La Saga di Nodhes di Thraal

Entries Comments


vecchie verità e mancate bugie

22 April, 2008 (21:21) | la città dei veggenti

Il contributo fondamentale di Eron per evitare un massacro non era passato inosservato a Zobel, l’uomo a capo delle guardie che li stavano scortando verso il palazzo dei Triumviri. Poco dopo la fine della sanguinosa battaglia, accorsero da palazzo altre guardie, richiamate dal suono del corno che li aveva messi in allarme.
Zobel indicò uno dei cadaveri al capitano del drappello di rinforzo.
“Questi non hanno a che fare con i nostri prigionieri…”
Il capitano spinse con un piede il cadavere, rovesciandolo sullo schiena, e notò qualcosa nel loro abbigliamento che lo fece scurire in volto.
Emys, intanto, seguiva l’evolversi degli eventi nascosta nelle ombre.

Zobel si rivolse al suo capitano, ancora sotto il dominio di Torald, ordinandogli di non trattenere ulteriormente Eron ed Ineran, giacché si erano guadagnati la loro libertà.
“Signore, non vi fate intimidire dalla piega degli eventi” rispose il capitano-Torald, nella speranza di capire meglio le intenzioni e le motivazioni di Zobel.
“Non sono affatto intimidito” rispose fiero il ciambellano, “ma per il bene dei Triumviri credo che questa sia l’opzione migliore” poi, riferendosi ad Eron “c’è più in quell’uomo di quel che si vede”.
Torald liberò dunque Eron, ancora ammanettato, e Zobel, avvicinandosi, guardò serio il veggente: le sue doti premonitrici si erano dimostrate più che una mera diceria.
“Ti attendo domani in Via delle Sette Volte per un incarico importante e delicato”.
“Se tutto questo trambusto era per chiedermi di aiutarvi credo che abbiate sbagliato approccio”.
“Non sono state le guardie ad assalirvi per primi, ma il tuo sgherro ad attaccare i miei uomini” rispose Zobel.
“Non mi sento di avere alcun debito nei vostri confronti, né riconosco la vostra autorità. Dunque non vi attardate ad aspettarmi domani” concluse Eron gelido.

Poco dopo Emys si riunì ad Eron ed Ineran. Il veggente fu felice di rivedere la sua pupilla sana e salva dopo la disavventura presso il lago ma presto la discussione si spostò sul da farsi. Ineran, dopo l’accaduto, avrebbe preferito lasciare la città, ma Emys, piuttosto sconcertata, insisté per mettersi sulle tracce di Nodhes e Druhnkno.
“Ma come puoi lasciare solo il tuo compagno dopo quello che è successo?” si indignò Emys.
“Il patto che c’è tra me e Nodhes non ti riguarda ragazza…” rispose Ineran in modo poco convincente. La ragazza lo guardò con uno sguardo carico di disprezzo che, nonostante il furfante non lo diede a vedere, lo ferì.
“Allora non mi importa nulla del vostro patto, ma io andrò da Loresh per scoprire che gli sia successo” e detto questo la ragazza si incamminò insieme al maestro, senza attendere che Ineran li seguisse.

