la sala delle ombre
“Non ti ho mai chiesto cosa ti avesse annunciato l’Oracolo.” disse d’un tratto Ineran al compagno “Ti aveva predetto che avresti incontrato Worach?”
“Mi ha detto solo che sarei giunto qui.”
Ineran rifletté pensieroso.
“Secondo te cosa vuole Worach veramente?”
“Quello che vogliono tutti gli stregoni: accrescere il proprio potere.” rispose stancamente il mercenario.
Furono costretti a tapparsi il naso non appena giunsero ad una terrazza che si affacciava all’interno di una enorme torre, in cui l’aria stagnante era satura di un lezzo di putredine. L’edificio era sovrastato da una cupola con un ampio foro alla sommità da cui filtrava la tenue luce lunare. Una gradinata di legno scendeva a spirale lungo la parete, fino ad arrivare al piano sottostante. Dalla sommità della torre pendevano numerose catene a cui erano appese delle gabbie contenenti carcasse di uomini a vari stadi di putrefazione.
Sul fondo della torre si stagliava una figura evanescente, facilmente riconoscibile grazie al suo grottesco corpo tentacolare e alle tre teste di coccodrillo, rana e tartaruga: lo spirito dell’Oracolo. Tutto intorno a lui dei bracieri sprigionavano dalle loro fiamme azzurrine sottili cortine di fumo che si avvolgevano intorno all’Oracolo come funi, strattonandolo ogni volta che si muoveva.
Due figure femminili, incredibilmente piccole in confronto all’Oracolo, discutevano a poca distanza mentre alcuni zombie facevano la guardia a uno sparuto gruppetto di blivoriani.
La donna rivolta nella loro direzione era Emys, o per meglio dire, Nalhik. Ineran osservò a lungo l’altra figura, che invece gli dava le spalle. Quando finalmente si voltò trattenne a stento le parole:
“Kyra!”
Era esattamente come la ricordava, ma c’era qualcosa di diverso in lei: lo stesso cambiamento che aveva visto in Emys. Il suo volto era freddo e pallido come il marmo, i lunghi capelli corvini erano vaporosi e acconciati in una pettinatura innaturale, ma ciò che più lo preoccupava era il suo portamento, così distaccato e altero.
___
Eron e la piccola Emys riuscirono a seguire Nalik senza farsi notare fino a varcare un largo portale che si apriva su un enorme sala rotonda di cui non riuscivano a scorgere la sommità dalla posizione in cui si trovavano. Al centro della sala si trovava lo spirito dell’Oracolo incatenato da un oscuro sortilegio.
Nalhik si diresse con passo deciso verso un’altra donna, giovane, bellissima e fiera, rivolgendole la parola. Contrariamente a quanto Eron si aspettava, il tono di Nalhik non era autoritario, ma estremamente colloquiale.
“Vanno bene questi?” chiese indicando tre blivoriani tremanti, che aveva condotto fin là con la scorta di alcuni zombie, sospettosamente accomunati da un aspetto corpulento.
“Benissimo!” le rispose la donna leccandosi il labbro superiore e mostrando una fila di denti aguzzi.
Ad un semplice cenno della mano di Nalhik, alcuni zombie si misero a ruotare delle manovelle che fecero muovere alcune delle catene, portando alla loro altezza gabbie e orribili ganci da macellaio.
Mentre lo facevano, la donna si divertiva a spaventare i blivoriani strusciandosi a loro sensualmente e leccandogli il volto, come se volesse pregustarsi le sue prede.
Il più grasso dei prigionieri fu trascinato fino ad una di queste catene. Davanti i suoi occhi la carcassa di un uomo con il collo dilaniato e gli occhi sbarrati dal terrore fu gettata in una voragine oscura che si apriva nel pavimento. Tentò di opporre resistenza con tutte le sue forze quando i suoi polsi legati furono issati al gancio lasciandolo penzoloni e piagnucolante.
La donna abbandonò riluttante gli altri blivoriani avviandosi con il passo felpato di una pantera famelica verso l’uomo incatenato, pallido e tremante come una foglia.
___
Senza pensarci due volte, Ineran si issò ad una catena mettendosi in piedi sul cornicione e avvolse il suo mantello intorno alle mani, preparandosi a scendere. Si voltò verso Nodhes incontrando il suo sguardo perplesso e indugiò per un attimo come se stesse per chiedergli qualcosa, ma si limitò ad accennargli un sorriso per poi gettarsi nel vuoto.
