La Saga di Nodhes di Thraal

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guardie e ladri

6 May, 2008 (21:40) | la città dei veggenti

Ineran entrò con passo felpato nella grande stanza e si guardò intorno. Gahird e i suoi due ospiti dormivano profondamente sui soffici cuscini ammucchiati intorno alla fontanella. Dalla parte opposta c’era invece la zona adibita a studio del Triumviro riconoscibile da una rastrelliera colma di pergamene e da una scrivania ricoperta di scartoffie burocratiche e timbri di ogni forma. Ineran si diresse sicuro verso il tavolo e, ad una rapida ispezione, uno dei cassetti risultò essere chiuso a chiave.
“Sbrigati!” lo esortò nervosamente una guardia che stava appostata fuori dalla porta. Il furfante le aveva promesso una lauta ricompensa per farsi dare una divisa uguale alla sua e per convincerla a fare il palo. La guardia, accecata dalla promessa di ricchezza, aveva accettato di buon grado l’incarico, non immaginandosi che il suo nuovo amico sarebbe voluto entrare proprio nelle stanze di Gahird.


Ineran si limitò a farle cenno di star zitta con un dito, mentre si dirigeva senza fare alcun rumore verso la fontanella. Recuperando la sua borsa ai piedi di Emys, si soffermò per una attimo ad osservare il suo viso, contratto da un’espressione tesa e preoccupata. La sollevò delicatamente dalla posizione innaturale in cui si trovava adagiandole un cuscino sotto la testa.
“È a lei che Zobel ha dato la tua borsa!” disse la guardia d’un fiato, continuando a guardare fuori.
“Lo vedo…” rispose impassibile Ineran. Il furfante vi estrasse quindi i suoi averi: il grosso della ricompensa per l’omicidio del Vescovo di Hebet e il bracciale che aveva sottratto ad Emys. Ineran intascò la ricompensa nella sua borsa e poi osservò il bracciale.
“…tutto sommato non riesco ad essere così spregevole come credi tu ragazzina” mormorò triste Ineran, quindi rimise il bracciale al suo posto, sicuro che Emys l’avrebbe trovato presto, se questo non era già avvenuto. Frugò quindi con grande prudenza nelle tasche del Triumviro finché non recuperò una piccola chiave. Il cassetto conteneva una miriade di ammennicoli e cianfrusaglie: un astuccio pieno di vasetti contenenti pomate e unguenti dall’odore pungente; due sfere metalliche lisce come il ghiaccio, l’una leggerissima, l’altra pesantissima; un bizzarro foulard dai colori cangianti che sembrava galleggiare nell’aria quando veniva spostato; ma non v’era traccia delle bacchette che stava cercando.
Mentre Ineran ritornava verso la fontanella fu richiamato dalla guardia.
“Basta così! Andiamocene, ci troveranno.”
Il furfante, sbuffando, trasse dalla borsa la sua pesante scarsella, rovesciando una parte del prezioso contenuto nelle mani aperte a coppa della guardia, che non poté fare a meno di sgranare gli occhi abbagliato dalla lucentezza di tutto quell’oro. “Ho quasi fatto, sii paziente.”
Ineran si inginocchiò accanto al Triumviro sussurrandogli all’orecchio.
“Gahird, dove hai messo le bacchette?”
L’uomo fu scosso da un tremito, come se stesse per risvegliarsi, ma poi si calmò, bofonchiando alcune frasi sconnesse. “La lunga ombra… le sue dita… come coltelli…”
“Le bacchette ti salveranno. Dimmi dove sono.”
L’uomo ricominciò a contorcersi e ad emettere insulsi mugugni, mentre la sua fronte si imperlava di sudore. “Lui mi ha detto di disfarmene…”
“A chi le hai date allora?” lo incalzò il furfante con un tono meno carezzevole di prima.
“Le ho date… ad un Triumviro.”
Ineran sospirò. “A Nent?”
“Lui… mi ha detto che ne avrebbe fatto buon uso.”
In quel momento Eron fece un terribile urlo di dolore raggomitolandosi su se stesso mentre si stringeva il petto con le mani.
Brutti sogni…” pensò Ineran mentre usciva in fretta e furia, temendo che i tre si sarebbero risvegliati da un momento all’altro.

