viaggio nell’incubo
Emys ed Eron entrarono nel palazzo dei Triumviri, sopra di loro, attraverso drappi e veli sontuosi scorsero delle figure che li osservavano da un ballatoio; il servitore che li stava scortando li fece accomodare in un cortile interno, a cui lati si estendevano, oltre all’ingresso, le tre ali simmetriche del palazzo simboleggiate dai tre consueti simboli della tartaruga, del coccodrillo e della rana. Quando Zobel li raggiunse, palesemente nervoso, si raccomandò con Emys di porre particolare attenzione nell’interpretazione dei sogni del Triumviro Gahird.
“Cos’è che vi rende così impaziente?” chiese Eron provocatorio, nonostante il suo solito tono calmo e piatto.
“Un problema annoso che affligge gravemente il triumviro non è un bene per nessuno.”
“Perdonatemi, ma non mi sembrate il tipo che si preoccupi per le angosce notturne altrui.”
“Fossero solo angosce notturne non mi preoccuperei più di tanto” riprese Zobel, “desidero solo essere sicuro che se questi sogni sono un messaggio degli Dei, allora non vadano persi”. Ma, sebbene il ragionamento non facesse una grinza, Zobel stava evidentemente tacendo qualcosa ai due veggenti.
Attraversato l’enorme palazzo, i tre arrivarono agli alloggi di Gahird. La prima delle sue sale private disponeva di una grande balconata dalla quale era possibile ammirare gran parte di Blivor; ma Eron ed Emys non fecero in tempo a perdersi in particolari poiché Gahird si stava già avvicinando loro. Il Triumviro parve loro pallido ed affaticato, si era alzato con evidente lentezza dalla fontanella che adornava la grande sala e li salutò con un gesto stanco e senza entusiasmo. Zobel fece le presentazioni ed Eron notò che il Triumviro portava appuntata alla veste, oltre all’effige dei Triumviri, il simbolo di una tartaruga: ogni Triumviro in Blivor, veniva considerato il rappresentante di una delle voci dell’oracolo.
“Vi prego: accettate un tè speziato mentre discutete con il Triumviro” disse infine Zobel chiamando uno dei servitori.
Quando venne servito il tè, il Triumviro bevve il suo in modo apatico posando poi la sua tazza sul bordo della fontana.
Emys volle introdurre finalmente l’argomento di quel loro incontro: “Mi hanno detto che non dormite sogni tranquilli”.
“Sì… anche se non so quali e quanti sogni io faccia in realtà: mi desto attanagliato da una grande paura, indottami dai sogni. Se sia sempre il medesimo sogno, ripeto, non lo so, con il sole del mattino le immagini si disperdono come la bruma notturna” Il Triumviro fece cadere stancamente la sua mano sul fianco, colpendo la propria tazza che andò a precipitare dentro la fontana. Se l’uomo aveva notato la cosa, non lo diede a vedere, ma continuò a parlare. “Solo un’immagine mi rimane ben impressa nella mente: una figura dai denti acuminati e le dita come coltelli che mi ghermisce il collo… e divora i miei sogni”.
Le ultime parole del Triumviro non erano che un flebile sussurro. I suoi occhi si erano fatti pesanti, così come quelli di Eron ed Emys,che solo ora capirono di essere stati drogati.
“Per spiegare i miei sogni dovete saggiarli” concluse il Triumviro.
“Vi avremmo aiutato comunque, avete tradito la nostra fiducia e questo non è un buon inizio” ribatté Eron stizzito mentre anche lui non poté far altro che perdersi nell’oblio del sonno.
Nodhes era indeciso: voleva lasciare la città, ma l’assenza di notizie da Ineran, Eron ed Emys lo tratteneva dal prendere la propria strada. Sebbene sapesse che la sua maledizione gli imponeva di essere un solitario, ancora non era sicuro di voler abbandonare i suoi compagni, forse perlomeno non Ineran. I suoi passi l’avevano portato di nuovo presso il rifugio di Ardelmi e il mercenario adocchiò la prostituta irretire un uomo. Ardelmi si stava strusciando voluttuosa tra le braccia dell’uomo ma quando intravide la figura di Nodhes se ne liberò senza troppi complimenti.