Nonostante il cuoio dei guanti e il pesante tessuto del mantello, ogni anello della catena era un’agonia per i palmi delle mani. Si concentrò sul suo bersaglio e, un attimo prima di arrivare a terra, con un agile colpo di reni cambiò traiettoria, atterrando su uno degli zombie in un macabro fragore di ossa rotte.
“Salve, sembra ci sia una riunione delle mie ex-fiamme da queste parti” esplose irriverente il furfante con un sorriso malizioso sul volto mentre si rialzava.
Nalhik si riprese in fretta dall’effetto sorpresa, incenerì l’uomo con uno sguardo carico d’odio, ed urlò alle guardie un ordine: “Prendetelo!”
Subito gli zombie che azionavano gli argani estrassero le loro rozze armi caricando il furfante. Ineran si sbarazzò del mantello lacero con cui si era avvolto le mani e, con fare sicuro, scagliò un pugnale che colpì in pieno uno zombie a poca distanza facendolo ruzzolare a terra.
Nel frattempo, su una terrazza poco al di sopra delle loro teste, un altro gruppo di zombie si stava preparando a tirare con l’arco, quando Nodhes si calò improvvisamente su di loro impegnandoli in un sanguinoso duello.
Ineran estrasse il suo coltello per affrontare lo zombie che gli correva incontro, ma una mano fredda e ruvida gli afferrò la caviglia in una morsa di ferro. Era lo zombie su cui era atterrato, che lo fissava con occhi vitrei, la testa girata innaturalmente dietro le spalle. Anche lo zombie che aveva trafitto con il pugnale si stava già rialzando e presto Ineran fu sopraffatto dai suoi nemici, costretto a gettare l’arma.
Persino Nodhes, seppure con la spada avesse reciso numerose braccia e teste ai suo nemici, presto fu catturato e condotto alla base della torre, al cospetto di Nalhik.
“Complimenti compare: grande entrata, peccato per il finale” sibilò sarcastico Nodhes al compagno.
___
“Li uccideranno se non facciamo qualcosa!” bisbigliò la piccola Emys, nascosta insieme ad Eron nell’ombra di una grossa una colonna.
Eron si alzò in piedi drizzando la schiena ed inspirando profondamente. Fece una smorfia quando sentì una fitta di dolore alla spalla offesa, ma strinse i denti ed uscì dall’oscurità, subito seguito da Emys.
Nalhik perse all’improvviso tutta la sua sicurezza non appena vide la piccola Emys, indietreggiando di alcuni passi, tremante e facendosi così scudo con il corpo di Kyra, che osservava la scena disgustata.
La bambina osservava con sospetto la bellissima donna dall’aspetto minaccioso. Un ricordo che proveniva dalla parte della sua memoria legata a Nalhik tentava di riaffiorare ma tardava a focalizzarsi.
Eron si rivolse a lei con voce imperiosa ed autorevole:
“Fatti da parte e consegnaci Nalhik, questa faccenda non ti riguarda.”
Kyra emise un orribile sibilo, come di un serpente che ritragga le spire prima di sferrare un attacco.
Emys si illuminò in volto quando finalmente l’immagine nella sua mente si materializzò, quindi aggiunse alle parole del maestro:
“Olyssa, Signora della Torre dei Cani, noi conosciamo i tuoi segreti, non ti conviene intralciarci.”
La donna sorrise divertita alle minacce della bizzarra coppia e indietreggiò in un burlesco inchino. Quindi afferrò Nalhik per un braccio e la scaraventò a terra con violenza.
“Non li hai sentiti? È te che vogliono, non è cortese farli attendere.”
Nalhik cadde bocconi mostrando il volto terrorizzato quando si sollevò da terra.
I due veggenti si mossero verso di lei, dapprima con cautela, poi accelerando il passo.
Ineran e Nodhes assistevano alla scena mentre quattro zombie li trattenevano per le braccia. Il furfante, che aveva osservato attentamente la sua amata Kyra, si rese conto con amarezza che non c’era più niente in lei della donna per cui aveva lottato in tutti questi mesi.
“Nodhes: Kyra sta per aggredire i due veggenti, non starà a guardare mentre attaccano Nalhik”.
Nodhes si girò verso il compagno e poi, con un violento strattone, fece cozzare le teste dei due zombie che lo trattenevano. I due guardiani caddero a terra.
