La Saga di Nodhes di Thraal

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fascino mortale

20 June, 2008 (11:07) | la città dei veggenti

Nodhes si mosse nell’oscurità. L’ombra di un edificio lo occultava alla vista di chi passava nella piazzetta di fronte. Dal palazzo di Gahird uscirono Eron ed Emys. La giovane sosteneva il proprio maestro, evidentemente provato dall’incontro con l’Incubo nel sogno del Triumviro. Dall’alto Druhnkno volteggiò sopra di loro individuando subito una figura che seguiva i due da poca distanza.
Il corvo scese sulla spalla di Nodhes.
“Sono in pericolo!” gracchiò all’orecchio del mercenario.
“Seguiamoli allora” replicò l’uomo “ma sono sicuro che sapranno cavarsela anche senza di noi” concluse quindi con un sorriso.

Emys attraversò la piazza, era preoccupata per il suo maestro, non sapeva bene che fare per aiutarlo. Alzò quindi lo sguardo, ancora una volta attratta magneticamente dalla palude che si stendeva poco distante da lei. Sebbene fosse buio vide tra gli spiragli dei palazzi dipanarsi di fronte a sé le acque scure che la chiamavano. Ma la visione della palude venne presto sostituita da un’altra ancora più inquietante.
Una donna bellissima, i cui capelli ondeggiavano come fossero sott’acqua, si stava avvicinando ad Emys. La donna sorrise maliziosa ad Emys e il sorriso si spalancò sempre più e sempre più. Tre fila di denti acuminati simili a quelli degli squali si aprirono di scatto per poi richiudersi contro di lei. Emys alzò una mano per proteggersi, una mano che apparteneva ad un uomo che conosceva bene.
“Emys,che ti succede?” chiese Eron vedendo gli occhi sbarrati della sua pupilla.
“Dobbiamo tornare indietro. Ineran è in pericolo” rispose Emys scuotendosi.
“Ineran? Che c’entra Ineran?” chiese stordito Eron.
“È nel palazzo dei Triumviri ed è in pericolo: l’ho visto.”
Eron non disse nulla ma dovette riflettere ancora una volta su quanto affinati fossero diventati i sensi della ragazza. Mai come in quel momento si era sentito solo un peso per Emys.
“Presto dovrò rivelarle ciò che so di lei…”