“Allora non ti ha preso?” esordì quindi la donna.
“Come fai a sapere che hanno tentato di prendermi?” ribatté Nodhes senza batter ciglio.
“Me l’hanno detto, gli uomini mi dicono sempre tutto…” rispose con sorriso malizioso “ma so anche che Nent il profumato non è il tipo da lasciar andare una preda”.
“È stato Loresh a mettere i suoi uomini sulle mie tracce ma per un po’ non potrà trovarmi”.
“Hai proprio mille risorse mercenario” gli disse la donna carezzandogli il ruvido volto“Se ti serve un rifugio ti posso ospitare io per stanotte”.
Ardelmi scortò Nodhes presso la sua dimora. Nonostante fosse la casa di una prostituta l’ambiente non gli sembrò squallido come altre volte gli era capitato.
“Me ne andrò presto Ardelmi, non temere, il tempo di recuperare i miei amici”.
“Attento Nodhes, non è facile lasciare la città eludendo la guardia dei Triumviri”.
Nodhes guardò Ardelmi a lungo negli occhi. All’uomo sembrava che la prostituta non volesse che egli se ne andasse.Da una parte era insospettito da quell’improvvisa infatuazione: una donna del genere, di una tale bellezza, era certamente abituata a vedere passare molti uomini. Ma i suoi pensieri furono interrotti da una voce dura ed autoritaria che provenne dalla stanza accanto: un altro uomo, un energumeno a giudicare dal timbro della voce, stava chiamando Ardelmi con tono irato. La donna si allontanò frettolosamente e presto, nella stanza accanto, fu chiaro che stava avendo luogo una forte lite: forse il protettore di Ardelmi era venuto a conoscenza del fatto che la donna aveva appena cacciato via un cliente.
Nodhes si affacciò alla stanza, giusto in tempo per vedere l’uomo minacciare Ardelmi con un brutto coltellaccio.
“Non mi piace rompere teste nel tempo libero” esordì asciutto il mercenario.
“E così sei qui!” eruppe sorpreso l’uomo, un omaccione alto e massiccio, dalla testa pelata e con un brutto bozzo che gli rincalcava il cranio.
L’energumeno si avventò sul mercenario caricandolo a testa bassa come un toro infuriato.
“Fuggi Nodhes!” lo avvertì Ardelmi, ma Nodhes, afferrato uno sgabello, lo fracassò in testa all’uomo facendolo crollare a terra, stordito ma ancora vivo.
Eron ed Emys scivolarono nel sonno, finendo loro malgrado nei sogni del Triumviro. Il panorama era nebbioso ed indefinito, irreale e sfuggente come lo sono i sogni. I due veggenti camminavano senza meta; Emys si muoveva con più sicurezza, la sua vista era più acuta di quella di Eron, d’un tratto però si fermò: aveva udito distintamente dei passi allontanarsi alle sue spalle.
“Il Triumviro è stato uno sciocco a comportarsi in quel modo… ora sarà tutto più difficile” brontolò Eron.
“Sì maestro, avete ragione, ma ora dobbiamo seguirlo, e in fretta, altrimenti rischiamo di perderlo”.
La ragazza, trascinando il maestro per un braccio, corse dietro ai passi, sicura che l’avrebbero condotta al Triumviro, ma subito dovette fermarsi di fronte ad un’infinita parete di roccia le cui striature sembravano muoversi sotto i loro occhi. Una piccola fenditura rappresentava l’unica via per superare quell’improvviso ostacolo.
Emys era dubbiosa, quel passaggio obbligato non le piaceva affatto.