Arrivarono all’alba alla dimora di Loresh. Alla porta li ricevette il servitore dalla lingua mozza che Eron e compagni avevano avuto già modo di conoscere, questi si fece pallido nel vedere gli stranieri presentarsi nuovamente alla sua porta ma, prima di poterli scacciare, fece il suo ingresso, piuttosto claudicante, Loresh. Una pesante fasciatura gli teneva stretta la vita e una chiazza rossa si era già allargata a macchiare la medicazione. Loresh procedette piegato per evitare di riaprire la ferita e si mise a sedere su una poltrona.
“Lasciali entrare…” disse infine al suo servitore.
Entrando nella sala non poterono fare a meno di rimanere vagamente storditi dagli effluvi aromatici che riempivano l’aria.
Un sorriso beffardo si dipinse sul volto di Loresh, felice di essere, nonostante tutto, l’uomo di cui Eron aveva ancora bisogno per uscire dai guai. Lo stregone non mancò di offrire il suo aiuto, con i suoi modi untuosi, ma stavolta fu Emys a redarguirlo.
“Non ci serve il tuo aiuto, vogliamo solo sapere dove hai lasciato Nodhes”.
“La sciagura lo perseguita, e perseguita chi lo accompagna. Comunque, se cercate Nodhes avrete bisogno dei Triumviri e quindi di qualcuno che vi porti a loro” ribatté Loresh.
“Che cosa sai?” chiese asciutto Eron, senza alcuna nota di emozione nella voce.
“Mi pare che il compratore ora si sia fatto più interessato… Blivor è un città di affari ma io finora, come potete vedere bene, ci ho solo rimesso a trattare con voi…”
“Chi ti fa fatto quella ferita?” chiese quindi Ineran.
“E tu come ti sei procurato quei lividi sul volto?”
“Diciamo che non sono famoso per farmi amici facilmente”.
“Allora diciamo che abbiamo qualcosa in comune”.
Ineran sospirò, decidendo di svelare qualcosa di ciò che gli era accaduto durante quella pazzesca notte. “Le guardie dei Triumviri volevano arrestarci ed una in particolar modo non ha gradito le mie, diciamo, perplessità”.
Loresh annuì a quel racconto, evidentemente quelle informazioni collimavano con le sue.
“Se Zobel vi ha fatto arrestare allora, probabilmente, avrà fatto lo stesso con Nodhes… ascoltate, mi trovo in una situazione di imbarazzo con uno dei Triumviri: ha uno dei miei amuleti, a cui tengo in particolar modo, ma non voglio espormi per richiederglielo indietro e soprattutto se lui si trovasse nella condizione di dovermi qualcosa, diciamo che comincerei a bilanciare un conto che troppo volte è andato a mio sfavore”.
“Di che cosa si tratta?” chiese quindi Ineran con un sospiro. L’idea di dover acconsentire all’ennesimo compromesso lo stancava, ma oramai da tempo aveva smesso di contarli.
“Sono due bacchette di un metallo simile all’argento, legate da una catenella. Quando le due bacchette battono insieme producono una sottile nota, ogni volta diversa”.
Ineran ebbe un sussulto a quella descrizione, il suo volto apatico si fece d’un tratto particolarmente interessato.
“Non vogliamo scendere a patti con te, Loresh” disse però sdegnosa Emys.
“Parla per te ragazza!” la redarguì Ineran.
“Non eri tu quello che voleva lasciare la città?” lo rimbeccò Emys.
“Se non sei interessata a questo patto puoi andartene, insieme al tuo maestro”.
“Ed è quello che faremo! Non abbiamo bisogno di te, Loresh, per arrivare ai Triumviri. Siamo in contatto con Zobel, il loro ciambellano, egli ci condurrà da loro” concluse quindi Eron.
“Povero sciocco… Dandogli ascolto non farai che assecondare i suoi subdoli piani” replicò divertito lo stregone, parlando alle spalle del veggente e non potendo quindi vedere l’espressione afflitta del suo volto.
I due abbandonarono la stanza senza salutare il loro ospite, mentre Ineran non si voltò neppure un attimo per guardarli mentre si allontanavano, ma dentro di sé si maledì per averli indotti ad andarsene.
“Non sono interessato ai tuoi Triumviri Loresh. Dimmi piuttosto dove hai preso quelle bacchette” riprese quindi il furfante.
“Erano del mio maestro” confidò l’uomo, stupendosi da solo della sua concessione.
“Il tuo maestro dici? Ma tu ed Eron non avete avuto lo stesso maestro? Chi era?” domandò con il cuore che gli pulsava forte.
“Ora te lo mostrerò” Loresh si fece portare dal suo servitore un piccolo braciere e quindi vi gettò una presa di incenso. Un denso fumo si sprigionò ed un odore molto intenso invase la stanza.
“Guarda circense, guarda nel mio passato…”