I due tornarono sui propri passi e si infilarono in un vicolo. Una figura alta e massiccia si parò di fronte a loro.
“Nodhes?” chiese dubbiosa Emys all’ombra poco distante. Ma questa rispose solo sfoderando un lungo coltellaccio per nulla rassicurante.
Emys, compresa la situazione, si voltò di scatto per tornare alla luce della piazza. Dovette però fermarsi sul posto vedendo camminare verso di lei altri due malintenzionati. Un misto di ira e paura si fecero strada in lei.
“Siamo veggenti.” minacciò con voce stentorea “Non osate fermarci!”
Gli scagnozzi esitarono un attimo, forse per riflettere su quella minaccia. Fu sufficiente.
“Emys: una porta” sussurrò Eron all’orecchio della ragazza e i due vi si fiondarono barricandosi all’interno della costruzione. I furfanti si gettarono all’inseguimento e, non volendosi far sfuggire la preda, cominciarono a prendere a spallate la porta. All’interno, mentre Eron cercava di trattenere la porta, Emys cercò di barricarla con quello che riuscì a trovare nella stanza buia e sporca.
“Non reggerà!” disse Eron “dobbiamo trovare un’altra via d’uscita.”
“Il tetto!” suggerì quindi Emys.
Eron fece segno alla ragazza di avviarsi sulla rampa di scale e, mentre la seguiva, frugò nelle sue vesti. Dietro di loro intanto la porta cedette all’ennesima spallata e in uno schianto di legna i tre malintenzionati fecero irruzione nella stanza. Ma Eron, a questo punto, era pronto e scagliò a terra una piccola borsa: una nuvola di polvere finissima si sprigionò e un odore acre riempì le narici dei furfanti, che cominciarono a tossire e lacrimare perdendo ancora una volta di vista i fuggitivi.
Eron ed Emys, ormai giunti sul tetto, saltarono quindi sul palazzo accanto e poco dopo capirono di essere riusciti a far perdere le loro tracce. Il breve salto, che avrebbe fatto ridere a un ragazzo, fu un’impresa durissima per Eron. L’atterraggio gli fece mancare il fiato, ma cercò comunque di non farlo notare alla sua discepola.
“Come faremo a rientrare nel palazzo?” chiese quindi Eron, sempre più affannato, stringendosi la veste sul petto. Il suo volto era imperlato di sudore e la macchia nera e liscia sul suo torace sembrava viva nell’alzarsi ed abbassarsi del suo respiro.
“Il palazzo avrà certamente qualche ingresso segreto ed inoltre abbiamo la borsa di Ineran: i suoi averi ci aiuteranno a trovarlo” rispose la ragazza iniziando a frugare nella borsa del loro compagno. Improvvisamente Emys si fermò.
“Che succede? Cosa hai trovato?” chiese quindi Eron.
“Il mio bracciale… perché si trova qui dentro?”.
La ragazza rimase per un attimo pensierosa. Cominciò a dubitare della lealtà del compagno e un piccolo moto di disprezzo si riaffacciò nei suoi confronti. “È solo un ladro…” si disse senza capire se stava cercando di scusarlo o di biasimarlo.
Eron fu rammaricato dall’ulteriore ferita che il furfante aveva inferto alla sua allieva, ma preferì lasciar correre. Se avessero indugiato ancora, i loro inseguitori avrebbero potuto ritrovarli.
“Non avrai le tue risposte se non chiedendogli ragione del suo comportamento” disse quindi Eron.
Emys estrasse il coltellaccio di Ineran e disse “Questo servirà al suo scopo.” Quindi, staccatasi un paio dei suoi lunghi capelli, li avvolse intorno all’elsa al fine di formare un pendolo. Emys chiuse gli occhi e si concentrò a lungo.
“Dicci dove si trova il tuo padrone, indicaci la strada più sicura”.
Il pugnale vibrò per un attimo, ondeggiò trascinato dal comando magico e indicò ai due veggenti la direzione da prendere.

Ineran vide le ninfe avvicinarsi sorridenti nella sua direzione. Il potere dell’anello lo aveva sopraffatto: Loresh lo aveva avvertito, non era un bluff, imporre la sua volontà sopra quella delle ninfe non era una cosa banale e per un attimo aveva perso coscienza di sé e del suo corpo. Le donne gli scivolarono attorno, giocando con quella loro nuova succulenta preda, ma prima che potessero davvero azzannarlo una mano afferrò i capelli di Ineran e lo tirò sopra il pelo dell’acqua. Ripresosi Ineran si issò oltre il bordo della piscina ma, mentre Loresh lo aiutava a sollevarsi, le ninfe emersero a loro volta.
“Indietro! Dannazione!” imprecò Loresh con un gesto secco della mano, ma le ninfe non avevano gradito quell’intrusione ed una di loro azzannò con uno scatto la mano dello stregone.
Loresh urlò di dolore e si strinse al petto la mano ferita dalla quale mancavano un mignolo e l’anulare.
“Sciocco ladro incapace: mi dovrai anche questo!” disse guardando furente Ineran che stava riprendendo fiato dalla spaventosa esperienza nella piscina. Una delle donne nella piscina osservava con sguardo malizioso Loresh mentre l’altra stava sgranocchiando in modo grossolano le dita dello stregone. Un piccolo versetto simile a quello di una colomba che tuba uscì dalla ninfa che era rimasta a bocca asciutta.
“Le vedi quelle due?” disse quindi Loresh ad Ineran mentre le ninfe si strusciavano sensualmente l’una all’altra “L’anello ti renderà loro amico: devi essere loro pari e non preda, ora fai quello che ti ho chiesto e recupera le mie bacchette”.
Ineran si alzò silenzioso, la mente che lavorava febbrilmente alla ricerca di una soluzione. Il furfante raccolse quindi il secchio del pesce e ne gettò uno alle ninfe, poi ebbe un’idea e si sfilò l’anello del comando.
Si girò verso lo stregone e poi gettò tutto quanto il contenuto del secchio presso il bordo della piscina: le ninfe si gettarono avidamente sul pesce che cadde dentro e tutto intorno alla vasca.
“L’anello l’ho infilato nella bocca di uno di questi pesci!” esordì d’un tratto Ineran mostrando le sue mani vuote “se vuoi comandare quelle due dovrai farlo da solo!”.
“Pazzo! Cosa hai fatto?!” gli urlò di rimando Loresh paonazzo per la rabbia. Ineran sperò che lo stregone si sarebbe gettato sul pesce rimasto sul bordo della vasca, cercando disperatamente di recuperare il prezioso anello, ma l’uomo sembrava trasfigurato dalla rabbia.
“§ç@°!” urlò quindi lo stregone, evocando un’antica parola di potere. Ineran venne gettato di nuovo dentro la vasca dove affondò, trattenuto da un’invisibile forza. Inaspettatamente qualcosa uscì da una delle sue tasche. “Mi volevi imbrogliare!” disse incredulo Loresh riconoscendo l’anello del comando. Liberò quindi Ineran dal suo controllo ed invocò l’anello che, prima pian piano, poi sempre più velocemente, cominciò a muoversi verso lo stregone. Anche le ninfe cercarono di afferrare il prezioso oggetto ma questo fuggì dal loro raggio di azione prima che potessero ghermirlo.
L’anello schizzò fuori dall’acqua verso Loresh che aveva già la mano protesa per afferrarlo.

