-D

Comment from alveoten
Time: January 12, 2008, 7:54 pm

Non è un racconto è il riassunto della prima seduta… Anzi grazie a Ivo che li fa.. se non ci fosse lui..

Comment from Othlen
Time: January 12, 2008, 8:02 pm

Ecco dai che lo sai che l’ho fatto per prendere in giro Ivo :) Se si è offeso qualcuno chiedo umilmente scusa….

Comment from eradan
Time: January 12, 2008, 8:15 pm

Ma no, ma no! Ma che offeso?
Tranquillo….
Sappiamo dove abiti.
Sappiamo come è fatta la tua chitarra.
Sappiamo chi è la tua ragazza.
Tu però stai tranquillo e continua così! :D

Comment from Daniele
Time: January 12, 2008, 9:57 pm

Urka, magari fosse il riassunto delle seduta! Giocare quelle due scenette è stato un po’ più spigoloso di quanto non traspaia dalla narrazione fluida ed evocativa che ho appena letto.

Bellissimo riassunto, splendide ed azzeccate le immagini! :)

Comment from Othlen
Time: January 13, 2008, 2:22 am

mhhh… qualcosa mi dice che domani corro a comprare un bel regalo a quel bell’uomo di Ivan perchè è il milgiore e se lo merita (sleck) :D

Comment from Federico
Time: January 13, 2008, 12:15 pm

Fantastico! Si inizia alla grande! :D
Fortuna che non ho approvato la prima immagine che hai scelto per l’intestazione perché quella attuale è stupenda! Bellissime anche le altre due immagini del post.
Davvero un bel lavoro!

Comment from eradan
Time: January 13, 2008, 10:35 pm

@Daniele: ho aggiunto solo un po’ di colore, cercando di reintrodurre quegli elementi narrativi che ci avevi accennato presentandoci l’ambientazione. Per il resto quel poco che abbiamo giocato non mi è sembrato per nulla spigoloso.

Comunque è sempre così: a ri-raccontarle le cose te le aggiusti sempre un po’ meglio… mi pare che sia una costante di tutti i nostri blog narrativi. Penso però che in fondo sia normale: il venerdì sera giochiamo e una seduta non ha ritmi diversi da una narrazione canonica e certi elementi non riesci a renderli nello stesso modo ed io sento il bisogno di stirare un po’ le cose per trasmettere quello che viene fuori mentre si gioca ma che non è altrettanto immediato mentre scrivi una storia.

Write a comment