I riti oscuri che il maestro insegnava ai suoi pupilli avevano sempre richiesto grande attenzione e concentrazione. Un porcellino venne sgozzato con un gesto secco del maestro che impugnava un coltello dalla lama ondulata ed affilatissima; il sangue si riversò copioso sul piccolo altare e si convogliò quindi nelle fenditure che vi erano state incavate. Il maestro trascinò il sangue su ciascuno dei simboli dell’altare e poi si macchiò gli avambracci, forti e pieni di tatuaggi oscuri. Il suo cranio rasato, anch’esso tatuato, celava una vitalità nei simboli che lo decoravano, che sembravano agitarsi inquieti sulle sue tempie. I suoi due allievi lo osservavano silenziosi e composti, nonostante tra i due fosse evidente la tensione.
Il maestro cominciò ad intonare un’oscura cacofonia, le cui parole incomprensibili avrebbero fatto impallidire il più impavido dei guerrieri. Davanti a sé erano dispiegate su un leggio due antiche pergamene, a cui il maestro gettava un’occhiata di tanto in tanto.
A intervalli regolari, tra quelle che avrebbero potuto definirsi delle strofe, i due allievi intonavano all’unisono un breve versetto. Loresh fece un ghigno perfido quando si avvertì chiaramente una nota stonata nel mantra del compagno.
“Loresh, tu sei ambizioso e capace” disse quindi il maestro prima di iniziare la parte finale del loro rituale “ma Eron, seppure roso dai suoi futili scrupoli, è più dotato di te. Ora fate attenzione entrambi però stavolta sarà Loresh ad assistermi. Eron, se non sei stato scelto, ora sai il perché”.
Il giovane Eron fece un passo indietro. Seppure dure, quelle parole non lo avevano turbato. Non lo interessavano più i conflitti con il compagno nella sciocca gara per la benevolenza del maestro. Ormai in cuor suo aveva preso la sua decisione.
Il maestro gettò dei sali nel sangue scuro e subito si sollevò un fumo denso. Una figura cominciò a intravedersi in mezzo al fumo, prendendo forma ed acquistando una sua corporeità.
“Ti chiamo a me per la terza volta, Signore dei Morti, e ti comando di metterti al mio servizio” sentenziò quindi il maestro.
Il demone si voltò in direzione della voce che lo stava evocando. I suoi occhi erano una fiamma ardente, piena di odio.
“Ti comando!” insisté il maestro, alzando le forti braccia intrise di sangue.
Il demone aprì la bocca in un urlo muto, sembrava doversi piegare a quell’ordine mentre la sua forma, scheletrica ed oblunga, acquistava sempre più sostanza.
“Servimi!” urlò ancora il maestro in un impeto di euforia, il suo rituale stava finalmente avendo successo.
Il Signore dei Morti era ormai una forma chiara e definita che emergeva dai fumi.
Il demone dovette piegare la testa, in segno di sottomissione, ma fu solo una finta. Proprio quando l’euforia del maestro gli fece abbassare le braccia, il demone si proiettò in avanti pronto a ghermire l’uomo con le sue mani lunghe ed ossute. Loresh fece un urlo e cadde all’indietro terrorizzato mentre il demone era riuscito ad afferrare il maestro per la gola.
Il sangue del maiale cominciò a ribollire e a venire risucchiato all’interno dal braciere.
“Loresh, aiutami!” sibilò il maestro con un filo di voce rotto dalla stretta del mostro.
Ma Loresh era pietrificato dall’orrore e non riuscì a muovere un muscolo. Eron invece si gettò sul piccolo altare per scagliare a terra i sali che producevano fumo. Il giovane urlò mentre i sali fumanti gli bruciavano il palmo della mano ma non smise fino a quando il sangue e i sali non furono dispersi. Il maestro intanto era a terra, la figura del demone su di lui, ma presto il Signore dei Morti perse consistenza e svanì nel nulla.
“Eron!” disse infine il maestro guardando esterrefatto il suo allievo. “Come hai osato interrompere il rituale?”
“Avevate perso il suo controllo e stava per possedervi” rispose l’allievo sprezzante.
“Nulla può nuocermi! NULLA!” uno sguardo folle si fissò su di Eron, “Eravamo così vicini, se non fosse stato per te!”.
“…e allora non vi darò più alcun fastidio! Perseguire questo folle piano porterà solo sciagura, a voi e a chi vi circonda. Io non voglio più farne parte”.

“Così è vero che voi e Loresh avete avuto lo stesso maestro…” disse Emys con voce triste, dopo aver ascoltato il racconto di Eron “non è possibile!”
“Sì Emys, è vero… mi spiace”.
“Questa è la seconda rivelazione, in meno di una settimana…” riprese quindi Emys mentre guardava altrove, consapevole che anche lei nascondeva un segreto che non aveva mai rivelato al suo maestro.
“Perdonami Emys, perdonami se ti ho fatto credere cose non vere”.

« tradimento!

 il prezzo della libertà »

Comments

Comment from Daniele
Time: May 11, 2008, 9:17 pm

Wow, intrigante! Grazie per il riassunto!

Comment from Galdor
Time: May 12, 2008, 8:09 am

Mmmh: c’è poco da fidarsi di quell’Eron (che nasconde le cose) :) ;)

Write a comment