Nel frattempo Emys era riuscita a trovare l’ingresso segreto del palazzo e a penetrarvi indisturbata, attraversando mille corridoi e angusti passaggi, guidata dal pugnale di Ineran. Eron arrancava faticosamente dietro di lei, costringendola a fermarsi di tanto in tanto. Sempre più spesso sentiva mancargli il respiro, come se qualcuno in un luogo remoto glielo stesse rubando…
I due si affacciarono alla sala dell’acqua senza farsi sentire e si acquattarono dietro ad un aiuola ricca di vegetazione lussureggiante.
“Quello è un rituale oscuro!” affermò Eron mentre spiava Loresh.
La ragazza annuì, in silenzio. Sentir parlare il suo maestro di rituali oscuri le faceva venire i brividi.
“Maestro, Loresh non deve avere quell’anello” disse Emys preparandosi a scattare.
Eron ebbe un moto di risentimento per la sua allieva, i loro ruoli sembravano ormai scambiati. Gli eventi gli scorrevano attorno scuotendolo come una vecchia bandiera, mentre ad Emys tutto appariva chiaro e distinto. Si interrogò su cosa potesse significare quell’anello per Loresh, ma non c’era altro tempo da perdere e decise di andare di nuovo contro al patto che aveva fatto con sé stesso.
“Aspetta, non lo raggiungeresti in tempo” disse afferrando Emys per un braccio ed issandosi a lei per alzarsi in piedi. Riuscì soltanto ad assumere una postura curva, che lo faceva apparire ancor più piccolo e fragile.
Eron pronunciò una parola di potere che sembrò provenire dal profondo del suo spirito piuttosto che dalle sue labbra. Le rughe del suo volto si contrassero nello sforzo di richiamare i poteri arcani sopiti da tempo e l’anello si fermò in aria, come se fosse teso tra due funicelle.
“Non così in fretta” disse Eron, pallido ed esausto, una mano a reggersi affannosamente il petto e l’altra in direzione dell’anello.
Sotto l’anello, sospeso in aria sotto l’attenzione di tutti, l’acqua della piscina si increspava, scossa dal potere che scaturiva dal duello magico dei due stregoni. Loresh, anch’egli piuttosto provato nel corpo, guardò con odio e frustrazione il vecchio compagno, poi fece un gesto secco della mano nel tentativo di trascinare a sé l’anello.
L’anello si mosse, come strattonato, ed Eron gemette sotto la forza dell’incantesimo del suo avversario.
“Non ce la faccio…” sussurrò infine ad Emys che non esitò oltre e, con un tuffo, si gettò verso l’anello che levitava in aria, nel bel mezzo della piscina. La ragazza riuscì a chiudere la mano sopra di esso prima di cadere con un tonfo nella vasca.
Poco sotto intanto Ineran cercava disperatamente di tenere a bada le due ninfe, difendendosi con il secchio di legno del pesce che finì presto sbriciolato sotto la violenza delle loro terribili fauci.
“Maledetti!” urlò Loresh alla volta di Eron, “Sono stufo di voi!”.
Una nuova parola di potere invase l’aria come un tuono distante. Eron si accasciò a terra sentendosi ribollire il sangue nelle vene. Riconobbe con un orrore la nuova stregoneria e tentò disperatamente di respingerla verso chi l’aveva scagliata, ma la pressione dell’attacco fu davvero violenta ed inaspettata, facendolo partire in svantaggio nello scontro.