“Non avevi detto che saresti stato così a lungo. Volevi farmi uccidere?” chiese la guardia preoccupata.
Con un gesto secco Ineran, spinse la guardia al muro con una mano, coprendogli la bocca con l’altra. Giusto in tempo per evitare che i due uomini di ronda li notassero. Quindi, ignorando la sua domanda, chiese sottovoce: “Dove sono gli alloggi di Nent?”
“Tu stai scherzando con il fuoco! Se ti scopriranno ci faranno uccidere entrambi.”
Ineran si limitò a sorridere sornione alla guardia facendo tentennare le monete nella sua scarsella.
“Sei un demonio!” concluse la guardia con tono arrendevole.

Quando arrivarono all’ala del palazzo destinata a Nent, la guardia sembrò aver abbandonato tutti i suoi timori.
“Siamo arrivati. Sei proprio sicuro di voler entrare?”
“Si”
“Allora dammi i soldi.”
Ineran cercò di divincolarsi. “Te li darò dopo. Tu aspettami qui.”
La guardia si frappose fra il furfante e la porta esortandolo, con un gesto eloquente, a pagarla.
“Se ti azzardi a tradirmi, bada a farmi uccidere presto o ti porterò con me.” Lo minacciò Ineran mentre cedeva una parte del suo denaro alla guardia.

L’appellativo di “profumato” con cui era noto il Triumviro Nent non era un semplice frutto della fantasia popolare. Nei suoi alloggi spuntavano ovunque piante rigogliose le cui inflorescenze emanavano soavi fragranze, tanto da riuscire quasi a coprire l’olezzo dei miasmi della palude.
Schivando una coppia di guardie che indossavano l’effige della Rana, il furfante giunse in un ampia sala, circondata da un colonnato e sormontata da un soffitto a cupola su cui si apriva un grande occhio azzurro. Da esso penetrava un fascio di luce che andava ad infrangersi sull’acqua cristallina della piscina che si trovava al centro della sala.
Fra le ninfee galleggianti affioravano di tanto in tanto le curve sinuose di due splendide ragazze che nuotavano con disinvoltura sotto il pelo dell’acqua. Una di esse sembrò accorgersi di lui: lo fissò per un attimo con i suoi occhi verdi a mandorla, perfettamente disegnati sul viso sottile e spigoloso. Quindi si rituffò in acqua, raggiungendo la sua compagna con cui ricominciò a ridere a scherzare.
Ammaliato dalla visione, Ineran non si era accorto dei due uomini che passeggiavano dall’altra parte della sala. Uno di essi camminava in posizione leggermente avanzata, il suo volto era tutt’altro che bello, ma si muoveva con passo regale e distinto, portando con grande disinvoltura i suoi abiti preziosi ed eleganti. L’altro, che sembrava un suo subordinato, lo seguiva a breve distanza mentre conversava con lui.
Una delle ragazze emerse improvvisamente dall’acqua in prossimità del Triumviro, schizzandolo leggermente.
L’uomo rise di gusto, “ah ah ah! Birbante!” quindi raccolse qualcosa da un secchio di legno e lo gettò alla ragazza.
Avvenne tutto in un attimo, lasciando Ineran gelato sul posto ed inorridito. La donna, o per meglio dire, la ninfa uscì dall’acqua con un balzo e spalancò la bocca: due corone di denti aguzzi, completamente sproporzionate, apparvero sul suo viso afferrando al volo ciò che sembrava essere un pesce; le mascelle si richiusero con un colpo secco sulla preda, inghiottendola in un sol boccone. L’uomo rise di nuovo mentre le due ninfe, dal volto grazioso e pieno di malizia, si guardavano divertite.