“Bravo, ora afferra le bacchette e suonale”. Senza farselo ripetere due volte, il mercenario afferrò da una tasca del furfante le bacchette di Worach e le fece suonare una contro l’altra. Un nota acuta ed intesa accompagnata da un bagliore di un bianco accecante si sprigionò dalle bacchette, investendo chiunque nel vasto spazio. Gli zombie gemettero contorcendo le loro membra finché non si sgretolarono come statue di terracotta cadute dal loro piedistallo. Le due donne possedute si portarono invece le mani agli orecchi, urlando per il dolore. Anche lo Spirito dell’Oracolo si contorse sotto il potere di quell’artefatto: avrebbe avuto l’effetto scacciare gli Spiriti della Torre dei Cani, se solo Ineran non fosse stato così sciocco da lasciarlo a Torald, anni addietro.
Eron ed Emys, usciti indenni da questo pandemonio, si affrettarono a raggiungere Nalhik. Le presero ciascuno una mano giungendo a loro volta le mani a formare un cerchio. Eron cominciò ad intonare una litania in un antico linguaggio, dolce e melodioso. Presto anche Emys intonò le frasi all’unisono con il suo maestro. Nalhik continuò per un po’ ad urlare per il dolore ma presto una nuova sensazione la avvolse come una calda coperta. Senza che se ne rendesse conto, le sue labbra cominciarono a muoversi. L’immagine di Nalhik si sdoppiò: una parte intonava il rituale compostamente, mentre l’altra si contorceva e urlava digrignando i denti aguzzi e e vibrando colpi in aria con i terribili artigli. Una terza voce si unì quindi al coro e quando la litania fu compiuta vi fu un nuovo bagliore e poi il silenzio.
Nella grande sala risuonarono le tre profonde voci dell’Oracolo:
“Verranno le due che sono una e una sola torneranno.”
Quando la luce si disperse Eron si trovò da solo di fronte ad Emys, la vecchia Emys. Colmo di gioia la abbracciò stringendola forte a se, avvertendo in lei un nuovo calore, una nuova vita… ma il felice momento fu presto interrotto dalle strazianti urla di sofferenza del blivoriano incatenato. Kyra gli si era avvinghiata addosso dilaniandogli le carni con gli artigli e affondandogli le fauci nella gola. Quando finalmente l’uomo perse sensi, la donna si staccò da lui, asciugandosi con la manica della veste la bocca tracimante di sangue. Prima che potesse muoversi però, si fermò, avvertendo una presenza alle sue spalle: Ineran infatti le stava puntando una freccia alla testa.
“Se non posso averla io, non l’avrai neanche tu maledetto demone!”
Stava per scoccare quando una voce risuonò nella stanza, fredda e profonda come una grotta umida: “Ineran!”
A dispetto del timbro, il suo tono voleva essere pacato, quasi colloquiale.
“Sei sempre stato uno sciocco impulsivo.”
Il furfante voltò lo sguardo verso la voce, senza abbassare l’arco, incontrando due punti luminosi nell’oscurità. Quando i suoi occhi penetrarono la penombra, il profilo sottile di un uomo altissimo avvolto da una tunica scura gli rivelò chiaramente la presenza di Worach, il necromante.
Quando tornò a posare lo sguardo su Kyra, il suo volto era cambiato: i denti aguzzi avevano lasciato spazio ad un sorriso appena accennato, mentre due magnifici occhi neri lo fissavano supplichevoli e gonfi di lacrime. Il suo cuore vacillò e, senza neanche accorgersene, abbassò l’arco.
“Davvero vuoi rinunciare a tutto quello per il quale hai combattuto finora?” chiese sardonico Worach.
“Se non fosse stato per lui, ti avrei già portato la Luna di Sangue.” esclamò il furfante puntando il veggente con un dito. “Però ti ho portato Nodhes…”
Il mercenario sgranò gli occhi alle parole del compagno, mentre i muscoli del collo gli si tendevano per la rabbia. All’improvviso gli tornò alla mente la profezia della vecchia Tundara:
“Un traditore consegnerà al necromante l’artefatto che lo renderà mortale finché egli non sarà in grado di controllarlo.”
Fece un respiro profondo cercando di calmarsi, quindi disse, vibrante di odio:
“Allora sei tu il traditore!”
“Ti sbagli!” gli urlò di rimando Ineran “Sapevo che ti cercava ma non è mai stata mia intenzione venderti a lui!”.
“E immagino che questo sia l’artefatto che volevi portargli…” riprese Nodhes ma non fece in tempo a finire la frase che un fulmine nero gli sfrecciò davanti al volto strappandogli via le bacchette in uno svolazzio di piume.
“Emys fece un balzo per afferrare il monile, invano, mentre Eron vibrò un colpo con il suo bastone, mancandolo del tutto e rischiando invece di colpire la sua allieva.