Emys aprì gli occhi sott’acqua giusto in tempo per vedere una ninfa nuotare verso di lei. La ragazza infilò l’anello e fu investita dalla sensazione di stordimento che aveva provato anche Ineran poco prima. Ripresasi capì che ormai era troppo tardi: la ninfa era su di lei e i suoi affilatissimi denti si chiusero sulla sua spalla. Una fitta di dolore invase Emys e subito la ninfa si ritrasse, scioccata, massaggiandosi la propria spalla. Emys, grazie al potere dell’anello, era riuscita a stringere il legame empatico con la ninfa prima che questa la potesse divorare.

“Vattene!” urlò quindi Eron e con uno sforzo di volontà riuscì a spezzare l’incantesimo di Loresh. Lo stregone fu sbalzato indietro dalla forza di Eron ed atterrando malamente sbatté la testa a terra.
“Emys!” chiamò quindi Eron mentre la ragazza ed Ineran stavano uscendo dalla vasca sotto lo sguardo attento delle due ninfe. Dai profondi segni dei denti della ninfa sulla spalla di Emys non stillava una sola goccia di sangue mentre Ineran, al contrario, sanguinava copiosamente da diversi tagli sparsi per tutto il corpo.
“Ordina loro di darti i pendenti!” chiese Ineran affannato alla ragazza. Le ninfe guardarono con odio il furfante che era riuscito a scampare alle loro grinfie.
“L’anello mi rende loro amica, non la loro padrona, non sono tenute ad obbedire ai miei ordini” disse Emys ancora scossa dall’esperienza.
“Emys! Dobbiamo andarcene: siamo in pericolo qui…” li interruppe Eron con un filo di voce, che nel frattempo si era trascinato fino al bordo della piscina.
“Quelle bacchette sono molto importanti per tutti noi. Dobbiamo averle. Emys: dì loro che gli consegnerai l’anello” insistette Ineran.
“Così saranno libere!” replicò con orrore Emys voltandosi incredula verso Ineran “sono due mostri!”
“Non più in mano ai Triumviri…” rispose arcigno Ineran, poi cambiando tono “…ti prego Emys. Ho bisogno di quelle bacchette!”
“Non c’è più tempo!” li incalzò ancora Eron.
Emys cercò consiglio negli occhi del suo maestro ma vi trovò solo stanchezza e rassegnazione.
“E va bene!” si arrese infine Emys, poi si voltò verso le ninfe “Lasciate sul bordo della piscina le bacchette… vi consegnerò l’anello”.

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Comments

Comment from marco
Time: June 20, 2008, 11:22 am

vedi perché non mi piace leggere i riassunti? perché mi castrate le perle di druhnkno! La cagata sulla spalla? dov’è?!
Dov’è!!!!
ho quasi voglia di fare a2dissite nodhes per ripicca…

Comment from Federico
Time: June 20, 2008, 12:50 pm

Mitico Ivan! Hai scelto proprio il titolo che preferivo fra quelli che ti avevo suggerito!
Come ti ho già detto, nonostante in game la sessione fosse un po’ fumosa, scremata e risistemata dalle tue manine è venuta fuori una bella scena mozzafiato :)

@ Marco: sono sicuro che c’è stata una svista, Ivan si sarà dimenticato di inserire il dettaglio della caata :P
Comunque che vuol dire “a2dissite”?

Comment from marco
Time: June 20, 2008, 7:30 pm

@federico: a2dissite ergo disattivazione del virtualhost su apache

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