Quando Emys si svegliò, si ritrovò sola in mezzo alla pila di cuscini della stanza di Gahird. Si alzò in piedi chiamando il suo Maestro, invano.
“Non c’è nessuno qui?” urlò disperata. Solo in quel momento, quando i suoi occhi si furono abituati alla luce lattiginosa del mattino, vide la figura del Maestro stagliarsi contro il sole velato, nel balcone che dominava la città. Eron era aggrappato alla balaustra in stato semi-incosciente.
“Maestro!” lo chiamò Emys.
Il veggente si sollevò faticosamente, scrutando con lo sguardo nella direzione da cui proveniva la voce che lo aveva richiamato. Quando riuscì a mettere a fuoco la sua allieva si mosse goffamente verso di lei, piombandole addosso e rischiando di farla cadere a terra se non fosse stato per il suo esile peso.
“Allora stai bene Emys” disse mentre abbracciava la sua allieva.
“Si Maestro. Voi piuttosto… tremate, state bene?” chiese la ragazza cercando di leggere nei suoi occhi stanchi e lucidi.
“No Emys, sento tanto freddo qui” le rispose slacciandosi la camicia e mostrando il petto magro e pallido su cui spiccava una grossa macchia nera proprio all’altezza del cuore, da cui si propagavano come tentacoli delle lunghe appendici scure.
Emys sfiorò con le dita lo strano livido e le ritrasse subito istintivamente.
“È gelido” disse mentre il suo volto preoccupato si tingeva di rabbia. “Non rimanete in piedi.” Quindi lo trascinò verso la fontanella aiutandolo a sedersi sui cuscini, sotto lo sguardo vigile di Gahird, che nel frattempo era ricomparso.
“Portate del vino” ordinò il Triumviro battendo le mani.
Subito giunse un cameriere con una coppa colma di vino. Gahird la afferrò e si chinò per offrirla ad Eron.
“Bevi veggente, ti aiuterà a scaldarti.”
Eron, senza pensarci troppo, afferrò il calice e buttò giù qualche sorso, facendo effettivamente riprendere un po’ di colore al suo viso.
“Bene” disse il Triumviro con tono compiaciuto sedendosi sul bordo della fontanella, “adesso che Eron sta meglio possiamo parlare.”
“È colpa vostra se la situazione è degenerata!” esclamò Emys furiosa.
Il Triumviro apparve sorpreso per l’ardore della ragazza. “Ho pensato che addormentarci tutti assieme avrebbe facilitato il vostro lavoro.”
“Avreste dovuto avvisarci” spiegò Eron con un filo di voce, “era importante che io rimanessi sveglio per vegliare sul vostro sonno.”
Gahird decise di non replicare e lasciar correre l’impertinenza dei due veggenti.
“Dunque cosa ho sognato? Come devo comportarmi?”
“Avete sognato di essere una tartaruga” gli rispose Emys “che, mentre perde tempo nel prendere una decisione, viene divorata da un mostro.”
Il Triumviro impallidì. “È orribile! I denti e gli artigli di quella creatura sono l’unico dettaglio che mi ricordo del sogno”
“Sappiate che qualcuno vi vuole nuocere, poiché il mostro che popola i vostri incubi non è frutto della vostra fantasia, ma è vi è stato inviato con un sortilegio.”
“Allora è vero che si sono coalizzati contro di me,” mormorò Gahird senza più fare troppo caso ai due veggenti “i miei dubbi non erano infondati. Sono stati gli altri due… devo agire prima che sia troppo tardi!”
Gahird si mise a passeggiare nervosamente parlando tra sé e sé. “E se fosse stato Loresh? No, non ha più alcun potere da quando l’abbiamo reso innocuo…”
“Non mi interessano le vostre beghe” riprese Emys severa, “ma dovete scoprire il prima possibile chi sia.”
Gahird si scosse dai suoi pensieri, indugiò per un attimo sull’involucro pallido e tremante di ciò che un tempo era Eron, quindi si rivolse ad Emys: “Potete rimanere miei ospiti finché il tuo maestro non si sarà ripreso.”
In un moto di orgoglio, Eron si liberò dal braccio di Emys, drizzando la schiena e alzando la voce
“Vi ringrazio dell’ospitalità nobile Gahird, ma noi ce ne torneremo in locanda.” Ma, dopo pochi passi, avvertì una forte fitta al torace che lo fece accasciare a terra, privo di sensi.
“Portali nella stanza degli ospiti” ordinò Gahird al suo servo, dopo aver incontrato lo sguardo consenziente di Emys.