Con un ampia voluta un grosso corvo salì di parecchi metri nella torre per poi gettarsi in una folle picchiata, andando a cozzare violentissimo sulla fronte di Nodhes. L’uomo crollò a terra incosciente mentre l’animale andò a posarsi sul braccio esile ed oblungo di Worach. Questi gli porse la mano scheletrica accarezzandolo sulla testa e raccogliendo poi le bacchette dal suo becco socchiuso. Quindi il corvo andò a posarsi altrove mentre Worach si chinava per raccogliere la spada nera di Nodhes. L’anello di ferro che assicurava l’arma saldamente al polso del mercenario si aprì magicamente e Worach sollevò la spada da terra maneggiandola con cura, come una sacra reliquia.
“Cosa avrai in cambio, Drunkhno, per avermi servito così a lungo?” disse Worach sibillino tra lo sconcerto dei presenti, ma il corvo si limitò ad aprire le ali e a gracchiare. Quindi barcollò e cadde giù dalla colonna su cui si era appollaiato. Nella caduta le penne gli si distaccarono dal corpo che crebbe e crebbe assumendo le fattezze di un uomo, nero, nudo, che gemette dal dolore quando impattò nel pavimento di pietra. Si alzò goffamente in piedi alzando le braccia al cielo e urlando:
“Io… sono di nuovo io!”
Il veggente e il necromante continuavano a scrutarsi senza dire una parola, quando all’improvviso Eron ruppe il silenzio:
“Bene Worach, hai avuto gli artefatti che desideravi, adesso libera l’anima di Kyra e lasciaci andare.”
Un suono orribile, profondo e gutturale proruppe nella torre. Solo in un secondo momento Eron capì che quel suono era la terribile risata del necromante e sperò con tutto il cuore di non doverlo sentire una seconda volta.
Ineran intanto, obnubilato dal ricordo della sua amata Kyra, aveva lasciato che il demone che possedeva il corpo della sua amata gli saltasse addosso aggredendolo con le zanne e con gli artigli. Emys osservò il suo maestro, teso all’inverosimile mentre si preparava ad affrontare Worach, quindi decise di intervenire da sola, gettandosi in aiuto di Ineran per difenderlo.
Afflitto, turbato, scosso, Ineran non vedeva più nulla di ciò che era di fronte a sé: tutto si ero fatta ombra ad eccezione di uno spirito che gli stava parlando con voce dolce e triste, carezzandogli i capelli.
“Lasciami andare Ineran…”
“No, non posso! Ho fatto tanto per riaverti!”
La donna lo abbracciò forte, quindi gli prese il volto fra le mani guardandolo dritto negli occhi.
“Non puoi più riavermi, e lo sai, lo hai sempre saputo: non appartengo più a questo mondo Ineran ed è solo la tua ossessione che mi tiene ancora legata a questo luogo, lasciami andare… ed ascolta il tuo cuore indurito dall’amarezza.”
La donna lo baciò sulle labbra. Ineran chiuse gli occhi, sperando che quel momento potesse durare per sempre, il loro ultimo momento. Quando li riaprì, trovò ad attenderlo il volto di Emys, felice di vederlo ancora vivo, ma subito la ragazza fu strattonata via da Olyssa, che la ingaggiò in una lotta impari.
Worach puntò la spada nera verso Eron tanto da sfiorargli quasi il viso.
“Tu!”
La sua voce tuonò grave e severa.
“Come osi parlare di patti dopo aver distrutto la mia amata Nalhik! Tu e tutti tuoi amici la pagherete cara. Trasformerò le vostre misere vite in un tale inferno che mi supplicherete di concedervi la morte pur di trovare un po’ di sollievo.”
“Questo è tutto da vedere!” esclamò Eron gettando una radice ai piedi di Worach e pronunciando alcune parole vibranti di arcano potere. Subito la radice si insinuò nella nuda roccia e un cespuglio di rovi cominciò a crescere a vista d’occhio avviluppando la veste del necromante.
Le radici intanto spaccavano le pietre sotto i loro piedi, aprendo delle enormi voragini sull’oscurità che si spalancava sotto di loro. Un urlo straziante siglò la fine di Drunkhno, risucchiato da una di queste voragini. Se non si fosse ancora trasformato in uomo sarebbe stato certamente in grado di salvarsi volando via.
I bracieri che imprigionavano l’Oracolo appiccarono le fiamme ad alcuni sudici arazzi, mentre il legno marcio della scala cominciò a sfrigolare.
“…l’artefatto che lo renderà mortale…” ripeté l’Oracolo, mentre ascendeva al regno dei morti, finalmente liberò dalle catene magiche che lo imprigionavano.