“Dobbiamo seguirlo” la spronò però Eron “questo è il suo sogno, creato dalla sua mente. Non avrebbe senso cercare un altro passaggio”.
I due veggenti si incamminarono dentro la caverna, il terreno – notarono – si era fatto sabbioso, di una sabbia fine dove spiccavano bene le orme di Gahird. Rumori cupi e sinistri riempirono l’aria ma i veggenti decisero di non farvi caso: la loro priorità era di non perdere il Triumviro.
Giunti in un punto in cui la fenditura nella parete rocciosa si allargava in un piccolo spiazzo, trovarono Gahird, in una forma che non si aspettavano: accovacciato per terra, ansimante, minuto. L’uomo si muoveva carponi, lentamente e qualcosa nel suo aspetto sembrava cambiare. Intorno a lui si aprivano otto o nove uscite e il Triumviro, che assomigliava sempre di più ad una tartaruga, si muoveva da una apertura all’altra, senza decidersi ad imboccarne una.
“Troppe scelte… troppe scelte…” mugolò l’uomo-tartaruga mentre, spaventato, ritraeva la testa dentro il suo guscio. Alle sue spalle intanto si stagliò una figura altissima: sembrava un avvoltoio ma uscendo dalle nebbie due lunghissime braccia si protesero minacciose verso Gahird; avevano artigli che sembravano affilati come coltelli.
“Ricordati che siamo solo spettatori Emys e questo è solo un sogno, il nostro compito è di guardare e capire”. Eron avvisò la sua pupilla, la conosceva a sufficienza da sapere che la ragazza avrebbe potuto provare qualcosa di avventato nel tentativo di salvare Gahird.
Da tempo Emys scrutava con attenzione l’orrido mostro in ogni suo aspetto, cercando di capirne la sua effettiva origine, quando d’un tratto sembrò illuminarsi.
“No maestro, non capite: quella creatura non è il parto della fantasia del Triumviro: è uno spettro persecutore, un assassino onirico e non si darà per vinto fino a quando non avrà portato alla follia la sua preda”.
La ragazza fece un passo avanti, esattamente come si era aspettato Eron.
“Chi sei? Chi ti manda?”.
Il mostro si girò verso i due, annusando l’aria, e rendendosi conto solo in quel momento della presenza dei due ospiti nella mente del Triumviro.
“Non sei il benvenuto qui, mostro, vattene!” continuò Emys.
“Ma questo è il mio territorio di caccia, ragazzetta.” La sua voce era un tremito che proveniva dalle profondità delle pareti rocciose che li circondavano, “Ed anche tu mi sembri un’ottima preda” rispose il mostro allungando verso Emys uno dei suoi lunghi artigli.
“Vattene!” ripeté Emys con voce forte e netta, tanto che il mostro sembrò avere un attimo di esitazione “Non ti è permesso stare qui, la tua presenza turba l’equilibrio di Radhyss”.
L’incubo mosse le braccia lentamente, con fare nervoso, senza essere certo sul da farsi: quella giovane sembrava muoversi nel suo sogno con grande autorità.
“Attenta giovane viaggiatrice dei sogni, la determinazione non basta per scacciare un incubo come me. Presto faremo i conti ma per il momento mi limiterò a prendere lui”
L’incubo mosse d’un tratto i suoi artigli affilati contro Eron trapassandolo da parte a parte all’altezza del cuore, sotto lo sguardo sgomento e impotente della sua allieva.
« braccato
Comments
Comment from Galdor
Time: May 12, 2008, 9:22 am
Carinissimo questo episodio: sembra una versione più carina di “The Cell”!!
Comment from Federico
Time: May 12, 2008, 10:51 am
@ Daniele: Giacché c’eri potevi correggerlo tu
@ tutti gli altri: ma “il prezzo della verità” e ” braccato” ve li siete persi?
Comment from Daniele
Time: May 11, 2008, 9:32 pm
“Come fai a spare”? Sarà “come fai a sapere”
Bel riassunto, come sempre. Grazie!