Ineran fece alcuni passi verso il bordo della piscina, unì i piedi e chinò la testa, proprio come facevano le altre guardie quando volevano conferire con un Triumviro.
“Nobile Nent, Gahird desidera vedervi.” Notò che le ninfe portavano al collo, legata da una catenella, una bacchetta metallica. Si chiese se si fossero accorte del suo travestimento dato che lo fissavano con aria divertita. Ineran non riuscì a trattenersi dal sudare sotto la pressione dello sguardo inquisitore del Triumviro: certo, lui non era una delle “sue” guardie, ma quel volto proprio non l’aveva mai visto. Nonostante tutto fu anche stavolta lo spirito di Torald a togliergli le castagne del fuoco: proprio in quel momento uno dei consiglieri fu scosso da un tremito, posseduto dallo spettro.
“Grazie guardia, adesso puoi andare” disse Torald in tono di sdegno ma con una smorfia vistosa che cercò di richiamare l’attenzione di Ineran sull’anello al dito del Triumviro, raffigurante due fanciulle che si abbracciano e si baciano.
“Sono sicuro che desideri non rimanere oltre con le favorite del Triumviro.”
“Il mio compito è scortarlo fino agli alloggi di Gahird.” replicò Ineran ostinato e confuso, mentre cercava di capire il gioco di Torald.
“Non così in fretta mio signore: vi ricordate cosa è successo l’ultima volta che Gahird vi ha convocato?”
Il Triumviro si strinse il mento con una mano, meditando sulle parole del suo consigliere. “Cosa pensi che voglia stavolta?”
“Forse vuole parlarvi della faccenda in sospeso con Loresh, ma non credo sia importante adesso…”
Gli occhi del consigliere-Torald divennero completamente neri mentre fissava il Triumviro, rubando innaturalmente la sua attenzione. Mentre parlava a Nent, fece segno a Ineran di avvicinarsi.
Il furfante li raggiunse senza che il Triumviro badasse a lui e gli prese la mano con disinvoltura
“Vi prego Triumviro, Gahird ha chiesto la vostra presenza…” e, detto questo, gli sfilò l’anello.
Gli occhi del consigliere tornarono al loro colore naturale. “Andiamo Signore?”
Il Triumviro si destò dall’ipnosi, un po’ disorientato. “Dove dovremmo andare?” chiese perplesso.
“Alla bottega dei profumi di Umel, ne abbiamo parlato poco prima.” disse in tono sicuro Torald.
“Ah si, certo. Andiamo.”
Ineran si inchinò al passaggio dei due potenti. Quando questi se ne furono andati si avvicinò alla piscina. Una delle due ninfe stava ancora nuotando, mentre l’altra stava seduta sul bordo, pettinandosi i lunghi capelli corvini.
Sul suo corpo esile e flessuoso, completamente nudo, si rifrangevano bizzarri riflessi, più simili a quelli delle scaglie di un pesce che a quelli della pelle di una fanciulla.
Quando Ineran le si avvicinò, lei gli lanciò un bacio e si tuffò in acqua, riemergendo poco dopo ai suoi piedi. Il furfante si abbassò flettendosi sulle ginocchia.
“Cosa vi impedisce di divorare la mano dell’uomo che vi nutre?”
“L’anello che porta al dito” fu la risposta proveniente da una voce alle sue spalle, che ormai conosceva sin troppo bene.
“Loresh, che sorpresa!” esclamò Ineran irritato fino all’esasperazione. “Se solo mi interessasse qualcosa, ti chiederei come hai fatto ad arrivare sin qui.”
“Conosco questo palazzo come le mie tasche.”
“Sei stato uno dei Triumviri?”
“No, ero un loro fedele servitore, forse troppo fedele.” rispose lo stregone con amarezza. “Sono creature splendide, non trovi?” chiese allungando una mano verso la testa di una ninfa. Fu costretto a ritrarla subito, quando questa sfoderò i suoi orribili denti minacciando di staccargliela con un morso.
“Evidentemente non sono l’unico a non desiderare la tua presenza.” scherzò Ineran.
“Voglio proprio vedere come prenderai le bacchette” gli rispose serio Loresh.
“Non ho alcuna intenzione di dartele. Quindi puoi scegliere se andartene di tua volontà o costringermi a fare quanto è necessario per portare a termine il mio lavoro.”
“Pensi basti il suo anello per recuperarle?” lo rimbeccò Loresh divertito. “Provalo.”
Ineran osservò la pregevole fattura del pesante anello d’oro, neanche per un attimo dubitò del suo potere, ma esasperato da quel lungo rimpiattino e frustrato ora dalla presenza di Loresh, proprio ad un passo dall’ottenere quello che voleva, lasciò perdere ogni cautela e, con un gesto secco, indossò l’anello.
Per un attimo la sua vista si offuscò e fu pervaso da un senso di stordimento, che lo costrinse ad accovacciarsi a terra. Quando si riprese, avvertì una carezza viscida sul volto e una mano che gli stringeva la sua. Aprì gli occhi e vide le due ninfe che lo trascinavano con loro dentro la piscina, scomparendo nelle profondità dell’acqua cristallina.

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Comments

Comment from Daniele
Time: May 19, 2008, 8:19 am

Mamma mia, quelle ninfe mi mettono i brividi. Sono molto contento di loro. Ah, e grazie per l’aggiunta dei riflessi a squame sulla loro pelle altrimenti paradisiaca :D

Bel riassunto, grazie!

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