“Giochi a fare lo stregone eh? Ma io ti farò passare la voglia!” sibilò Worach. La sua mano libera rifulse di un bagliore azzurro e, mentre la stringeva come per trattenere un oggetto invisibile, Eron sentì una morsa glaciale serrargli la gola. Non potendosi più concentrare sul sortilegio alcuni dei rovi iniziarono ad avvizzire liberando in parte il necromante.
Ineran osservava sgomento le donne che amava lottare fra di loro all’ultimo sangue. Sapeva che non avrebbe potuto riavere la sua Kyra e che avrebbe al massimo potuto liberarla dal demone che la possedeva, ma adesso che era giunto il momento di agire si sentiva mancare le forze. Tese il suo arco e lo puntò verso le due donne attendendo il momento opportuno per scoccare. Se avesse sbagliato avrebbe rischiato di perderle entrambe. Ma nella lotta furiosa le due avversarie non si fermavano un attimo e presto le braccia tese cominciarono a tremargli per lo sforzo.
All’improvviso sentì un calore alle braccia che gli fece passare il tremore e una voce gli risuonò melodiosa nella testa, la voce di Kyra:
“Adesso!”
Senza neanche rendersene conto, Ineran lasciò andare freccia. Poiché chiuse gli occhi, non la vide penetrare in un orbita oculare di Kyra e trapassarle il cranio. Non vide Kyra stramazzare al suolo mentre una pozza di sangue le circondava la testa. Non vide neanche Emys alzarsi, dolorante per i graffi e i morsi ma desiderosa di raggiungerlo. Sentì solo il calore del suo abbraccio e aprì gli occhi solo quando Emys lo lasciò andare, esclamando con la voce rotta dalla preoccupazione:
“Eron è in pericolo! Dobbiamo aiutarlo!”
Ineran si guardò attorno rendendosi conto solo adesso del caos che lo circondava: profonde spaccature solcavano il pavimento, mentre le pareti della torre, avviluppate dalle fiamme, sembravano poter crollare da un momento all’altro. Vide Eron e Worach che si fronteggiavano e Emys che correva verso di loro, ma non riusciva a trovare Nodhes. D’un tratto lo vide, svenuto, che stava lentamente scivolando lungo una sezione di pavimento fortemente inclinata, rischiando di precipitare in una delle voragini. Corse da lui saltando da una pietra all’altra e lo afferrò saldamente, traendolo in salvo su una zona sicura, quindi cercò di riscuoterlo dal suo torpore.
Emys valutò rapidamente la situazione cercando di radunare le idee. Quindi si inginocchiò e afferrò saldamente una delle radici che spuntavano dal pavimento. Pronunciò una bizzarra frase che nessuno le aveva mai insegnato ma che emerse con naturalezza dalla sua gola. I rovi avvizziti tornarono improvvisamente turgidi e nuovi rami cinsero il necromante afferrandogli le braccia. Questi brandì violentemente la spada nera recidendo molti rami ma presto fu sopraffatto e lasciò cadere l’arma.
Non si sentì alcun clangore metallico perché Nodhes la afferrò al volo. Osservò il necromante che lo fissava inerme, incapace di liberarsi dai rovi che lo avviluppavano. Un ramo che gli serrava la gola lo faceva respirare a fatica. La profezia di Tundara era dunque corretta: la spada nera lo aveva reso vulnerabile.
Si arrampicò sui rovi, fronteggiando così il necromante faccia a faccia, trovando una posizione stabile, quindi sollevò la spada stringendone l’elsa con entrambe le mani, pronto ad infliggergli il colpo di grazia.
Il necromante, in uno schianto di rami, liberò all’improvviso una mano scheletrica che andò a serrarsi rapidissima alla gola del mercenario. Nodhes sussultò e per poco non perse la presa sulla spada ma, raccolte tutte le sue forze, affondò la spada nera nel cuore di Worach.
“Nooo!” urlò il demonio mentre il suo corpo si frantumava con una statua di cristallo nero. Nodhes venne sbalzato a terra mentre la torre cominciò a crollare su stessa, così come tutti gli edifici del Crocevia, sprofondando nelle fetide acque della palude da cui erano venuti e inghiottendo tutto ciò che contenevano.
___
Nodhes, Ineran, Eron ed Emys annasparono verso la riva della palude. Mai come allora la città di Blivor era sembrata loro tanto bella, completamente deserta, mentre un tiepido sole sorgeva alle spalle dei suoi palazzi, scaldando le loro membra bagnate e infreddolite.